Iraq, Nasiriya: una calma “apparente” dopo proteste sanguinose

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 11:21 in Iraq Medio Oriente

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Dopo la terza notte di tensioni, una calma apparente sembra caratterizzare la città meridionale irachena di Nasiriya, capoluogo del governatorato di Dhi Qar. La violenta ondata di proteste ha provocato la morte di 3 civili e il ferimento di almeno altri 73 manifestanti in tre giorni.

A riferirlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, giovedì 25 febbraio, con riferimento alle manifestazioni che hanno interessato, per tre giorni consecutivi, Nasiriya. Qui i cittadini sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del governatore della provincia di Dhi Qar, Nazem al-Waeli, e del suo entourage, ritenuti essere tra i principali responsabili del perdurante deterioramento dei servizi pubblici, oltre a essere coinvolti in casi di corruzione. Un’altra richiesta riguarda l’individuazione dei responsabili dell’uccisione di manifestanti e attivisti, portandoli davanti alla giustizia.

Sin dal primo giorno, le manifestazioni hanno avuto un risvolto violento. Da un lato, i cittadini sono stati visti appiccare incendi e lanciare pietre contro edifici amministrativi. Dall’altro lato, le forze dell’ordine, nel tentativo di disperdere la folla di manifestanti, sono state accusate di aver impiegato proiettili vivi e gas lacrimogeni. I violenti scontri hanno causato morti e feriti per entrambe le parti. Stando a quanto riportato da al-Araby al-Jadeed il 25 febbraio, sulla base di dati non ancora ufficiali, il bilancio include la morte di 3 manifestanti, tra cui un giovane di 20 anni sparato alla testa.

Nella mattina del 25 febbraio, le tensioni sembrano essersi apparentemente placate, sebbene le forze di sicurezza siano ancora ampiamente dispiegate nella città, dove hanno altresì bloccato diverse vie d’accesso. Da parte sua, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha promesso di rispondere alle richieste dei manifestanti nei prossimi due giorni, prima fra tutte il licenziamento di al-Waeli. La notizia è stata confermata da fonti locali, le quali hanno parlato di “contatti intensi” tra funzionari del governo di Baghdad e attivisti di spicco di Nasiriya, volti porre fine alla crisi in corso. Inoltre, per il 25 febbraio, è prevista la visita di una delegazione di alto livello dell’esecutivo, la quale si presume avvierà dialoghi con le autorità locali.

Già l’8 gennaio, il capoluogo meridionale aveva assistito a violente manifestazioni, nate a seguito dell’arresto di un attivista civile, Ihsan al- Hilali, del 5 gennaio. Dopo violente proteste che avevano causato la morte di un agente di polizia, oltre che al ferimento di circa 33 individui, tra manifestanti e forze dell’ordine, gli abitanti di Nasiriya avevano accettato una tregua, a condizione che non fossero arrestati altri attivisti pacifici. La rabbia dei cittadini iracheni è alimentata dalla “incapacità del governo”, attualmente guidato da al-Kadhimi, il quale sembra non essere in grado di mantenere le promesse di riforma, né tantomeno di garantire la sicurezza dei manifestanti e degli attivisti che continuano a mostrare il proprio malcontento in modo pacifico, ma che, invece, sono vittima di minacce, rapimenti, torture e omicidi da parte di gruppi non ancora identificati.

Sono stati numerosi gli arresti o omicidi dei rappresentanti di quel movimento nato il primo ottobre 2019, allo scoppio delle proteste che hanno caratterizzato le regioni meridionali irachene e che hanno portato alla caduta del governo allora in carica, guidato da Adel Abdul Mahdi, oltre che alla morte di circa 900 manifestanti. Al-Kadhimi, il 29 novembre 2020, aveva deciso di istituire una squadra di emergenza, affiliata al governo centrale, volta a salvaguardare i manifestanti pacifici, le istituzioni statali e le proprietà private, dopo che, nei giorni precedenti, Dhi Qar era stato testimone di violente proteste organizzate dal Movimento Sadrista, su invito del proprio leader, Muqtada al-Sadr. La squadra, guidata dal consigliere per la sicurezza, Qasem al-Araji, e composta da altri funzionari iracheni, aveva l’obiettivo di aprire canali di dialogo con i gruppi di manifestanti e tenere sotto controllo la situazione. Tuttavia, la situazione non è stata mai del tutto risolta. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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