Di Maio riferisce sulla morte di Attanasio e Iacovacci in Congo

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 13:20 in Italia Rep. Dem. del Congo

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Il ministro degli Esteri Italiano, Luigi Di Maio, ha tenuto un’informativa alla Camera dei Deputati in cui ha riferito alcuni dettagli relativi all’attacco del 22 febbraio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).

L’aula di Montecitorio ha fatto un lungo applauso in apertura dell’informativa del ministro, che ha iniziato rinnovando la vicinanza del Governo alle famiglie delle tre vittime: l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Di Maio ha quindi continuato affermando che “é stato straziante” accogliere, a fianco dei familiari e del presidente del Consiglio, Mario Draghi, le salme dei due connazionali, vittime dell’attacco che “ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari”. Il ritorno a casa tragico di queste persone ha riempito tutti di angoscia, secondo il capo della Farnesina, che ha parlato di “dolore attonito e un orgoglio profondo per questi uomini che hanno sacrificato la loro esistenza al servizio dell’Italia, della pace, dell’assistenza ai più deboli”. Il ministro ha quindi voluto ricordare tutte quelle persone, diplomatici e militari, che silenziosamente compiono il proprio dovere per difendere l’Italia e i suoi valori, in Paesi lontani e rischiosi. Di Maio ha quindi aggiunto che il sacrificio dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci sarà onorato con funerali di Stato. 

Il ministro ha poi sottolineato che non sarà risparmiato “alcuno sforzo per arrivare alla verità” sulla tragica fine dei due uomini, assicurando maggiore “impegno e l’attenzione per l’Africa, un continente cruciale per gli equilibri del mondo”. Di Maio ha aggiunto che la Farnesina, nell’ambito delle costanti attività di prevenzione e mitigazione del rischio per il personale diplomatico-consolare all’estero, classifica la Repubblica Democratica del Congo in terza fascia di rischio (su quattro). Ciò denota un livello di minaccia alto. In tale contesto, per il viaggio di 2.500 km tra Kinshasa e Goma, il ministro ha ricordato che l’ambasciatore e il carabiniere si sono affidati al protocollo delle Nazioni Unite, che li ha presi in carico fin da Kinshasa, su un aereo della missione Onu Monusco, per il viaggio fino a Goma. Di Maio ha quindi evidenziato il fatto che la sicurezza dell’ambasciata a Kinshasa è assicurata da due carabinieri in missione quadriennale, ai quali si aggiungono due carabinieri in missione di tutela che si alternano regolarmente per periodi di 180 giorni. Il carabiniere Vittorio Iacovacci rientrava in questa seconda tipologia e per questo aveva accompagnato l’ambasciatore nella missione Onu a Goma e aveva con sè la pistola di ordinanza. “A differenza di quanto riportato da alcuni organi di stampa, vorrei chiarire che l’ambasciata è dotata di due vetture blindate, con le quali appunto l’ambasciatore si spostava in città e per missioni nel Paese, sempre accompagnato da almeno un carabiniere a tutela”, ha aggiunto Di Maio.

“Faccio presente che, in qualità di capo missione, l’ambasciatore Luca Attanasio aveva piena facoltà di decidere come e dove muoversi all’interno del Paese”, ha specificato il ministro, che ha sottolineato poi che la missione a Goma si era svolta su invito delle Nazioni Unite. Quindi, anche il percorso in auto era stato organizzato nel quadro predisposto dal World Food Programme (WFP). Per questo il ministro ha dichiarato di aver immediatamente chiesto al WFP (in italiano Programma Alimentare Mondiale, PAM) a Roma e alle Nazioni Unite, riferendo direttamente con il segretario generale Antonio Guterres, di fornire un rapporto dettagliato sull’attacco al convoglio. “Sulla dinamica dell’agguato sono in corso accertamenti anche da parte della Procura della Repubblica di Roma. Una squadra dei nostri carabinieri del Ros, su delega della Procura, si è già recata a Goma per una prima missione investigativa. Mi risulta che ne seguiranno altre” ha aggiunto Di Maio, nel corso della sua informativa. Quindi, il ministro ha riferito di aver chiesto al segretario generale della Farnesina di restare in costante contatto con il direttore esecutivo del WFP per avere notizie sulla dinamica di quanto accaduto. “Dall’Agenzia ci attendiamo l’invio di un approfondito rapporto con ogni utile elemento relativo al programma della visita e le misure di sicurezze adottate a salvaguardia della delegazione”, ha affermato.

Per quanto riguarda la dinamica dell’attacco, Di Maio ha confermato che ka mattina del 22 febbraio, tra le 10 e le 11 locali, il convoglio del WFP su cui viaggiavano l’ambasciatore e il carabiniere è stato attaccato da un gruppo formato da 6 uomini equipaggiati con armi leggere, verosimilmente presso Kibumba, a circa 25 chilometri da Goma, nel Governatorato di Kivu Nord. Il convoglio stava percorrendo la strada N2 in direzione di Rutshuru. Il ministro ha aggiunto che, in base alle prime ricostruzioni, che devono essere sottoposte al vaglio degli inquirenti, la prima autovettura, su cui viaggiavano le vittime, sarebbe stata colpita da una serie di spari. Il gruppo avrebbe costretto i mezzi a fermarsi ponendo ostacoli sulla strada e sparando alcuni colpi in aria. Tale ipotesi potrebbe essere avvalorata anche dal contenuto di un video nel quale si intravedono le fasi iniziali dell’evento con gli spari degli aggressori e la gente che getta a terra moto e biciclette per poi allontanarsi. Il governatore del Nord-Kivu ha confermato che i 6 assalitori, dopo aver sparato colpi in aria e bloccato il convoglio, hanno ordinato ai passeggeri di scendere dai veicoli. Il rumore degli spari ha allertato i soldati delle Forze Armate congolesi e i ranger del parco Virunga che, trovandosi a meno di un chilometro di distanza, si sono diretti verso il luogo dell’assalto.

Il governatore del Nord-Kivu ha aggiunto che per costringere le loro vittime a lasciare la strada ed entrare nella boscaglia, gli assalitori hanno ucciso l’autista. Inoltre, in base alle prime ricostruzioni del WFP, gli assalitori avrebbero poi condotto il resto dei membri nella foresta. Poco distante dal luogo dell’evento – ha aggiunto il ministro italiano – era presente una pattuglia di Ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura, di stanza presso il vicino parco di Virunga e un’unità dell’Esercito, che avrebbero cercato di recuperare i membri del convoglio. Nelle fasi immediatamente successive, nel momento in cui la pattuglia di ranger ha intimato agli assalitori di abbassare le armi, questi ultimi avrebbero aperto il fuoco contro il militare dei carabinieri, uccidendolo, e contro l’ambasciatore italiano, ferendolo gravemente. La pattuglia di ranger e l’Unità dell’Esercito successivamente avrebbero evacuato l’ambasciatore italiano presso l’ospedale Monusco di Goma, dove sarebbe avvenuto il decesso a causa delle ferite riportate nell’attacco. A riguardo, si specifica inoltre che il responsabile del convoglio avrebbe negoziato con gli assalitori per allontanarsi dall’area e portare i feriti in una zona sicura.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione