Il debito pubblico della Russia è aumentato del 39,9% nel 2020

Pubblicato il 24 febbraio 2021 alle 8:42 in Russia

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Nel 2020, il debito pubblico della Federazione Russa è aumentato del 39,9%, per un valore di quasi 19 trilioni di rubli, pari al 17,8% del PIL. Tale dato è emerso dagli ultimi atti della Corte dei conti di Mosca, rilasciati il 23 febbraio.

“Il debito di Stato della Russia per il 2020 è cresciuto di 5.418,2 trilioni di rubli, ovvero del 39,9%, e ammonta a 18.985,6 trilioni, il 17,8% del PIL”, ha reso noto l’ente. Secondo il Federal Budget Act, il debito nazionale di Mosca sarebbe dovuto salire al 19,1% del PIL nel 2020. Per i prossimi anni, inoltre, si prevede un graduale aumento al 20,4% del PIL nel 2021, al 20,8% nel 2022, e al 21,4% nel 2023.

Confrontato con la situazione nel 2019, in quell’anno l’incremento del debito è stato pari al 7,8%, corrispondente a 976 miliardi di rubli, e il suo volume ha raggiunto quasi i 15 miliardi, il 12,3% del PIL. Allo stesso tempo, il debito interno è aumentato di 4.618,5 trilioni di rubli, cioè il 45,4%, toccando quota 15 trilioni, mentre il debito in valuta estera è salito di 1,9 miliardi di dollari, pari al 3,5%, arrivando a 56,8 miliardi.

A partire dal primo gennaio 2021, la maggior parte del debito estero russo totale, nello specifico il 67,4%, è ricaduto su titoli di Stato denominati in valuta estera, del valore di quasi 39 miliardi di dollari. Una seconda frazione, invece, è stata costituita dal debito sulle garanzie statali della Federazione Russa in valuta estera, per 17,68 miliardi di dollari, uguali al 31,1%, su prestiti da organizzazioni finanziarie internazionali, circa 473,8 milioni, il 0,8%, e su prestiti da Governi stranieri, intorno ai 349,5 milioni, ovvero lo 0,6%. Infine, il resto del debito, lo 0,4%, ammonta a 22,6 milioni.

Ciò nonostante, il bilancio complessivo tratto dalla Corte dei Conti di Mosca per il 2020 è incoraggiante. In particolare, l’ente ha valutato positivamente la stabilità dell’economia russa, in un periodo di crisi diffusa a livello globale. Di fatto, in tale anno, il rublo è stato più resistente alle fluttuazioni del prezzo del petrolio rispetto alla crisi del 2014-2016. Gli esperti e le organizzazioni internazionali si aspettavano un’evoluzione più pessimistica della situazione, invece la regola di bilancio che riduce la correlazione tra il tasso di cambio della moneta nazionale e il prezzo del petrolio ha fornito un certo sostegno alla conversione del rublo.

In merito al quadro macroeconomico della Russia, nel 2020 la contrazione del PIL della nazione è stata stimata al 3,4%. Stando a quanto riferito dal direttore di Sberbank, Hermann Gref, il dato è soddisfacente rispetto ad altri Paesi, e le misure di sostegno adottate sono state puntuali ed efficaci. Anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il 9 febbraio, ha riconosciuto il risultato di tali provvedimenti. In particolare, i direttori esecutivi hanno sottolineato che i progetti nazionali di Mosca dovrebbero essere utilizzati come un’opportunità per affrontare le difficoltà strutturali, che frenano la crescita economica del Paese. Il FMI ha poi accolto con favore l’allentamento della politica monetaria nel 2020, e l’introduzione di nuovi strumenti di liquidità. Le raccomandazioni sono state di eliminare gradualmente i sussidi al consumo interno, attenuando allo stesso tempo l’impatto sui gruppi vulnerabili.

Per quanto riguarda il 2021, la crescita della Russia dovrebbe attestarsi al 3%, poco al di sotto del 3,1% ipotizzato a dicembre 2020, e anche nel 2022 si fermerà al 2,4%, invece del 2,3% previsto. Tali stime sono in linea con le proiezioni della Banca Centrale di Mosca, la quale, sempre a dicembre 2020, aveva preventivato i limiti della crescita, mentre sono nettamente inferiori alle aspettative del Ministero dell’Economia russo, che aveva calcolato un incremento del PIL del 3,3% nel 2021 e del 3,4% nel 2022. L’economia del Paese potrebbe tornare a mostrare una crescita annuale sostenuta solo dal secondo trimestre del 2021, a causa della bassa base di partenza del 2020. Nel 2022, poi, la ripresa sarà trainata dall’aumento della domanda interna, che stimolerà le politiche fiscali e monetarie, nonché dalla ripresa del mercato petrolifero. Tuttavia, gli esperti hanno avvertito che la volatilità del prezzo del petrolio e gli eventi geopolitici potrebbero costituire un rischio per tali previsioni.

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Mariela Langone

di Redazione

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