USA-Arabia Saudita: la questione Khashoggi e le mancate comunicazioni

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 18:30 in Arabia Saudita USA e Canada

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Secondo la stampa statunitense, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, terrà una prima conversazione telefonica con il re dell’Arabia Saudita in vista della pubblicazione di un rapporto dell’intelligence degli USA sull’uccisione del giornalista saudita, Jamal Khashoggi. 

La telefonata sarebbe la prima tra i due leader da quando Biden si è insediato alla Casa Bianca, il 20 gennaio. Il fatto che non ci siano state comunicazioni ha mandato un messaggio forte da parte di Washington, che ha mostrato un approccio piuttosto intransigente nei confronti di Riad, con il nuovo presidente. Nelle prossime ore, i due rappresentanti potrebbero finalmente avere questa discussione, che si concentrerà su una serie di questioni, ma si prevede che il rapporto Khashoggi, che potrebbe essere reso pubblico a breve, avrà un posto di rilievo.

Khashoggi, un giornalista del Washington Post residente negli Stati Uniti, noto per aver scritto in maniera critica del governo saudita e in particolare del principe ereditario, Mohammed Bin Salman, sarebbe stato torturato, assassinato e smembrato all’interno del consolato saudita di Istanbul, nell’ottobre 2018. Secondo un articolo del Washington Post del 18 febbraio, l’amministrazione Biden sarebbe sul punto di rendere pubblici i risultati della ricerca effettuata dai servizi di intelligence statunitensi. Il sommario non classificato dell’ufficio del direttore dell’intelligence nazionale riferisce che il principe ereditario saudita “ha ordinato l’assassinio di Khashoggi”, secondo il Post.

Riguardo all’assenza di comunicazioni tra Washington e l’Arabia Saudita, l’addetto stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, aveva affermato che Biden avrebbe parlato con il re Salman “al momento opportuno”. A tale proposito, la nuova amministrazione degli Stati Uniti aveva subito dichiarato la sua intenzione di “ricalibrare” le proprie relazioni con Riad, in netta distanza dalle politiche adottate dall’ex presidente Donald Trump. Quindi, il 4 febbraio, parlando della politica estera statunitense, il presidente Biden ha dichiarato che Washington non avrebbe più fornito sostegno alla coalizione militare di Stati guidati dall’Arabia Saudita e impegnati nel conflitto yemenita, affermando che: “La guerra in Yemen deve finire”. 

Gli USA hanno così bloccato la vendita di armi verso gli attori stranieri impegnati nel conflitto in questioni, con particolare riferimento all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (UAE). Parallelamente, il presidente degli USA si è detto disposto a sostenere le Nazioni Unite, impegnate a incoraggiare un cessate il fuoco in Yemen e un accordo politico che ponga fine alle tensioni, così come qualsiasi forma di assistenza umanitaria. Quindi, il 10 febbraio, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha discusso degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra in Yemen e rafforzare le difese dell’Arabia Saudita in una chiamata con il ministro degli Esteri del Regno, il principe Faisal bin Farhan Al Saud. 

In relazione alla morte di Khashoggi, le autorità giudiziarie dell’Arabia Saudita avevano reso noto, il 23 dicembre 2019, che 5 persone erano state condannate a morte per l’omicidio del giornalista saudita. Secondo la ricostruzione, il vice capo dell’intelligence, Ahmed al-Assiri, aveva supervisionato l’omicidio del editorialista del Washington Post e tale decisione gli era stata consigliata Saud al-Qahtani, una figura di spicco nel Regno, vicina ai reali sauditi. Nonostante risulti un procedimento anche contro di lui, al-Qahtani è stato indagato ma poi assolto “per insufficienza di prove”. Un altra personalità saudita, considerata un possibile mandante a sua volta, era stato indagato, ma poi assolto per gli stessi motivi. Il 7 settembre, un tribunale saudita ha annullato le cinque condanne a morte e ad otto imputati sono state riconosciute da scontare pene detentive tra i 7 ei 20 anni.

Invece, a novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. A seguito di pressioni interne e internazionali, gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti erano state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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