Israele pronto a fermare l’Iran, Washington e Teheran sono a un punto fermo

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 9:45 in Iran Israele USA e Canada

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Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha dichiarato che il proprio Paese è impegnato a impedire all’Iran di acquisire armi nucleari. Nel frattempo, Washington aspetta che Teheran accetti l’invito al dialogo, mentre la parte iraniana attende la revoca delle sanzioni.

Le parole di Gantz sono giunte il 24 febbraio, a un giorno di distanza dall’entrata in vigore di un nuovo meccanismo che consentirà agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di monitorare le attività nucleari condotte dall’Iran per i prossimi tre mesi, ma in misura ridotta rispetto al passato. Alla luce di ciò, il ministro israeliano ha affermato che le proprie forze si stanno preparando all’eventualità di dover impedire a Teheran di acquisire armi nucleari. Non si tratta di una “battaglia personale”, ha specificato Gantz, bensì di una missione più ampia che dovrebbe vedere collaborare partner a livello regionale e internazionale.

A detta di Israele, l’Iran ha “distrutto” le intese raggiunte con l’AIEA relative alle operazioni di ispezione e monitoraggio, mentre continua a superare le linee rosse stabilite in materia di arricchimento di uranio e attività nucleari, nascondendo le sue reali intenzioni verso la costruzione di armi nucleari. Tutto ciò, ha riferito la parte israeliana, non passerà inosservato. A detta del ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, mosse simili, definite “estreme”, richiedono una risposta internazionale immediata. “La violazione da parte dell’Iran dei mezzi per ispezionare gli impianti nucleari e l’interruzione dell’attuazione del protocollo aggiuntivo sono passi estremi che superano tutte le linee rosse tracciate dalla comunità internazionale e svuotano l’accordo sul nucleare di ogni sostanza”, ha affermato Ashkenazi.

Dichiarazioni simili sono giunte anche dal premier Benjamin Netanyahu, il quale ha sottolineato, il 23 febbraio, che il suo Paese non permetterà al regime iraniano, definito estremista e aggressivo, di possedere armi nucleari. Le parole del primo ministro hanno fatto seguito alle dichiarazioni dell’AIEA, la quale ha confermato che Teheran continua ad arricchire l’uranio a un ritmo molto più elevato di quanto consentito. In particolare, a detta dell’Agenzia, l’Iran possiede più di 17 kg di uranio arricchito al 20%, producendone 15 kg ogni mese, e le scorte sono 14 volte superiori al limite consentito.

All’origine delle tensioni vi è l’accordo sul nucleare iraniano, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato il 14 luglio 2015, e da cui gli USA si sono unilateralmente ritirati l’8 maggio 2018, durante l’amministrazione di Donald Trump. Con l’elezione del nuovo capo della Casa Bianca, Joe Biden, Washington sembra essere disposta ad aderire nuovamente all’accordo, ma, ad oggi, la situazione sembra essere a un punto fermo. Da un lato, Washington ha accettato l’invito dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea a partecipare a una riunione con la formazione P5+1 e l’Iran per discutere una soluzione diplomatica alla questione, e, il 24 febbraio, ha ribadito di essere in attesa della risposta iraniana. Dall’altro lato, però, Teheran ha chiesto dapprima la revoca delle sanzioni.

Come affermato dall’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Majid Takht Rawanji, l’Iran non ha avuto altra scelta che prendere provvedimenti, attuando misure che hanno visto Teheran allontanarsi dagli impegni presi. Ciò, è stato specificato, è avvenuto dopo il ritiro degli USA e dopo che l’Unione Europea non ha rispettato le proprie promesse. Ora, a detta dell’ambasciatore, sta a Washington comprendere se vuole o meno aderire nuovamente all’accordo. Si tratta, per l’Iran, si un passaggio su cui non vi è più bisogno di negoziare. Il presidente Hassan Rouhani ha poi dichiarato che il suo Paese è pronto a sedersi al tavolo dei negoziati con la nuova amministrazione statunitense, ma solo se verranno rimosse le sanzioni imposte, e ha esortato gli Stati Uniti a smettere di praticare “terrorismo economico”. Inoltre, Teheran si è detta contraria a qualsiasi altra nuova condizione che l’amministrazione Biden potrebbe imporre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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