Libia: gli ultimi aggiornamenti

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 10:41 in Africa Libia

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Mentre il premier libico ad interim, Abdul Hamid Dbeiba, è alle prese con la formazione del nuovo governo, le Nazioni Unite si sono dette pronte a inviare propri osservatori per monitorare il cessate il fuoco in Libia. Nel frattempo, una persona è deceduta a seguito di un’esplosione a Sud di Tripoli, presso un deposito di armi.

In particolare, questa ha avuto luogo nella tarda serata del 23 febbraio, nella zona di Qasr bin Ghashir, a Sud della capitale Tripoli, uno dei fronti di combattimento testimone di violenti scontri durante il conflitto libico. Secondo quanto riportato da un corrispondente del quotidiano al-Arabiya, l’esplosione ha interessato un deposito di munizioni situato in un accampamento, a sua volta sede di “strutture vitali”. Fonti locali hanno riferito che una persona è deceduta, mentre altre 3 sono rimaste ferite a seguito dell’esplosione, presumibilmente causata da residuati bellici. Le vittime, è stato specificato, erano tutte affiliate al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Nel frattempo, continua la mobilitazione a livello politico. A tal proposito, Dbeiba è stato chiamato a presentare una nuova squadra di governo entro il 26 febbraio. Questa dovrà poi ottenere la fiducia del Parlamento entro il 19 marzo, ma, nel caso in cui i deputati libici non riescano a raggiungere consenso a riguardo, verrà interpellato il Forum di dialogo politico, l’organismo creato a seguito dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020 e che ha già accompagnato la Libia nelle prime fasi della fase di transizione. Di fronte alle perduranti divergenze tra le Camere dell’Est e dell’Ovest libico, che rischiano di rallentare la formazione dell’esecutivo, il 23 febbraio Dbeiba ha lanciato un monito al Parlamento, affermando che sarà costretto a ricorrere al Forum per votare la fiducia del futuro governo, se il disaccordo all’interno dell’organo legislativo continuerà. Da parte loro, nella medesima data, i deputati libici hanno cominciato a raccogliere le firme per tenere la sessione di fiducia al governo in una città diversa da Sirte e per richiedere le dimissioni dell’attuale presidente del Parlamento, Aguila Saleh.

A livello militare, le Nazioni Unite si sono dette pronte a inviare una propria squadra in Libia, la quale avrebbe il compito di monitorare il cessate il fuoco stabilito con l’accordo del 23 ottobre 2020.  A riferirlo, il 23 febbraio, il sottosegretario dell’Onu per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, il quale ha affermato che, nel caso in cui venga richiesto, l’ufficio onusiano per gli affari militari è pronto ad agire, sebbene vi sia ancora del lavoro da compiere, volto a chiarire il ruolo che le Nazioni Unite sono chiamate a svolgere nel Paese Nord-africano.

Tale dichiarazione giunge dopo che, il 4 gennaio, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha sottolineato la necessità di inviare “osservatori internazionali” in Libia, al fine di monitorare il rispetto del cessate il fuoco presso i fronti di combattimento. Il Segretario dell’Onu non ha fornito particolari indicazioni sulla squadra di monitoraggio, ma ha precisato che è stato il Comitato militare congiunto 5+5, composto da membri sia dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) sia del GNA, ad aver richiesto un meccanismo internazionale che preveda individui imparziali “disarmati e non in uniforme”, i quali collaboreranno con le squadre congiunte di Tripoli e delle regioni orientali, in specifiche missioni di sorveglianza e osservazione.

Nel corso delle ultime settimane, anche il capo della Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL), Jan Kubis, il cui mandato ha avuto inizio l’8 febbraio scorso, ha esortato tutti gli attori coinvolti nel dossier libico a rispettare il cessate il fuoco e le altre disposizioni stabilite sia dall’Onu sia dal Forum di dialogo politico, tra cui il ritiro di forze e mercenari stranieri. Al contempo, sono stati messi in luce i risultati positivi raggiunti sino ad ora e l’impegno mostrato per porre fine alla crisi libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011, e che si spera possano condurre alle elezioni legislative e presidenziali del 24 dicembre 2021.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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