Green Deal europeo: quali benefici per Marocco e Tunisia

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 17:08 in Marocco Tunisia

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Uno studio ha rivelato che investire nelle energie rinnovabili potrebbe fornire 30.000 posti di lavoro in Tunisia entro il 2030, e tra 267.000 e 482.000 opportunità lavorative in Marocco entro il 2040.

Alla base di un possibile risultato vi è il cosiddetto Green Deal, la strategia, lanciata nel 2019, con cui i Paesi membri dell’Unione Europea mirano a far fronte ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale, rendendo sostenibile la propria economia. In particolare, ci si è proposti di promuovere l’uso efficiente delle risorse attraverso un’economia pulita e circolare, di ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento. Ciò verrà attuato in due fasi. La prima si estende per dieci anni, al costo di un miliardo di euro all’anno, cifra destinata a finanziare attività e programmi che ridurranno le emissioni di CO2 della metà entro il 2030. La seconda fase, invece, mira a realizzare un’economia totalmente priva di quelle emissioni alla base dei cambiamenti climatici entro la metà del secolo.

Il Green Deal mira altresì a rafforzare la leadership dell’UE, stabilendo partenariati in materia di clima, energia e ambiente con i vicini meridionali del continente africano, tra cui Marocco e Tunisia, due Paesi che, oltre ad avere stretti legami con l’Europa, hanno già avviato iniziative interne nell’ambito della “transizione verde”, investendo in varie fonti di energia rinnovabile, in primis solare ed eolica. Entrambi i Paesi Nord-africani si sono detti disposti a lavorare a stretto contatto con l’UE per perseguire i propri obiettivi in materia di energia verde. Alcuni progetti includono la costruzione di nuove interconnessioni elettriche “verdi” per una maggiore indipendenza energetica, la creazione di una comunità mediterranea per l’energia rinnovabile, la loro designazione di “partner verdi”, in quanto importatori di idrogeno verde, e la creazione di nuovi posti di lavoro. A tal proposito, uno studio condotto del Forum Euro-Mediterraneen des Instituts de Sciences Economiques ha rilevato che investire nell’energia rinnovabile potrebbe offrire nuove opportunità di lavoro per 30.000 tunisini entro il 2030 e fino a 482.000 marocchini entro il 2040.

Una delle principali fonti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili è rappresentata dallo stabilimento Siemens Gamesa di Tangeri, in Marocco, che ha il compito di produrre pale per turbine eoliche per i mercati locali e di esportazione. Da quando ha iniziato a produrre, nell’aprile 2017, lo stabilimento ha creato 600 posti di lavoro diretti e circa 500 posti di lavoro indiretti. Il Regno del Marocco, alla luce delle ripercussioni negative del cambiamento climatico, tra cui desertificazione, siccità e innalzamento del livello del mare, sta provando ad adottare misure che contrastino tali fenomeni. In tale quadro si colloca il cosiddetto National Determined Contribution, un piano nazionale sul clima non vincolante, il cui obiettivo è raggiungere i principi sanciti dall’accordo di Parigi. In base a tale piano, Rabat ha stimato che necessiterebbe di 35 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni per attuare quanto delineato in settori vulnerabili come agricoltura, silvicoltura e risorse idriche.

Parallelamente, la Tunisia si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra del 41% rispetto ai livelli registrati nel 2010 in tutti i settori economici, e a profondere sforzi in materia di mitigazione e adattamento. Per raggiungere i propri obiettivi, Tunisi si è proposta di volgere lo sguardo soprattutto al settore energetico, dove mira a ridurre del 75% le emissioni. Al contempo, per raggiungere il livello di mitigazione previsto, sono necessari circa 18 miliardi di dollari per coprire sia i programmi di rafforzamento delle capacità finanziarie sia per coprire gli investimenti necessari. I costi aggiuntivi per le misure di adattamento si prevede ammonteranno a ulteriori 2 miliardi di dollari.

Ad oggi, il Marocco ha beneficiato del sostegno politico per perseguire i propri piani di transizione, con funzionari chiave che stanno monitorando la questione riferendo direttamente al re Mohammed VI. La Tunisia, invece, deve far fronte a sfide a livello istituzionale che colpiscono le principali parti interessate. Inoltre, il Paese necessita di investimenti significativi per favorire i progetti delineati. Motivo per cui, alcuni hanno evidenziato che, optando per una relazione reciprocamente vantaggiosa, il Green Deal europeo potrebbe portare a un’ulteriore decarbonizzazione per i Paesi europei e, al contempo, fornire assistenza finanziaria ai Paesi Nordafricani, così che anch’essi possano realizzare la transizione ecologica auspicata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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