Lo Yemen alla ricerca della pace

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 11:38 in Medio Oriente Yemen

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In occasione del tour nel Golfo intrapreso dal ministro degli Esteri yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak, volto a discutere dei recenti sviluppi in Yemen, il governo legittimo ha esortato gli Stati Uniti a esercitare pressioni sulle milizie di ribelli sciiti Houthi, affinché queste pongano fine alla loro violenta offensiva nel governatorato di Ma’rib.

Stando a quanto riportato da al-Jazeera, la richiesta è giunta il 23 febbraio, in occasione di un meeting, svoltosi nella capitale saudita Riad, che ha visto coinvolti il ministro Mubarak e l’inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, Timothy Lenderking. In particolare, da parte yemenita è stato messo in luce come la crescente escalation a Ma’rib, entrata oramai nella terza settimana, oltre a minare la vita di centinaia di civili, mette a repentaglio gli sforzi profusi sino ad ora verso un processo di pace. Nel sottolineare il costo umanitario derivante, il ministro yemenita ha dichiarato che gli Houthi continuano a condurre attacchi contro i campi profughi, a utilizzare i civili come scudi umani, così come a reclutare bambini, violando tutte le norme internazionali e umanitarie vigenti. Washington, da parte sua, ha sottolineato la necessità di porre fine alle operazioni militari nella suddetta regione, così come a tutte quelle azioni, definite “destabilizzanti”, perpetrate perlopiù dai ribelli Houthi.

Come dichiarato nel corso dei colloqui con l’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, il ministro yemenita crede che gli Houthi non siano davvero impegnati per raggiungere la pace e che le loro azioni, inclusa l’offensiva a Ma’rib, dipendano in buona parte dal loro alleato, l’Iran. Alla luce di ciò, le milizie ribelli, a detta di bin Mubarak, dovrebbero capire che la violenza genera solo violenza, in un momento in cui il governo legittimo, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, è, invece, disposto a profondere sforzi per portare la pace in Yemen. Anche Griffiths ha espresso preoccupazione per il crescente deterioramento della situazione umanitaria a Ma’rib e ha ribadito che la soluzione politica, da raggiungere attraverso negoziati, rappresenta l’unica via perseguibile per porre fine al conflitto yemenita.

Il governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 km a Est della capitale yemenita, rappresenta una delle ultime roccaforti nel Nord dello Yemen controllata in gran parte dalle forze filogovernative. Oltre ad essere ricca di risorse petrolifere, la regione ospita circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Gli Houthi, da parte loro, mirano a prendere il controllo di un governatorato considerato strategico e che consentirebbe loro di completare i piani espansionistici delineati per le aree settentrionali. Motivo per cui, le milizie sciite hanno dato il via a un’offensiva sin dal mese di gennaio 2020, ma le tensioni si sono particolarmente acuite nelle ultime settimane, coinvolgendo altresì i campi profughi situati nell’Ovest della regione. Nel frattempo, più di 1.500 famiglie, pari a circa 12.000 individui, sono state costrette a sfollare nelle ultime due settimane, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni nel corso del 2020.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab, il ministro degli Esteri yemenita dovrebbe recarsi anche a Doha, per la prima visita da quando il Qatar si è ritirato dalla coalizione internazionale a guida saudita, a seguito dello scoppio della cosiddetta crisi del Golfo, il 5 giugno 2017. Il tour di bin Mubarak, sottolinea il quotidiano si svolge in concomitanza con un’ampia mobilitazione a livello regionale e internazionale, volta a convincere le parti belligeranti, il governo legittimo e i ribelli Houthi, a siglare la “dichiarazione congiunta” elaborata dalle Nazioni Unite e che gode del sostegno di Washington, Londra e dell’Unione Europea. Tuttavia, secondo alcuni analisti, non esiste ancora una road map chiara in grado di guidare gli sforzi verso una risoluzione definitiva, né tantomeno una visione oggettiva ed efficace che possa garantire la fine della crisi yemenita, scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi, il 21 settembre 2014. Il timore attuale è che gli sforzi si fermino al livello diplomatico, senza portare a risultati effettivi né sul campo né nell’arena politica.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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