Navi da guerra USA nello Stretto di Taiwan per la seconda volta in un mese

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 11:44 in Cina Taiwan USA e Canada

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La Flotta del Pacifico della Marina statunitense, il 25 febbraio, ha annunciato che il cacciatorpediniere di tipo Arleigh Burke Curtis Wilbur ha transitato nello Stretto di Taiwan il giorno prima, ripetendo per la seconda volta a febbraio tale tipo di operazione. Nella stessa giornata, i media taiwanesi hanno lamentato le recenti attività dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina nei pressi dell’isola.

Secondo quanto affermato dagli USA, il passaggio nello Stretto di Taiwan dimostrerebbe l’impegno statunitense per la realizzazione di una regione dell’Indo-Pacifico libera e aperta. Le forze del comando orientale dell’EPL, intanto, avrebbero monitorato il suo passaggio, tenendosi il allerta. Prima del 24 febbraio, già il 4 febbraio scorso, il cacciatorpediniere USS John S McCain aveva attraversato lo Stretto di Taiwan per la prima volta, dall’insediamento del presidente statunitense, Joe Biden, alla Casa Bianca. In tale occasione, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, aveva invitato Washington ad adottare un atteggiamento costruttivo nello stretto di Taiwan per la pace e la stabilità regionali.

Parallelamente al passaggio della nave statunitense, il 25 febbraio, più media taiwanesi, citati da Global Times, hanno affermato che “l’Esercito comunista” stia continuando ad inviare aerei da guerra per violare la zona di identificazione di difesa aerea taiwanese a Sud-Ovest dell’isola, aumentando la pressione sulla prontezza di combattimento delle forze aeree di Taipei. Oltre a questo, le forze cinesi starebbero altresì portando avanti atteggiamenti provocatori anche nella parte settentrionale dello spazio aereo taiwanese, come dimostrato dall’esercitazione di assalto marittimo nel Mar Cinese Orientale di una squadra aerea che ha condotto bombardamenti e attacchi contro isole e scogliere. Nella stessa giornata, anche i funzionari dell’Esercito taiwanese hanno commentato le recenti esercitazioni cinesi sostenendo di aver monitorato tutte le operazioni.

Una numerosa squadra aerea e marittima del comando orientale dell’EPL ha condotto esercitazioni militari di assalto marittimo, simulando anche attacchi attacco a fuoco vivo contro isole e scogliere, che si sono concluse lo scorso 17 febbraio. La notizia è stata diffusa dalla TV di Stato cinese il 24 febbraio, aggiungendo che alle operazioni avrebbero partecipato più di 10 bombardieri di due diverse tipologie, che sono poi state identificate come gli H-6J e gli H-6G.

Per la Cina, le proprie esercitazioni sono legittime in quanto considera Taiwan  una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Lo scorso  28 gennaio, avvertendo sia Taiwan, sia gli USA, Pechino ha affermato che l’indipendenza di Taiwan significa guerra.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.  Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan come dimostrato dalle dichiarazioni del 23 gennaio del Dipartimento di Stato e dall’invito formale, per la prima volta, rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim, alla cerimonia di giuramento di Biden del 20 gennaio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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