Siria: nuovo minimo record per la moneta locale

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 15:54 in Medio Oriente Siria

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Il tasso di cambio della lira siriana rispetto al dollaro statunitense ha raggiunto un nuovo minimo storico, martedì 23 febbraio, toccando quota 3500 lire.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di proprie fonti di Damasco, le quali hanno specificato che il tasso di cambio rispetto alla moneta unica europea, l’euro, ha invece superato le 4250 sterline. A detta delle fonti, il crollo della moneta locale siriana ha provocato un aumento record dei prezzi delle materie prime e di altri prodotti venduti nel mercato siriano, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi dieci anni. Le autorità siriane, hanno riferito le medesime fonti, si sono limitate a perseguire i cambiavalute e a chiudere gli uffici di cambio, senza attuare misure indirizzate al mercato valutario o alle banche, probabilmente per preservare le già scarse risorse di valuta estera.

Tra gli esempi riportati dalle fonti di al-Araby al-Jadeed, il prezzo del pollo, ha raggiunto, per la prima volta, le 7.000 lire, mentre quello di un chilo di zucchero ha superato le 2.300 lire. Al momento, inoltre, per compare meno di 2 kg di pane occorrono mille lire sul mercato nero, mentre il prezzo ufficiale è pari a cento lire. Come evidenziato dalle fonti, il reddito medio di un cittadino siriano non supera le 60.000 sterline, e non tutti hanno un reddito fisso. Motivo per cui, la popolazione sta incontrando sempre più difficoltà ad acquistare anche i beni di prima necessità.

Stando a quanto evidenziato dal quotidiano, la moneta locale siriana, scambiata a 47 lire al dollaro allo scoppio della rivolta nel 2011, all’inizio del 2020 aveva già toccato poco meno di 1.000 lire. Poi, nel corso del 2020, la lira ha perso circa il 211% del suo valore, giungendo a 2.800 sterline rispetto al dollaro USA alla fine dello stesso anno. Le motivazioni alla base del crollo della valuta siriana sono molteplici. Tra queste, il perdurante calo delle risorse, il perpetuarsi del conflitto e le sanzioni imposte da Washington.

Secondo diversi analisti, un altro fattore che ha portato al peggioramento del quadro economico siriano e al crollo della moneta locale è l’introduzione, da parte della Banca centrale legata al governo di Damasco, di una banconota da 5.000 lire, il cui annuncio risale al 24 gennaio scorso. A detta di un esperto di economia siriano intervistato da al-Araby al-Jadeed, il valore della lira siriana continuerà a diminuire, a causa di un aumento delle importazioni di grano e derivati del petrolio in valute estere, il che provoca un crescente squilibrio tra domanda e offerta nel mercato. Inoltre, secondo l’esperto, la situazione potrebbe peggiorare se il deficit del Paese continuerà ad aumentare e se Damasco continuerà a stampare banconote in Russia. Non da ultimo, anche la crescente e perdurante crisi economica e finanziaria in Libano ha creato difficoltà per quegli imprenditori siriani che facevano ricorso al mercato libanese per eludere dalle sanzioni e importare beni dall’estero.

Risale al 17 giugno 2020 l’entrata in vigore del cosiddetto Caesar Act. Si tratta di una legislazione elaborata da Washington che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Bashar al-Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. Inoltre, è previsto altresì il congelamento degli aiuti destinati alla ricostruzione della Siria. Il Caesar Act è stato firmato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, e approvato da entrambe le camere del Congresso nel mese di dicembre 2019.

In tale quadro, secondo alcuni esperti di economia, le capacità di produzione interna di petrolio della Siria sono diminuite del 90% nel corso degli ultimi dieci anni, passando da 380mila barili al giorno nel 2011 a tra i 20 e i 30mila barili attuali, ma, al contempo, Damasco non dispone delle risorse necessarie a importare risorse petrolifere. Come spiegano gli economisti, nonostante la diversità delle fonti di approvvigionamento, il vero problema sta nel pagare il prezzo del petrolio in dollari.

Ogni mese Damasco spende circa 200 milioni di dollari per importare petrolio. Il consumo giornaliero è pari a quasi 4.5 milioni di litri di benzina, 6 milioni di litri di gasolio, 7 migliaia di tonnellate di carburante e 1.200 tonnellate di gas. “Ciò mette in imbarazzo il regime”, il quale talvolta costringe il settore privato a pagare i costi di importazione, o ad aumentare i prezzi come accaduto nel 2020, o, ancora, si vede costretto a barattare il petrolio con merci e prodotti siriani con Russia e Iran. In questo modo, però, le sofferenze del popolo siriano aumentano, vista altresì la riduzione dei sovvenzionamenti da parte dello Stato, i quali si prevede passeranno dagli 11 miliardi di lire, previsti nel bilancio 2020, ai 2700 miliardi previsti per il 2021.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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