Gli Emirati Arabi Uniti ospitano IDEX: raggiunti accordi da 1,36 miliardi

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 13:01 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Abu Dhabi sta ospitando, dal 21 febbraio, il Salone internazionale IDEX, la maggiore mostra nel settore della difesa e della sicurezza nella regione mediorientale. In tale occasione, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno riferito di aver siglato accordi da 1,36 miliardi di dollari.

Come sottolineato dal quotidiano al-Arab, nonostante la pandemia di Covid-19, il Paese del Golfo ha organizzato, nel National Exhibition Center (ADNEC) di Abu Dhabi, un evento di rinomanza internazionale, che ha attratto le maggiori aziende e i maggiori investitori che operano nel campo della difesa, con la speranza di poter concludere accordi in materia di armi. In particolare, sono circa 900 gli espositori e 70.000 i partecipanti che si sono recati nella capitale emiratina per promuovere la propria merce, tra cui si annoverano veicoli blindati e missili balistici di ultima generazione. Tuttavia, è stata messa in luce una presenza minore di attori di rilevanza internazionale. A tal proposito, a detta del quotidiano, le grandi aziende statunitensi, seppur presenti, hanno mantenuto un “profilo basso”. Tra i protagonisti di Washington vi è la Lockheed Martin, i cui rappresentanti hanno messo in mostra i caccia F-35. Anche la Cina è presente a IDEX 2021. Pechino, che, a detta di al-Arab, vanta la seconda industria di produzione di armi al mondo, ha attirato i passanti con un missile balistico chiamato “Fire Dragon”.

In occasione dell’inaugurazione della mostra, le forze armate emiratine hanno rivelato di aver siglato accordi con aziende sia locali sia internazionali, per l’acquisto di diverse tipologie di armi, da droni di fabbricazione sud-africana ad artiglieria serba. Tuttavia, sebbene la cifra stanziata superi quella annunciata nel 2019, alcuni esperti prevedono che molti Paesi del Golfo, UAE inclusi, saranno costretti a ridurre la propria spesa militare, a seguito delle ripercussioni della pandemia e del calo dei prezzi di petrolio. Sebbene gli attacchi aerei “di routine” e le crescenti tensioni con l’Iran possano portare i Paesi mediorientali a destinare più fondi a difesa e sicurezza, diversi analisti prevedono che il budget del Golfo subirà una diminuzione del 9,4% nel 2021, raggiungendo quota 90,6 miliardi di dollari.

Ciò significherebbe invertire la tendenza degli ultimi cinque anni, periodo durante il quale il flusso di armi verso il Medio Oriente è aumentato del 61%, secondo i dati emersi da un rapporto di Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). Alla base di un fenomeno simile, vi sono le perduranti tensioni dell’area MENA, dalla Libia alla Siria allo Yemen, dove sono diversi gli attori internazionali coinvolti.

Stando a quanto riportato dal quotidiano, Abu Dhabi continua a considerare il settore militare e della difesa un settore strategico. La strategia degli UAE in tale campo si basa sulla creazione di un’economia basata sulla conoscenza, sulla formazione di una nuova generazione di ingegneri specializzati e sulla creazione di un’ampia base di quadri nazionali, che verranno posti alla guida del Paese negli anni a venire. Come raccontato da al-Arab, negli ultimi dieci anni lo Stato del Golfo è divenuto noto per aver investito i ricavi energetici in squadre di calcio, musei, prodotti lattiero-caseari, fattorie di produzione, immobili, società tecnologiche e banche, sia per rivendicare una partecipazione nei mercati emergenti sia per diversificare la propria economia. L’attenzione al mondo della difesa, però, non è mai mancato.

Un approccio simile è stato adottato anche dall’Arabia Saudita. Come riferito in un report di SIPRI, pubblicato il 27 aprile 2020, il Regno è stato il Paese del Medio Oriente che ha speso di più per gli armamenti nel 2019, in termini assoluti. Nello specifico, Riad ha investito in Difesa il totale di 61.9 miliardi di dollari e, ad oggi, si è detta intenzionata a investire più di 20 miliardi di dollari nell’industria militare nazionale nei prossimi dieci anni. Come dichiarato dal direttore esecutivo di SAMI, Walid Abukhaled, Riad ritiene che vi siano “chiare minacce” nella regione, tra cui i droni provenienti da “Paesi aggressivi”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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