Cina-Sri Lanka: ultime notizie sulla questione del porto di Hambantota

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 12:53 in Cina Sri Lanka

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Il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, Dinesh Gunawardena, ha affermato che la concessione del secondo porto del Paese, Hambantota, alla Cina potrebbe essere estesa a 198 anni. Dopo alcune speculazioni su un eventuale revisione di tale intesa, il 24 febbraio, la Cina ha smentito la notizia, precisando che l’accordo per il porto di Hambantota sia stato concluso in maniera volontaria, equa e libera da entrambe le parti.

Parlando ai media locali il 20 febbraio scorso, il ministro degli Esteri dello Sri Lanka aveva affermato che il precedente governo di Colombo aveva concordato con la Cina la concessione del porto di Hambantota per 99 anni, lasciando però aperta l’opzione di una seconda estensione di altri 99 anni. Il ministro aveva definito questo scenario “un errore” della precedente amministrazione, pur non menzionando la possibilità di una revisione dell’accordo.

Nel 2017, lo Sri Lanka, non riuscendo a restituire i debiti contratti alla Cina, aveva siglato un accordo con Pechino cedendo la gestione del 70% del suo secondo porto Hambantota, situato nella punta meridionale dell’isola, ad un’azienda di proprietà statale cinese. La concessione aveva scaturito più critiche sia a livello nazionale, sia internazionale e la Cina era stata accusata di aver portato avanti la cosiddetta “diplomazia del debito” con il suo progetto delle Nuove Vie della Seta, concedendo ingenti prestiti a Paesi poveri o con un debito già molto alto per la realizzazione di grandi progetti e iniziative, che possono portare ad epiloghi come quello del caso dello Sri Lanka.

Dopo essere stato rieletto alla guida del Paese nel 2019, l’attuale presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, aveva annunciato che avrebbe voluto rinegoziare l’accordo con la Cina per il porto di Hambantota per poi, però, tornare sui propri passi. Lo scorso 6 febbraio, però, il presidente dell’autorità portuale dello Sri Lanka aveva annunciato ai media che Rajapaksa stesse rivedendo l’accordo e le sue parole erano state poi confermate dal generale Daya Ratnayake, il quale aveva anche affermato che l’accordo non avrebbe dovuto essere concluso in primo luogo.

Il 24 febbraio, rispondendo alle dichiarazioni del ministro degli Esteri dello Sri Lanka e alle speculazioni dei media sull’accordo, il portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ha affermato che le notizie circolate sui media riguardanti l’accordo per il porto di Hambantota non rispecchiassero la verità dei fatti. Wang ha poi specificato che il porto è un progetto concordato congiuntamente dalla Cina e dallo Sri Lanka nell’ambito dell’iniziativa delle Nuove Vie della Seta e che la sua gestione sia stata stabilita su basi eque e volontarie da entrambe le parti, in un’ottica di mutuo vantaggio. Wang ha affermato che, al momento, il porto di Hambantota è riuscito a rispondere agli effetti negativi portati dalla pandemia continuando a svilupparsi grazie all’impegno congiunto di Cina e Sri Lanka.

L’isola è un avamposto strategico nella regione dell’Indo-Pacifico e più attori internazionali, in particolar modo Cina e India, si contendono l’influenza sul Paese. A Colombo, al momento, è presente un governo vicino alla Cina che è, altresì, uno dei maggiori investitori esteri nel Paese. Lo scorso 9 ottobre, ad esempio, Pechino aveva inviato in Sri Lanka Jang Jiechi, il direttore dell’Ufficio Affari Esteri della Commissione Centrale del Partito comunista cinese(PCC), il quale aveva incontrato il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, e il premier, nonché suo fratello, Mahinda Rajapaksa. A seguito di tale incontro, la Cina aveva concesso all’isola dell’Oceano Indiano un sussidio per lo sviluppo dal valore di 90 milioni di dollari che serviranno a finanziare cure mediche, istruzione e forniture d’acqua nelle aree rurali del Paese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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