Mali: finanziamenti del FMI per sostenere l’economia

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 11:00 in Africa Mali

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Il Mali ha firmato un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che consentirà l’erogazione di 57,6 milioni di dollari, ossia circa 31,09 miliardi di franchi CFA per sostenere il suo piano di riforme sociali ed economiche.

La notizia è stata resa nota il 24 febbraio dall’Agence de Presse Malienne. L’intesa è stata raggiunta a Washington, capitale degli Stati Uniti, al termine del consiglio esecutivo del FMI, nel quale i partecipanti hanno accolto favorevolmente le riforme attuate dal Governo del Mali. Il comunicato stampa del Ministero dell’Economia e della Finanza del Mali ha informato che le politiche sono orientate verso la crisi sanitaria dovuta al Covid-19 e la crisi economica e sociale che ne consegue, la riduzione delle spese ritenute non prioritarie e la stabilità fiscale. Inoltre, le riforme si incentrano anche sulla diminuzione della povertà, molto diffusa nel Paese.

Secondo il quotidiano locale, nel comunicato ufficiale del suddetto Ministero si legge che tale finanziamento “permetterà di sostenere le spese sociali per sostenere il popolo e le misure economiche per far fronte agli effetti devastanti della pandemia”. Tra le altre innovazioni dal punto di vista economico che hanno attirato l’attenzione del FMI, è possibile citare le decisioni di rafforzare la mobilitazione delle entrate interne attraverso procedure telefoniche, di proseguire l’attuazione del conto unico del Tesoro e di fornire assistenza alle famiglie più povere e vulnerabili. Tutte queste proposte sono in conformità con il Piano d’Azione del Governo (PAG), adottato dal Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), il 22 febbraio. Al momento, il Governo del Mali è guidato da un esecutivo ad interim, a seguito del colpo di Stato del 18 agosto 2020 che ha rovesciato l’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita.

Il finanziamento del Fondo Monetario Bancario arriva dopo la seconda a la terza revisione dell’accordo economico e finanziario, noto come Extended Credit Facility (ECF) tra il FMI e il Mali, approvato il 28 agosto 2019. Al tempo, questo programma è stato avviato favorevolmente per sostenere lo Stato africano dato che, secondo il FMI, il Mali ha fatto progressi significativi con l’aiuto di accordi precedenti tra le due parti, nonostante le condizioni difficili in cui si trova il Paese. Tuttavia, secondo le valutazioni del FMI, nonostante le prospettive future del Mali rimangano generalmente positive, la sua economia è soggetta a importanti rischi derivanti dalla crisi della sicurezza nazionale, dai potenziali shock dei prezzi dell’oro, del cotone e dei combustibili, e dalle condizioni meteorologiche avverse.

Il Mali, un vasto Paese appartenente alla vasta regione semiarida del Sahel, ha un’economia a basso reddito,non diversificata e vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. Gli alti tassi di crescita della popolazione e il cambiamento climatico pongono grandi rischi per il settore agricolo e la sicurezza alimentare della nazione. Dopo essere salito al 47,2% tra il 2011 e il 2015 a causa della crisi della sicurezza, il tasso di povertà estrema è sceso leggermente al 42,7% nel 2019, grazie alla produzione agricola estremamente abbondante degli ultimi anni. La povertà è concentrata nelle zone rurali del Sud del Mali, dove la densità di popolazione è la più alta. Di fatto, circa il 90% delle persone più bisognose vivono in queste zone.

Negli ultimi anni, lo Stato saheliano si è trovato ad affrontare una profonda crisi con gravi conseguenze politiche, sociali, economiche ed umanitarie. La crisi deriva da condizioni strutturali di lunga data, quali la debolezza delle istituzioni statali, l’inefficacia dell’amministrazione del governo e gli effetti del degrado ambientale. In particolare, una causa fondamentale è la coesione sociale fragile dovuta dai sentimenti delle comunità del Nord del Paese che si sentono trascurate, emarginate e trattate ingiustamente dal governo centrale. Queste condizioni sono state aggravate da fattori di instabilità più recenti, tra cui la corruzione, il nepotismo, l’abuso di potere, le lotte interne e il deterioramento delle capacità dell’esercito nazionale. Questo clima di insicurezza ha creato un terreno favorevole alla diffusione di attacchi terroristici, proliferazione delle armi, contrabbando di droga e altre attività criminali correlate, che continueranno a minare lo sviluppo del Mali nel futuro.

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Julie Dickman

 

 

 

di Redazione

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