La Russia aumenta la quota di valute asiatiche nel Fondo sovrano

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 8:47 in Russia

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Il Ministero delle Finanze della Federazione Russa ha aumentato al 20% la quota di valute asiatiche nella struttura monetaria normativa del Fondo di Ricchezza Nazionale (NWF), a discapito di euro e dollaro. Nello specifico, lo yen giapponese è salito al 5% e lo yuan cinese al 15%. Al contrario, le quote del dollaro statunitense e dell’euro sono entrambe state ridotte al 35%, dal precedente 45%. Il valore della sterlina inglese è rimasto invariato al 10%.

A riguardo, il Ministero delle Finanze di Mosca ha spiegato che tali modifiche mirano ad aumentare la redditività e a diversificare i rischi di investimento del Fondo sovrano. Le operazioni per l’acquisto e la vendita di moneta estera sono state completate nel mese di febbraio 2021, al fine di allineare l’attuale struttura valutaria del Fondo alla nuova normativa.

Tale mossa va contestualizzata in un tentativo più ampio, da parte della Russia, di voler progressivamente ridurre la propria dipendenza dal dollaro americano. In un’intervista rilasciata a Bloomberg e riportata da RIA, il 24 febbraio, il vice ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Ryabkov, ha dichiarato che dovrebbero essere introdotte nuove misure volte a isolare la Russia dal sistema finanziario statunitense. “Dobbiamo separarci da questa fonte velenosa di costante ostilità. Dobbiamo ridurre il ruolo del dollaro in tutte le transazioni”, ha sottolineato il ministro. Tuttavia, Ryabkov non ha elencato provvedimenti specifici necessari per contrastare la valuta degli USA, spiegando che il Ministero degli Esteri non è responsabile della politica economica, e osservando che tali misure sono principalmente legate alle intenzioni del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e alla sua volontà di espandere le sanzioni anti-russe.

La Russia possiede due riserve fiscali, il Fondo di Riserva e il Fondo di Ricchezza Nazionale (NWF), entrambi sotto pressione a causa del deterioramento delle condizioni economiche. In alcune occasioni, Mosca si serve di tali strumenti per finanziare il proprio deficit di bilancio. A causa delle sanzioni internazionali, di fatto, Mosca fatica a ottenere prestiti dall’estero. Per tale motivo, il Governo russo permette un maggiore uso discrezionale delle risorse NWF, come avvenuto nel dicembre del 2014, così da aiutare a stabilizzare il sistema finanziario.

Dalla crisi del debito del Paese nel 1998, quasi dieci anni di prezzi delle materie prime favorevoli, in particolare nel settore energetico, un rublo relativamente debole e una politica fiscale rigorosa hanno permesso alla Russia di gestire un surplus di bilancio dal 2001 al 2008, fino alla crisi finanziaria globale. Mosca dipende fortemente dalle sue esportazioni di energia. Nel 2008, i ricavi del petrolio e del gas hanno raggiunto un picco, rappresentando la metà del bilancio federale. Tuttavia, da quando la crisi finanziaria globale ha colpito il Paese nel 2009, l’economia nazionale ha iniziato a registrare disavanzi di bilancio. Nel 2012, 2013 e 2014 questi sono stati pari, rispettivamente, al -0,02%, -0,7% e -0,6% del PIL. L’eccezione è stata il 2011, quando il bilancio russo ha fatto segnare un avanzo dello 0,8%.

Nel 2017, la Federazione Russa ha adottato una norma fiscale che prevede un’ipotesi di base sul prezzo del petrolio. Quando il costo è al di sopra di questa ipotesi, le entrate in eccesso vengono conservate nel Fondo Nazionale di Ricchezza. Viceversa, se i prezzi del petrolio sono al di sotto dell’ipotesi, il Governo può attingere denaro dal NWF per finanziare il deficit di entrate. L’ipotesi di base per il 2020 ammonta a 42 dollari a barile. Tuttavia, l’impatto economico del coronavirus e degli shock petroliferi potrebbero portare a prestiti aggiuntivi per compensare la perdita di entrate non petrolifere e sostenere la spesa anticrisi del Paese.

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Mariela Langone

di Redazione

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