Giordania- Iraq: quali vantaggi dall’oleodotto Bassora-Aqaba

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 15:34 in Giordania Iraq

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Da circa 33 anni, il Regno hashemita della Giordania cerca di realizzare il progetto di costruzione di un oleodotto lungo 1.700 km, volto a trasportare petrolio dalla provincia irachena di Bassora, definita la “capitale petrolifera” dell’Iraq, fino al porto giordano di Aqaba, sul Mar Rosso.

Come evidenziato dal primo ministro giordano, Bisher al-Khasawneh, il progetto consentirebbe a Baghdad di creare un nuovo canale per le proprie esportazioni, mentre Amman potrebbe soddisfare più facilmente il proprio fabbisogno interno. Al contempo, come riportato dal quotidiano al-Arab, non è da sottovalutare la possibilità di costruire impianti petrolchimici e logistici, a vantaggio di entrambi i Paesi. È dal 1988 che l’idea alla base del progetto ha cominciato a circolare, alla luce della crescente necessità dell’Iraq di avere un secondo sbocco per esportare petrolio. Tuttavia, le tensioni politiche e militari degli anni successivi hanno causato una fase di stallo.

Questa sembrava essere stata interrotta il 9 aprile 2013, con la firma di un accordo quadro tra Iraq e Giordania, che prevedeva la costruzione dell’oleodotto Bassora-Aqaba, per un costo totale di 18 miliardi di dollari e una capacità di pompaggio stimata a circa un milione di barili al giorno. Tuttavia, l’ascesa dell’ISIS in Iraq nell’anno successivo ha interrotto il progetto, vista l’occupazione di gran parte del territorio iracheno da parte dell’organizzazione terroristica. Poi, il 5 febbraio 2018, il governo di Amman ha rilanciato l’iniziativa, senza, però, fornire alcun dettaglio temporale per la costruzione della conduttura, mentre nel 2019 Baghdad ha annunciato di aver avviato uno studio volto a valutare la fattibilità del progetto, al fine di trarne il massimo beneficio economico e di eventualmente estendere l’oleodotto fino all’Egitto.

Stando a quanto riporta al-Arab, negli ultimi due anni le discussioni sembrano essere entrate in una fase di maggiore “serietà”, alla luce dei meeting che hanno visto discutere delegati dei due Paesi di questioni tecniche. Sebbene non sia stata ancora attuata alcuna mossa concreta, in occasione di un bilaterale con il ministro dell’Industria e delle Risorse minerarie iracheno, Manhal Aziz, del 13 febbraio, al-Khasawneh ha dichiarato che è necessario lavorare per accelerare le fasi pratiche dei “progetti strategici” da implementare, tra cui l’oleodotto Bassora-Aqaba, che si prevede verrà esteso fino ai territori egiziani. In concomitanza con le dichiarazioni del primo ministro giordano, il capo del Consiglio per gli affari tra Iraq e Giodania, Saad Naji, ha affermato che il progetto è in fase di “pianificazione tecnica”, e verrà presto aperto agli investitori. Da parte sua, ha rivelato Naji, Baghdad ha già preparato un elenco di aziende qualificate, in preparazione della gara d’appalto per il progetto.

Secondo un esperto di questioni petrolifere, l’oleodotto Bassora-Aqaba-Egitto potrebbe consentire alla Giordania di garantirsi le quantità di petrolio di cui necessita durante tutto l’anno, a un prezzo preferenziale, oltre a generare benefici derivanti dalle tasse per il passaggio e transito, così come dai canoni di affitto per i terreni impiegati. Le comunità residenti nelle aree interessate dalla conduttura, poi, e la popolazione giordana in generale, potranno beneficiare di maggiori opportunità lavorative, derivanti altresì dalle attività parallele. “Se riceviamo il greggio a un prezzo preferenziale, ciò si rifletterà sui prezzi dei derivati venduti al cittadino, e quindi influenzerà positivamente la ruota dell’economia giordana”, è stato affermato dall’esperto.

Nel mese di febbraio 2019, il governo di Amman aveva riferito che, tra le agevolazioni previste dall’accordo, la Giordania avrebbe acquistato circa 10mila barili di greggio iracheno al giorno con uno sconto di 16 dollari al barile. Ad ogni modo, è stato sottolineato che il progetto in questione necessita di essere aggiornato, considerato che non vi sono stati cambiamenti dall’idea iniziale del 1988 e che, soprattutto, deve essere chiaro in ogni aspetto, così da consentirne continuità a prescindere dalle dinamiche politiche regionali.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, l’energia è una delle maggiori fonti di preoccupazione per la Giordania, a causa dell’elevato costo delle importazioni e del suo impatto sul deficit della bilancia commerciale, il che provoca, a sua volta, l’aumento dei prezzi delle materie prime nel mercato locale. Al contempo, il Regno ha talvolta evidenziato come le promesse fatte dai partner del Golfo in termini di aiuti non siano state mantenute, portando il Paese, ora, ad affrontare problematiche ulteriormente acuitesi a causa del calo delle rimesse dai residenti del Golfo e le ripercussioni derivanti dalla pandemia di Coronavirus. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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