Senegal: allerta espansione jihadista oltre il Sahel

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 14:45 in Africa Senegal

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Il 23 febbraio, durante un’intervista, il presidente senegalese, Macky Sall, ha allertato i Paesi dell’Africa occidentale, i quali, a suo avviso, devono essere pronti a “lottare” contro i jihadisti, per fare in modo che la minaccia non si espanda oltre la regione del Sahel.

Secondo quanto riferito da Africa News, i commenti di Sall sono arrivati in seguito a crescenti timori che la violenza perpetrata nel Sahel centrale si riversi negli Stati costieri africani. Il Senegal, che confina con il Mali, è stato finora risparmiato dagli attacchi jihadisti. Tuttavia, secondo la fonte, nel mese di febbraio, i gendarmi senegalesi hanno sventato una cellula terroristica situata a Est del Paese. Alla luce di ciò, le autorità locali si sono allarmate riguardo a una possibile espansione dei gruppi armati nel Paese. Inoltre, il capo della Direction Générale de la Sécurité Extérieure (DGSE), l’agenzia di spionaggio estera francese, Bernard Emie, ha avvertito il Governo del Senegal che i jihadisti affiliati ad al-Qaeda stanno cercando di espandersi in Costa d’Avorio e in Benin. 

Durante la sua intervista alla radio francese, il presidente senegalese ha ammesso di temere una svolta violenta nel Paese, spiegando che l’obiettivo dei jihadisti è quello di “raggiungere l’Oceano Atlantico”. Per quanto riguarda il dialogo con i gruppi armati, Sall ha dichiarato di essere contrario a “parlare con i terroristi”, una posizione che lo mette in netto contrasto con il Governo ad interim del Mali. Quest’ultimo ha informato di voler intraprendere dei colloqui con i militanti islamici. Nel frattempo, stando a quanto riferito da Africa News, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato la sua volontà di “decapitare” le organizzazioni affiliate ad al Qaeda e lo Stato Islamico (IS) nel Sahel.

In linea con l’opinione di altri leader africani, Sall ha criticato le Nazioni Unite, constatando che, a suo avviso, le forze di pace dell’ONU in Mali dovrebbero essere autorizzate ad usare la forza militare. Sall ha aggiunto in merito: “Si mantiene la pace quando c’è una pace da mantenere. Quando si affrontano i terroristi, non c’è la pace, bisogna combatterli”. Il Senegal è uno dei principali contributori di personale militare alla Missione dell’ONU per la Stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA). Per questo motivo, il presidente Sall ha richiesto di trasformare l’operazione per renderla più offensiva a causa delle circostanze. Per fare questo, bisognerebbe modificare il titolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, il quale si intitola: “Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione”.

La vasta regione del Sahel, di cui ne fanno parte il Mali, la Nigeria, il Niger, la Mauritania e il Burkina Faso, è popolata da circa 100 milioni di persone e si trova ad affrontare molte difficoltà, tra cui la crescente minaccia del terrorismo. L’insurrezione jihadista nel Sahel è iniziata quando, nel 2012, i jihadisti hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. I gruppi armati in questione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS). La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti nella regione, influendo sul deterioramento della sicurezza dei Paesi colpiti. Nell’ultimo decennio, le attività terroristiche perpetrate dai gruppi islamisti hanno danneggiato soprattutto la porzione occidentale del Sahel, uccidendo migliaia di persone e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

Fin dall’inizio della crisi della sicurezza nel Sahel, la Francia è stata fortemente impegnata a contenere la minaccia terroristica. Ad oggi, nella regione operano molteplici forze militari per contrastare l’avanzata jihadista, tra cui la missione francese Barkhane, che conta 5.100 soldati, e il G5 Sahel, composta da uomini provenienti dagli eserciti dei Paesi interessati e della Francia.

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Julie Dickman

 

 

di Redazione

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