Ecuador: rivolte simultanee in tre carceri del Paese, circa 79 morti

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 19:41 in America Latina Ecuador

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Circa 79 detenuti sono risultati morti in seguito ad una serie di rivolte scoppiate simultaneamente, martedì 23 febbraio, in almeno tre carceri dell’Ecuador. Secondo le autorità, i decessi sono stati provocati da scontri tra bande criminali legate al traffico di droga. L’ultimo bilancio del National Service for Attention to Persons Deprived of Liberty (SNAI) ha rilevato 37 vittime in un carcere di Guayaquil, nel Sud-Ovest del Paese, 34 in una prigione a Cuenca, nel Sud, e 8 a Latacunga, una città dell’omonimo cantone centrale. L’ufficio ha escluso la presenza di vittime tra il corpo delle guardie carcerarie, ma ha parlato di “poliziotti feriti”, senza specificarne il numero. Poco prima dell’annuncio dello SNAI, la polizia ecuadoriana aveva reso noto, tramite i suoi social network, di aver identificato oltre 50 morti. “Al momento, Criminalistics riferisce di più di 50 PPL (persone private della libertà) decedute”, aveva scritto l’istituto di polizia su Twitter, senza fornire un numero preciso.

Il Paese, stando a quanto riferito dal quotidiano Deutsche Welle, sta affrontando una crisi carceraria senza precedenti. Da parte sua, il presidente ecuadoriano, Lenín Moreno, ha attribuito i disordini a “organizzazioni criminali” che hanno attaccato simultaneamente il sistema. “Le autorità stanno agendo per riprendere il controllo delle carceri”, ha dichiarato con un tweet il presidente. Durante gli scontri tra le bande, diverse guide carcerarie sarebbero state trattenute dai detenuti e successivamente rilasciate “senza alcun tipo di ferita”, ha specificato Francisco Silva, il capo della polizia responsabile dell’operazione. Al momento, nessuna fonte ha ancora fornito spiegazioni precise sulle ragioni della simultaneità degli attacchi. 

Durante un intervento nel programma radiofonico “De frente con el Presidente”, Moreno ha indicato di aver autorizzato “l’uso progressivo della forza per garantire l’incolumità dei cittadini in stato di isolamento e controllare le rivolte che avvengono nelle carceri del Paese”. Riguardo all’episodio di martedì 23 febbraio, il presidente ha sottolineato: “In un complesso carcerario, queste azioni di lotta mafiosa organizzata sono già state controllata. Questi fatti per fortuna si verificano raramente, ma provocano sempre disordini sociali e preoccupazione per l’esecutivo e la polizia”. Lo SNAI ha aggiunto che, lunedì notte, era stata effettuata una perquisizione presso il Carcere Penitenziario Litorale, situato a pochi metri dal carcere regionale. Gli scontri successivi, secondo l’ufficio, potrebbero rappresentare un “segnale di resistenza e rifiuto dei detenuti di fronte a queste azioni di controllo”.

I video registrati dai detenuti e condivisi sui social media hanno mostrato diversi cadaveri decapitati, molti con braccia e gambe mutilate, e hanno scioccato la nazione intera. Le immagini rendono chiaro fino a che punto l’Ecuador sia caduto nella spirale violenta della criminalità organizzata. “Questo genere di cose prima era impensabile nel nostro Paese”, ha dichiarato in un’intervista Ricardo Camacho, che una volta era a capo del sistema carcerario dell’Ecuador. “Questa è una tragedia, un vero shock”, ha aggiunto.

A dicembre, il leader di un’importante banda locale, chiamata Los Choneros, è stato assassinato in un centro commerciale nella città portuale di Manta, diventata un importante hub per il traffico di cocaina verso l’America centrale. Martedì 23 febbraio, secondo le dichiarazioni del generale Edmundo Moncayo, a capo del sistema carcerario ecuadoriano, le rivalità tra i gruppi criminali si sarebbero spostate nelle prigioni, con i membri di Los Choneros che avrebbero reagito per la morte del loro boss. Molte delle vittime, tuttavia, non erano legate alla criminalità organizzata, ma semplicemente si sono ritrovate coinvolte negli scontri. “Due gruppi armati hanno cercato di impadronirsi della leadership criminale dei centri di detenzione”, ha specificato il generale Moncayo.

Sebbene l’Ecuador non disponga di grandi campi di coca, il suo traffico è sostenuto da due dei maggiori produttori mondiali di questa sostanza stupefacente, ovvero Colombia e Perù. I trafficanti di cocaina e i guerriglieri colombiani hanno a lungo utilizzato il territorio ecuadoriano per le loro operazioni e, negli ultimi anni, hanno iniziato a dirottare una quota crescente delle esportazioni verso i Paesi vicini, dal momento che le autorità colombiane hanno intensificato i controlli nei porti e negli aeroporti. Inoltre, da tre anni a questa parte, in Ecuador le carceri sovraffollate sono diventate sempre più violente, visto che le bande coinvolte nel traffico di droga hanno acquisito un controllo sempre maggiore delle prigioni.

La violenza è aumentata dopo che gli istituti di detenzione sono stati costretti a tagliare i bilanci nell’ambito di un programma di austerità adottato dal governo ecuadoriano, al momento in grave difficoltà finanziaria, ha evidenziato Daniela Oña, esperta di abusi dei diritti umani nelle carceri ecuadoriane. “È un problema multidimensionale”, ha detto Oña, sottolineando che ora ci sono meno fondi per il supporto psicologico, lo sport, la cultura, il lavoro sociale. “Tutti questi fattori impediscono una corretta riabilitazione”, ha aggiunto.

A dicembre, 5 detenuti sono stati uccisi in seguito ad una rissa scoppiata in una prigione del Paese tra membri di una banda di spacciatori locale. Nel 2019, almeno una ventina di detenuti ecuadoriani erano morti dopo una serie di rivolte, con due vittime che erano state bruciate vive.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.