Myanmar: i primi contatti con l’estero della giunta militare

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 13:07 in Indonesia Myanmar Thailandia

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Il ministro degli Esteri nominato dalla giunta al potere in Myanmar dal primo febbraio scorso, Wunna Maung Lwin, ha incontrato a Bangkok, in Thailandia, Retno Marsudi, la ministra degli Esteri indonesiana, il 24 febbraio.

L’annuncio è stato dato dal Ministero affari Esteri thailandese che non ha però aggiunto altri commenti. Dopo Retno, secondo quanto dichiarato da una fonte interna al governo thailandese, il ministro degli Esteri della giunta militare birmana incontrerà il premier thailandese, Prayuth Chan-ocha, e il suo ministro degli Esteri, Don Pramudwinai.

L’Indonesia sta cercando di guidare l’iniziativa dei Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) per risolvere la crisi politica birmana dallo scorso 16 febbraio. Tuttavia, gli attivisti a favore della democrazia del Myanmar ritengono che qualsiasi accordo raggiunto con la giunta militare al potere possa conferire legittimità alla sua leadership e cancellare i risultati elettorali dello scorso 8 novembre.

Alla luce di tali preoccupazioni, alcuni attivisti hanno manifestati di fronte all’ambasciata thailandese a Yangon, la principale città birmana chiedendo che venga rispettata la volontà espressa dal popolo alle elezioni che l’Esercito ha sostenuto siano state truccate. Il giorno prima, altri manifestanti avevano dimostrato di fronte all’ambasciata indonesiana, dopo che un report di Reuters aveva rivelato l’intenzione di Jakarta di inviare una missione di controllo dell’ASEAN in Myanmar per monitorare che i militari indicano elezioni giuste e inclusive, come promesso dai capi dell’Esercito birmano dopo aver preso il potere. Il portavoce del Ministero degli Esteri indonesiano, Teuku Faizasyah, aveva quindi dichiarato che Jakarta non stesse sostenendo nuove elezioni e che Retno ha cancellato una visita in Myanmar prevista per il 24 febbraio. Di fronte a quest’ultima opportunità, alcuni manifestanti avevano affermato che la visita avrebbe avuto un valore di riconoscimento nei confronti della leadership militare birmana.

Il 24 febbraio, il gruppo di attivisti birmani Future Nation Alliance ha chiesto che i funzionari dei governi esteri incontrino Htin Lin Aung, un membro di un comitato che rappresenta i membri del Parlamento esclusi dalla giunta militare che sarebbe stato definito “l’unico responsabile ufficiale per le relazioni estere”.

Il primo febbraio scorso, l’Esercito ha preso il potere in Myanmar e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale saranno indette elezioni, dopo aver arrestato la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, e il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni nel Paese lo scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo con a capo la presidente uscente Aung San Suu Kyi, con l’83% dei voti.

Oltre alla leadership nazionale, l’Esercito ha anche arrestato più politici locali della NDL, attivisti e critici delle forze armate in tutto il Paese. Successivamente è stata quindi introdotta la legge marziale in più aree del Paese, imponendo un coprifuoco e un divieto di riunione per oltre cinque persone e la connessione ad Internet è stata ripetutamente interrotta e riattivata. Ciò nonostante, dal 6 febbraio scorso, la popolazione non ha mai smesso di protestare e, durante le manifestazioni, sono morte in totale 3 persone tra i manifestanti e un poliziotto. Oltre a questo, è iniziato un movimento di disobbedienza pubblica dei lavoratori statali in vari settori dall’istruzione all’aviazione.  Il 16 febbraio, la leader Suu Kyi ha ricevuto nuove accuse riguardanti la violazione della Legge sui disastri naturali, oltre a quelle per l’importazione illegale di 6 walkie-talkie.

A livello internazionale, più Paesi, compresi quelli del G7, hanno condannato i fatti e alcuni hanno adottato misure punitive. La Nuova Zelanda ha tagliato i rapporti con la giunta militare, mentre, gli USA, il Canada e il Regno Unito hanno adottato sanzioni. La Cina ha finora incoraggiato la comunità internazionale a non esacerbare la situazione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 


 

di Redazione

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