Germania: reclutatore dell’Isis condannato ad oltre 10 anni di carcere

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 6:43 in Germania Iraq

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La Corte di Appello di Celle, in Germania, ha condannato un predicatore islamista iracheno, Ahmad Abdulaziz Abdullah, meglio conosciuto come Abu Walaa, in arabo “Padre della Lealtà”, a 10 anni e mezzo di prigione con l’accusa di essere stato il capo dell’Isis nel Paese europeo. Il tribunale, nello specifico, ha giudicato Walaa colpevole di aver preso parte alla pianificazione di un attacco in Germania e di aver raccolto fondi e radicalizzato giovani combattenti per conto del gruppo dello Stato Islamico. L’uomo, ora 37enne, agiva soprattutto in Bassa Sassonia e nell’area della Ruhr. Molti dei giovani da lui reclutati venivano inviati nei territori dell’Isis a combattere a fianco dell’organizzazione terroristica.

Secondo quanto emerso dai documenti del tribunale, i pubblici ministeri tedeschi hanno accusato il predicatore di aver reclutato almeno 7 persone, poi finite in Medio Oriente. Si ritiene che due degli uomini da lui indottrinati abbiano ucciso più di 150 soldati iracheni in una serie di attentati suicidi nel Paese mediorientale. Tre membri della rete islamista da lui costituita sono stati condannati a pene detentive che vanno dai quattro agli otto anni. Insieme ad Abu Walaa, i tre sono stati arrestati nel novembre 2016 in seguito ad alcuni raid della polizia condotti negli Stati tedeschi della Bassa Sassonia e del Nord Reno Westfalia. Gli uomini erano soliti tenere lezioni religiose durante le quali potenziali reclute ricevevano materiale a carattere islamista radicale, secondo quanto specificato dai procuratori. I pubblici ministeri ritengono altresì che l’iracheno abbia predicato nella moschea Fussilet, a Berlino.

Durante il processo, svoltosi il 23 febbraio, Abu Walaa è rimasto seduto in silenzio in tribunale indossando una felpa grigia con cappuccio, una maglietta bianca e una mascherina anti-coronavirus dalla quale si intravedeva una lunga barba nera. Mentre aspettava il verdetto, l’uomo stava dietro un cubicolo di vetro. 

L’attenzione al terrorismo islamico rimane alta sul suolo tedesco, a seguito dell’attacco del 19 dicembre 2016 a Berlino. In tale data, un camion guidato dall’attentatore tunisino 24enne, Anis Amri, aveva travolto le persone che si erano riunite per visitare un mercatino di Natale nella capitale tedesca, provocando 12 morti e 48 feriti.

Secondo l’agenzia di intelligence interna del Paese, il numero di persone appartenenti a organizzazioni terroristiche islamiste in Germania era cresciuto negli anni immediatamente successivi al famoso attentato, aumentando del 5.5% e raggiungendo la cifra di 12.150 persone dal 2018 al 2019. Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, Berlino fa parte della Coalizione Globale per sconfiggere l’ISIS, guidata dagli Stati Uniti. A tal proposito, il 26 settembre 2019, il governo di Berlino aveva avviato il dibattito in merito all’estensione della missione dell’esercito tedesco per il contrasto allo Stato Islamico in Siria e in Iraq, il quale, però, ha poi visto una riduzione del suo contingente.  Internamente, ad occuparsi di fronteggiare il terrorismo dal 2004 è il Centro multi-area antiterrorismo, in tedesco Gemeinsames Terrorismusabwehrzentrum (GTAZ) il quale è composto da circa 40 agenzie nazionali di sicurezza, di intelligence e forze dell’ordine.

Il problema del terrorismo islamista, in Germania, non è ancora risolto. Qualche giorno fa, il 16 febbraio, i pubblici ministeri tedeschi hanno accusato 5 uomini tagiki di fare parte di una cellula terroristica legata allo Stato Islamico, che avrebbe reclutato membri e pianificato attentati sul suolo tedesco. Secondo le regole sulla privacy della Germania, le identità dei sospetti sono state rese note solo parzialmente: si tratta di Farhodshoh K., Muhammadali G., Azizjon B., Sunatullokh K. e Komron B. Questi individui sono stati accusati di aver ricoperto vari ruoli nella cellula terroristica di cui faceva parte anche un altro cittadino tagiko, noto come Ravsan B., già condannato a 7 anni di carcere. “Lo scopo dei membri della cellula, che erano in contatto con i leader dell’ISIS in Siria e Afghanistan, era quello di avviare una lotta armata contro quelli che consideravano ‘infedeli’ e di effettuare attacchi in Germania”, secondo l’accusa. Secondo i pubblici ministeri, gli attacchi avrebbero potuto prendere di mira anche basi militari statunitensi in Germania.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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