Nord Stream 2: minacce di sanzioni degli USA, 18 aziende europee si ritirano

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 9:41 in Europa Russia USA e Canada

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In un documento inviato al Congresso e non ancora rilasciato pubblicamente, il 19 febbraio, gli Stati Uniti hanno minacciato di imporre sanzioni contro diverse società coinvolte nella realizzazione del gasdotto Nord Stream 2. Nonostante finora le nuove misure abbiano colpito solo la compagnia russa KVT-RUS, proprietaria della nave “Fortuna” per la posa di tubi, 18 aziende provenienti da tutta Europa si sono ritirate dal progetto. Tra queste figurano l’assicurazione di Monaco di Baviera Re Syndicate Limited, il Gruppo Assicurativo di Zurigo con sede in Svizzera, Axa Group situato a Parigi, e il gruppo di ingegneria civile Bilfinger di Mannheim.

In risposta, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, ha dichiarato che le motivazioni dietro l’antagonismo di Washington al Nord Stream 2 sarebbero di natura geopolitica. Tale affermazione è avvenuta dopo che, il 22 febbraio, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Edward Price, ha constatato che “gli obiettivi legislativi e le azioni del Paese hanno avuto successo”, in riferimento al ritiro delle aziende europee, e che gli USA continueranno a monitorare le compagnie coinvolte in “atti potenzialmente sanzionabili”. Per Mosca, l’atteggiamento americano “mina i principi fondamentali del libero scambio e della concorrenza”.

Il gasdotto Nord Stream 2 parte dalle coste della Russia, attraversa il Mar Baltico, e giunge fino alla Germania, per una lunghezza di più di 1200 km. La capacità di carico complessiva sarà di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Gli USA si oppongono fermamente all’opera, e hanno imposto diverse sanzioni economiche al fine di bloccarne la realizzazione. Nello specifico, il 21 dicembre 2019, l’allora presidente americano, Donald Trump, ha firmato una legge sulla difesa che prevedeva sanzioni contro le aziende costruttrici del Nord Stream 2. Il 3 dicembre 2020, la lista si è allargata a comprendere anche singoli individui coinvolti nel progetto. Durante il suo ultimo giorno alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2021, Trump ha preso provvedimenti contro la nave russa Fortuna, che lavora per la posa dei gasdotti. Ciò nonostante, quest’ultima ha sfidato le sanzioni statunitensi e ha ripreso i lavori nelle acque al largo della Danimarca, il 24 gennaio.

Da parte sua, Washington teme che il progetto possa trasformarsi in uno strumento di Mosca per promuovere la propria influenza in Europa. A tal riguardo, ciò che allarma maggiormente gli Stati Uniti è il ruolo dell’Ucraina, in quanto il Nord Stream 2 potrebbe essere stato usato non per trasportare ulteriore gas verso il continente, ma per fornire un’alternativa al gasdotto russo-ucraino. Infine, la fornitura del gas rappresenta un altro motivo di conflitto. In merito, Washington sperava che il proprio gas potesse conquistare il mercato europeo, sostituendo quello russo, ma ciò non si è verificato poiché le risorse americane sono più care a causa dei costi di traporto.

Tuttavia, gli USA non sono gli unici ad essere contrari al Nord Stream 2. Il 21 gennaio, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione per la sospensione della costruzione. Il motivo citato risiederebbe nell’arresto dell’oppositore russo, Alexei Navalny, di cui Bruxelles richiede il rilascio. Di fatto, a ostacolare il progetto all’interno dell’UE sono principalmente Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero i Paesi direttamente interessati dal transito continuo di gas russo attraverso i loro territori. A causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2, questi ultimi temono di perdere i diritti di transito, oltre a non poter più sfruttare il percorso per sospendere le forniture di gas all’Europa occidentale per far pressione durante negoziati con la Russia.

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Mariela Langone

di Redazione

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