Etiopia: lo sciopero della fame dei detenuti dell’opposizione

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 18:24 in Africa Etiopia

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Gli avvocati che rappresentano i politici dell’opposizione etiope, imprigionati a seguito di un periodo di proteste violente, hanno dichiarato di essere preoccupati per lo sciopero della fame che hanno iniziato i loro clienti il 27 gennaio.

La notizia è stata resa nota il 25 febbraio da Al Jazeera English. I politici incarcerati includono l’attivista divenuto politico, Jawar Mohammed, Bekele Gerba, Hamza Adane e Dejene Tafa. Sono stati arrestati insieme ad almeno altri 16 dopo l’uccisione di un famoso cantante etiope, Hachalu Hundessa, il 29 giugno 2020. L’omicidio di Hundessa ha portato a mesi di manifestazioni molto violente.

Secondo quanto riferito da The Guardian, il 27 gennaio, il gruppo di prigionieri ha iniziato uno sciopero della fame, che è stato seguito da proteste in varie parti dell’Oromia, uno Stato dell’Etiopia, per chiedere il loro rilascio. Almeno un manifestante è stato ucciso. Al Jazeera English informa che, secondo i medici, Jawar e Bekele stanno cominciando a mostrare effetti collaterali tra cui danni ai reni. Inoltre, stando a quanto riferito dalla fonte, 4 dei loro compagni detenuti sono svenuti la settimana scorsa e sono stati portati in ospedale.

Il partito della Prosperità del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha accusato i detenuti di aver ricoperto un ruolo importante nell’incitamento alle proteste violenti che hanno portato a più di 100 morti nel corso dei mesi di giugno e luglio del 2020. Il partito al potere nega fermamente che qualcuno di questi sia un prigioniero politico. Secondo The Guardian, Gedion Timothewos Hessebon, il procuratore generale, ha dichiarato in merito: “Centinaia di persone sono state colpite dalla violenza che questi individui hanno istigato e incitato. Dobbiamo distinguere tra la mobilitazione politica pacifica e il tipo di attivismo ultranazionalista e violento che porta alla morte delle persone”.

Dall’altra parte, i detenuti sostengono che gli arresti sono stati motivati politicamente in vista delle elezioni nazionali previste per giugno 2021.”Chiunque guardi le accuse può vedere molto chiaramente quali sono le intenzioni del Governo”, ha dichiarato Ibsa Gemeda, uno degli avvocati degli imputati. Inoltre, ha aggiunto: “In definitiva, questo è un processo politico da parte del partito Prosperità per schiacciare l’opposizione Oromo”.

Secondo The Guardian, al centro della controversia sul destino dei detenuti c’è la reputazione di Jawar, il cui curriculum come politico e attivista divide nettamente gli etiopi. Per i suoi critici, Jawar è un demagogo la cui retorica nazionalista ha esacerbato le conflittualità interetniche. Le accuse del Governo contro di lui, nessuna delle quali è stata ancora provata , includono l’addestramento di un gruppo terroristico in Egitto, l’omicidio di un ufficiale di polizia e l’intenzione di rovesciare l’esecutivo con la forza. Al contrario, per i suoi molti sostenitori, Jawar è la figura  principale del movimento di protesta degli Oromo, che è iniziato alla fine del 2014 e che ha portato poi alla deposizione del precedente Governo, una coalizione autoritaria guidata dal Tigray People’s Liberation Front (TPLF). Ad oggi, il TPLF, dopo essere stato espulso di Addis Abeba, la capitale, si trova a combattere una guerra con l’amministrazione di Abiy Ahmed.

Per comprendere meglio il contesto, vale la pena ricordare che la polizia ha definito l’uccisione di Hachalu Hundessa come un “omicidio mirato”. Per vendicare la morte del giovane cantante, violente manifestazioni sono sorte in varie parti del Paese, soprattutto nella regione di Oromia. Hundessa, appartenente all’etnia Oromo, era un simbolo dell’attivismo antigovernativo e con le sue canzoni aveva spronato ampie proteste che, nell’aprile 2018, avevano costretto alle dimissioni l’ex primo ministro, Haile Mariam Desalegn, aprendo la strada a una transizione democratica. Gli Oromo si lamentano da tempo della lunga esclusione dal potere politico. Negli ultimi mesi, alcuni attivisti che avevano inizialmente sostenuto il cambio di Governo e l’insediamento del nuovo premier, Abiy Ahmed, sono diventati più critici, accusando il primo ministro di non proteggere gli interessi dell’etnia Oromo.

La seconda nazione più popolosa dell’Africa è alle prese con regolari focolai di violenza mortale da quando Abiy è stato nominato primo ministro, nel 2018, e ha accelerato una serie di riforme democratiche che hanno allentato la morsa dello Stato sulle rivalità regionali. Le elezioni, previste nel 2020 ma rimandate al 2021, stanno infiammando ulteriormente le tensioni, riguardanti soprattutto le questioni di terra, potere e distribuzione delle risorse. In un’altra parte del Paese, ovvero nella regione settentrionale del Tigray, l’esercito etiope sta altresì combattendo  contro i ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo Tigrino (TPLF). 

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Julie Dickman

 

 

di Redazione

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