Nigeria: imminente processo per 5.000 sospetti militanti di Boko Haram

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 16:36 in Africa Nigeria

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Il Governo federale della Nigeria avvierà presto i processi contro 5.000 sospettati membri di Boko Haram che si trovano in varie strutture di detenzione in tutto il Paese. L’operazione inizierà non appena l’esecutivo avrà delineato tutto il programma.

Secondo la stampa nigeriana, il 24 febbraio, il direttore generale del Consiglio di Assistenza Legale, Aliyu Abubakar, è stato incaricato dal vice governatore dello Stato di Borno, Alhaji Usman Kadafur, di fornire la difesa ai detenuti. Inoltre, Kadafur ha aggiunto che finora sono stati intervistati 283 sospetti per stabilire il loro coinvolgimento o meno nelle attività terroristiche di Boko Haram, il più importante gruppo armato che opera in Nigeria.

In questo contesto, Abubakar ha riferito che, in quanto loro avvocato difensore, dovrà sentire di nuovo le testimonianze di queste persone, in modo tale da conoscere la loro versione dei fatti. “Indipendentemente dai crimini che hanno commesso, è possibile che, su migliaia di persone, qualcuno possa essere innocente” ha aggiunto il direttore. Inoltre, Abubakar ha sottolineato l’importanza del suo compito di assicurare che vengano rispettati tutti i passaggi dei processi giudiziari.

Stando a quanto riferito dalla fonte, il governatore Zulum ha esortato il Governo federale e le altre parti interessate ad apportare dei miglioramenti al programma Operation Safe Corridor (OSC), un’iniziativa orientata verso la riabilitazione di ex militanti, che, a suo avviso, non è ancora mai stato efficace. Il piano Operation Safe Corridor, lanciato nel 2015, ha come obiettivo quello di riabilitare i militanti pentiti di Boko Haram e reintegrarli nelle loro rispettive comunità come cittadini produttivi e rispettosi della legge. Tramite l’OSC, questi individui possono acquisire una formazione professionale e accedere al programma di de-radicalizzazione e di educazione.

La principale organizzazione terroristica attiva in Nigeria è Boko Haram, fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Dal 2010, il gruppo si è affidato sempre di più alla violenza, la quale si è intensificata a causa degli arresti illegali, alla detenzione e alle uccisioni da parte delle forze di sicurezza nigeriane. Quest’ultime nel 2013, insieme ai militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso ulteriormente Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili.

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo lunghi disaccordi interni e la perdita di un territorio significativo l’anno precedente. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). Successivamente, lo Stato Islamico (IS) ha riconosciuto la fazione ISWAP come sua affiliata. L’ISWAP ha sede intorno al Lago Ciad, una regione strategica in quanto confina con la Nigeria, il Ciad, il Niger e il Camerun. Il gruppo in questione conta, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, tra i 3.500 e i 5.000 combattenti. Dal canto suo, la JAS ha sede principalmente nella foresta di Sambisa e in altre parti del Sud dello Stato di Borno. Si stima che abbia tra i 1.500 e i 2.000 combattenti.

 Secondo Amnesty International, lo Stato di Borno rimane l’epicentro del conflitto nigeriano. A ottobre 2020, 299.314 persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case, migrando dalla Nigeria verso i Paesi vicini. Inoltre, l’organizzazione per i diritti umani ha stimato che altri 2.118.550 individui si sono spostati nella parte Nord-orientale del Paese, di cui 1.566.011 soltanto nello Stato di Borno.

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Julie Dickman

 

di Redazione

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