Egitto e Sudan a favore di una “internazionalizzazione” dei colloqui sulla GERD

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 17:50 in Egitto Etiopia Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Sudan ha annunciato che proporrà al nuovo presidente di turno dell’Unione Africana (UA), il congolese Felix Tshisekedi, di coinvolgere nella disputa sulla diga dell’Africa orientale, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), una squadra di mediatori internazionali composta dall’ONU, dagli USA, dall’UE e dalla stessa UA. A detta della stampa locale, Khartoum starebbe inasprendo la retorica sul bacino idroelettrico che l’Etiopia sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro. Il ministro sudanese delle Risorse idriche, Yasser Abbas, ha sottolineato che il riempimento della GERD minaccia la generazione di energia elettrica dalle dighe di Merowe e Roseires, in Sudan, così come la sicurezza di 20 milioni di cittadini che vivono a valle. Il Ministero dell’Irrigazione ha adottato diverse misure precauzionali tecniche e diplomatiche per far fronte al possibile riempimento della mega diga, ha assicurato Abbas. Il Paese, in particolare, sta attualmente lavorando per rafforzare la mediazione dell’Unione Africana e includere anche l’ONU, l’UE e gli Stati Uniti nei colloqui.

Il Cairo e Khartoum hanno entrambe messo in evidenza la necessità di raggiungere un accordo vincolante e globale che garantisca i diritti e gli interessi dei tre Paesi e includa un meccanismo per la risoluzione delle controversie sul riempimento e sul funzionamento della diga. L’Etiopia, a febbraio 2020, si è rifiutata di firmare un accordo finale con i vicini africani affermando di dover ancora consultare tutte le parti interessate al progetto prima di prendere una decisione definitiva. Ciò ha portato il Sudan, a gennaio 2021, a boicottare i colloqui tripartiti sulla questione, provocando una nuova impasse nelle trattative.

L’estate scorsa, Addis Abeba ha attuato il primo riempimento del bacino idroelettrico. Il livello di acqua era aumentato da 525 a 560 metri. Riempiendo il serbatoio con 4,9 miliardi di metri cubi di acqua, l’Etiopia è diventata in grado di testare le sue prime due turbine, un passo importante verso la produzione effettiva di energia. Il secondo riempimento della diga dovrebbe avvenire a luglio 2021, durante la stagione delle piogge. Per Khartoum, secondo quanto dichiarato dal ministro Abbas il 22 febbraio, questa mossa rappresenta una “minaccia diretta” alla sicurezza nazionale del Sudan. Il Paese spera ancora in un accordo vincolante tripartito prima della scadenza estiva.

Nel frattempo, l’Egitto ha annunciato, il 24 febbraio, di aver approvato la proposta sudanese sull’internazionalizzazione dell’arbitrato nella controversia sulla GERD. Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha detto che Il Cairo sostiene la formazione di un “quartetto internazionale” che includa Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite, insieme all’Unione Africana, per facilitare il raggiungimento di un accordo sul riempimento e sul funzionamento della diga etiope.

La disputa è attualmente incentrata sulla quantità di acqua che l’Etiopia dovrebbe rilasciare a valle se si verificasse un periodo di siccità pluriennale e su come i tre Paesi dovrebbero risolvere eventuali controversie future. L’Egitto e il Sudan chiedono un accordo giuridicamente vincolante che regoli le operazioni della diga, mentre l’Etiopia insiste sulla definizione di linee guida. Shoukry, in particolare, ha ribadito che Il Cairo intende sviluppare un meccanismo di negoziazione volto a raggiungere un “accordo legalmente vincolante il prima possibile”. Il ministro ha chiarito la posizione del suo Paese durante un incontro nella capitale, mercoledì 24 febbraio, con Alphonse Ntumba Luaba, il coordinatore dell’unità responsabile della presidenza nell’Unione Africana della Repubblica Democratica del Congo. Al momento, non ci sono ancora stati commenti immediati da parte di Washington, Bruxelles o dalle Nazioni Unite.

In precedenza, l’Egitto si era opposto alla mediazione dell’Unione Africana e alla volontà sudanese di assegnare agli esperti un ruolo guida nel processo. L’Unione Europea e gli Stati Uniti sono già coinvolti nelle trattative in qualità di osservatori. Questi ritengono che il coinvolgimento di attori internazionali sia fondamentale dopo il deterioramento delle relazioni tra i tre Paesi, in particolare tra Sudan ed Etiopia. I rapporti tra Addis Abeba e Khartoum sono peggiorati, a gennaio, in seguito ad una serie di scontri lungo la loro frontiera tra i due Paesi. I combattimenti sono avvenuti nella pianura di al-Fashqa, un territorio che il Sudan considera sotto la propria giurisdizione ma dove gli agricoltori della regione etiope di Amhara rivendicano i propri diritti. Le tensioni si sono acuite dopo lo scoppio del conflitto nello Stato settentrionale del Tigray, in Etiopia, il 4 novembre 2020, quando le forze del governo locale sono insorte contro quelle del governo federale, guidato dal primo ministro Abiy Ahmed. Dopo che le truppe etiopi hanno lasciato la regione di confine per combattere nel Tigray, sia le forze sudanesi che le milizie di etnia Amhara si sono mobilitate ad Al-Fashqa riprendendo i combattimenti che erano rimasti in sospeso da diversi mesi. Lo Stato di Amhara rivendica parti della regione che Khartoum ritiene si trovi all’interno dei propri confini in virtù di trattati di epoca coloniale risalenti al 1902. Il Sudan ha storicamente consentito agli agricoltori dell’Amhara di vivere e lavorare nella zona in cambio del pagamento di tasse al governo di Khartoum.

Per quanto riguarda la GERD, questa è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.