L’ONU chiede alla Colombia la piena attuazione dell’accordo di pace con le FARC

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 7:13 in America Latina Colombia

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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che il governo della Colombia deve migliorare la protezione degli attivisti umanitari e dei civili, essere più presente nelle aree remote e povere del Paese e attuare pienamente un accordo di pace con i ribelli delle Forze armate rivoluzionarie (FARC), firmato nel 2016 per frenare le violenze. Gli omicidi di attivisti e le uccisioni di massa hanno reso il presidente colombiano, Ivan Duque, l’obiettivo di frequenti critiche da parte della comunità internazionale e delle ONG. Il governo, dal canto suo, attribuisce le cause dell’instabilità del Paese al traffico di droga.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato, martedì 23 febbraio, di aver registrato, nel 2020, 133 omicidi di attivisti e altri civili, 25 in più rispetto all’anno precedente. Le auotirtà di Bogotà, tuttavia, avevano sostenuto, lunedì 22, di aver individuato solo 66 uccisioni sospette, mentre altre 63 sarebbero oggetto di indagine.

La piena attuazione di un accordo di pace firmato nel 2016 con i ribelli delle forze armate rivoluzionarie della Colombia, che inizialmente aveva portato a una riduzione degli omicidi, è la chiave, secondo l’ONU, per arginare le violenze nel Paese. “La cosa più importante è mettere l’accordo di pace al centro della risposta del governo, rafforzando i meccanismi creati dall’intesa per questa situazione”, ha detto, durante una video-conferenza, Juliette de Rivero, rappresentante della Colombia dell’Ufficio delle Nazioni Unite. I funzionari di Bogotà non hanno ancora risposto alle richieste di commento. 

L’accordo del 2016 aveva visto circa 13.000 membri delle FARC smobilitarsi e il gruppo diventare un partito politico legale. Il governo, tuttavia, deve ancora smilitarizzare altri gruppi armati, compresi i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell”Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ancora attivi, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza. Secondo de Rivero, le uccisioni di almeno 248 ex combattenti delle FARC, da quando è stato firmato l’accordo, sono dovute “all’assenza di una presenza statale globale in alcune regioni”. L’ONU ha infine ricordato che, entro il prossimo novembre, tutta la società colombiana, compresi i militari, dovrebbe contribuire agli sforzi di una commissione per la verità, creata in base all’accordo, per chiarire gli eventi che hanno avuto luogo durante il conflitto, durato mezzo secolo.

Il cosiddetto tribunale della Giurisdizione Speciale per la Pace (PEC) della Colombia ha affermato, il 18 febbraio, che l’esercito colombiano avrebbe effettuato oltre 6.400 esecuzioni extragiudiziali, presentandole come “morti da combattimento”, tra il 2002 e il 2008. Si tratta di un numero almeno tre volte superiore a quello stimato in precedenza. Il tribunale, istituito nell’ambito dell’intesa, ha descritto le uccisioni in questione come “morti illegittime mascherate da vittime di combattimento”. Fino all’anno scorso, la procura aveva riconosciuto solo 2.249 esecuzioni civili tra il 1988 e il 2014, la maggior parte delle quali sarebbero state effettuate tra il 2006 e il 2008, durante la presidenza di Alvaro Uribe, mentore politico dell’attuale presidente Duque.

Il PEC sta esaminando i peggiori abusi sui diritti commessi sia dai ribelli delle FARC sia dagli attori statali durante il conflitto. Chi confessa di essere responsabile e di voler risarcisce le vittime può evitare il carcere, ma chi non lo fa rischia fino a 20 anni di prigione. Il tribunale, istituito nel 2018, non ha ancora condannato nessuno. Il tribunale della Giurisdizione Speciale per la Pace ha affermato che la IV Brigata dell’esercito, che operava nella regione, “potrebbe essere responsabile del 73% dei decessi individuati nel dipartimento tra il 2000 e il 2013”. L’inchiesta ha scoperto che la maggior parte delle uccisioni è avvenuta nel dipartimento nord-occidentale di Antioquia, dove soldati e paramilitari di destra hanno combattuto contro i ribelli di sinistra. Alcuni resti di vittime sono stati ritrovati in un cimitero di Antioquia grazie a dichiarazioni rilasciate da membri delle forze di sicurezza, ma il tribunale ha sottolineato che su quelle uccisioni “non si è ancora indagato”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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