Il Venezuela dichiara “persona non grata” il capo della delegazione UE nel Paese

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 20:32 in Europa Venezuela

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Il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, ha chiesto al capo della delegazione dell’Unione Europea a Caracas, Isabel Brilhante, di lasciare il Paese sudamericano entro 72 ore. La rappresentante del blocco è stata dichiarata “persona non grata” in seguito ad una decisione del presidente Nicolas Maduro. La mossa arriva dopo che l’UE ha stabilito di imporre nuove sanzioni nei confronti di 19 funzionari venezuelani per “indebolimento della democrazia” nel Paese sudamericano.

Nell’annunciare la decisione di Caracas, il ministro Arreaza ha definito le misure punitive di Bruxelles “veramente inaccettabili”. Le sanzioni sarebbero state decise dal blocco in risposta alle elezioni legislative di gennaio, dopo le quali gli alleati del presidente Maduro avrebbero ottenuto il pieno controllo del Parlamento. L’opposizione venezuelana e molti Stati occidentali sostengono tuttavia che il voto sia stato macchiato da brogli e frodi elettorali. “Lo stiamo facendo perché le circostanze lo richiedono”, ha affermato Arreaza, commentando la decisione di espellere il capo della delegazione UE nel Paese.

Le osservazioni del ministro degli Esteri venezuelano sono state rilasciate dopo aver incontrato Brilhante e aver discusso con lei della situazione. L’incontro ha visto altresì la partecipazione di rappresentanti diplomatici di Francia, Spagna, Paesi Bassi e Germania. Già il giorno prima, martedì 23 febbraio, l’Assemblea nazionale del Venezuale aveva esortato Maduro a dichiarare “persona non grata” la funzionaria dell’UE e a procedere con la sua espulsione. Il Parlamento ha altresì chiesto una revisione completa della presenza dell’Unione Europea in Venezuela. “Voto con entrambe le mani perché il rappresentante dell’Unione Europea venga dichiarato persona non grata”, aveva affermato il presidente dell’Assemblea, Jorge Rodriguez, chiedendo di procedere con una votazione.

L’UE ha sanzionato in totale 55 funzionari venezuelani, congelando i loro beni nell’Unione e bloccando i loro viaggi negli Stati membri. Nel 2020, il Venezuela aveva ritirato la decisione di cacciare il rappresentante dell’UE nella nazione in risposta ad un precedente ciclo di sanzioni.

Il 5 gennaio, 256 esponenti del Partito socialista unito del Venezuela (PSUV) e delle formazioni alleate hanno giurato come deputati durante l’insediamento dell’Assemblea nazionale unicamerale, che dal 2015 era nelle mani dell’opposizione. In totale il Parlamento venezuelano conta su 277 deputati. Il partito al governo ha ripreso il controllo dell’Assemblea alle elezioni del 6 dicembre scorso, giudicate fraudolente dall’opposizione guidata da Guaidó, che nel gennaio 2019 si è proclamato presidente ad interim del Venezuela con il riconoscimento di 50 paesi, tra cui Colombia e Stati Uniti, che considerano Maduro un “dittatore” e non riconoscono la sua rielezione al voto del 20 maggio 2018.

Il 20 gennaio, anche il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo elenco di misure restrittive contro il Venezuela a poche ore dall’inaugurazione della nuova presidenza di Joe Biden. Le sanzioni sono state duramente criticate da Caracas. “Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna di fronte a tutta la comunità internazionale una nuova e disperata aggressione contro il popolo venezuelano da parte dell’amministrazione uscente del presidente Donald Trump”, ha riferito il Ministero degli Esteri venezuelano in un comunicato ufficiale il 21 gennaio. Le misure vanno a interessare nel complesso 3 individui, 14 entità tra pubbliche e private e 6 imbarcazioni per i “loro legami ad una rete che tenta di sottrarsi alle sanzioni degli Stati Uniti sul settore petrolifero venezuelano”.

Il 28 gennaio 2019, il Dipartimento del Tesoro USA aveva designato PDVSA (Petróleos de Venezuela) come soggetta a restrizioni bloccandone le proprietà e i fondi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e vietando a società e individui statunitensi di impegnarsi in transazioni con il gigante petrolifero venezuelano. Nel 2020, gli USA hanno anche sanzionato due società controllate dalla russa Rosneft Oil Company per aver aiutato il Venezuela ad esportare il suo petrolio e successivamente quattro compagnie di navigazione straniere per il trasporto del greggio del Paese. Avendo già relazioni turbolente con Washington, l’Iran non ha avuto paura di sfidare le sanzioni statunitensi ed è accorso in aiuto di Caracas, continuando a spedire prodotti petroliferi in Venezuela in cambio di oro e aiutando il Paese latinoamericano ad esportare il suo greggio in altre nazioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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