Costa d’Avorio: l’opposizione mira alla maggioranza parlamentare

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 14:57 in Africa Costa d'Avorio

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L’ex presidente, nonché leader dell’opposizione della Costa d’Avorio, Henri Konan Bedie, ha esortato la popolazione ad andare a votare in massa alle elezioni legislative previste per il 6 marzo.

Secondo Africa News, il 24 febbraio, durante un annuncio alla stampa, Bedie ha aggiunto: “Il presidente Gbagbo ed io incitiamo tutti gli ivoriani ‘amanti della fraternità e della democrazia’ a partecipare al voto”. I partiti di Bedie e Gbagbo si sono alleati nel tentativo di prendere il controllo del parlamento del Paese, dopo che, il 31 ottobre, è stato rieletto Alassane Ouattara, al potere dal 2010. Laurent Gbagbo è stato presidente dal 2000 al 2010 e vive in esilio a Bruxelles da quando è stato rilasciato dalla detenzione della Corte Penale Internazionale (CPI) nel 2019. Insieme alla moglie, è stato accusato di aver commesso crimini contro l’umanità. Il suo ritorno in Costa d’Avorio era previsto per dicembre, ma è stato ritardato.

Bedie e Gbagbo non hanno riconosciuto la rielezione del 31 ottobre 2020, che ha visto la vittoria del presidente Ouattara, con il 94,27% dei voti, assicurandogli un terzo mandato. Secondo la Costituzione ivoriana, questo terzo incarico non sarebbe possibile. Tuttavia, Ouattara sostiene che le riforme costituzionali del 2016 abbiano azzerato tale conto, permettendogli di ricandidarsi. Dopodiché, il 20 settembre, al fine di ostacolare la rielezione del presidente, ritenuta incostituzionale, alcuni partiti di opposizione, tra cui quello di Bedie, si sono uniti per lanciare una campagna di “disobbedienza civile”. Tali manifestazioni hanno causato 87 morti e quasi 500 feriti.

Per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni presidenziali, secondo The Africa Report, la missione di osservazione congiunta dell’Istituto Elettorale per la Democrazia Sostenibile in Africa (EISA) e della Fondazione Carter ha rilevato che il contesto politico e di sicurezza non ha permesso un’elezione “competitiva e credibile” e ha constatato che le elezioni hanno lasciato “un Paese fratturato”. Una simile valutazione è stata fatta dall’ONG ivoriana Indigo, che aveva dispiegato quasi 1.000 osservatori in 750 seggi elettorali in tutto il Paese. Di fatto, l’organizzazione ha notato che “le elezioni sono state guastate dalla violenza e non hanno favorito l’espressione della popolazione”. Dall’altra parte, il Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo (CNDH) della Costa d’Avorio, ha ritenuto che tranne alcuni incidenti segnalati in alcune zone, le elezioni si sono svolte “onestamente” e in “condizioni accettabili” grazie al coinvolgimento delle forze di sicurezza.

Dopo la violenza diffusa nel periodo dell’elezione, Ouattara e Bedie hanno dialogato per riappacificarsi. Questo ha spinto Bedie e Gbagbo a decidere di partecipare alle legislative del 6 marzo. I loro partiti, ovvero il Parti Démocratique de Côte d’Ivoire (PDCI) di Bédié, e il Front Populaire Ivoirien (FPI) di Gbagbo, vogliono prendere la maggioranza all’Assemblea Nazionale “per evitare il consolidamento del potere assoluto” nel Paese.

La violenza elettorale in Costa d’Avorio ha riportato alla memoria il voto presidenziale del 2010, che aveva scatenato una breve guerra civile, l’anno successivo, in cui rimasero uccise almeno 3.000 persone. I disordini scoppiarono quando l’ex presidente Gbagbo, si rifiutò di cedere il potere a Ouattara dopo aver perso le elezioni. Gli scontri che ne seguirono divisero il Nord e il Sud del Paese. 

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Julie Dickman

di Redazione

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