Qatar-UAE: il primo meeting dalla distensione delle tensioni

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 9:21 in Emirati Arabi Uniti Qatar

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Per la prima volta dalla dichiarazione di al-Ula, con cui è stata posta fine alla cosiddetta crisi del Golfo, il Kuwait ha ospitato delegazioni provenienti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, il 22 febbraio.

Il riferimento va all’accordo di “solidarietà e stabilità”, firmato ad al-Ula, in Arabia Saudita, il 5 gennaio, in occasione del 41esimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). In particolare, durante il meeting, i Paesi partecipanti hanno accettato di ristabilire le relazioni con il Qatar, interrotte a seguito della crisi scoppiata il 5 giugno 2017. Nelle settimane a seguire, poi, gli Stati fautori dell’embargo si sono impegnati in una graduale distensione delle tensioni e nella progressiva riapertura dei confini terrestri e marittimi, oltre che dello spazio aereo, chiusi da più di tre anni.

In tale quadro si inserisce l’incontro del 22 febbraio, durante il quale funzionari qatarioti ed emiratini hanno discusso dei meccanismi e delle procedure congiunte da attuare per implementare a pieno la dichiarazione di al-Ula. Parallelamente, le parti hanno messo in luce l’importanza di preservare la coesione nella regione del Golfo e di sviluppare un’azione congiunta, nell’interesse dei Paesi del GCC e dei loro cittadini, al fine ultimo di portare stabilità e prosperità. Inoltre, l’Arabia Saudita e il Kuwait sono stati ringraziati per il ruolo svolto nel sanare le fratture interne al Consiglio di Cooperazione del Golfo e nel porre fine alla disputa.

Quest’ultima era scoppiata il 5 giugno 2017, e ha visto protagonisti il Qatar, da un lato, ed Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, dall’altro lato. Nello specifico, Doha è stata accusata di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Come conseguenza, le è stato imposto un embargo diplomatico, economico e logistico. Ancora prima dell’accordo del 5 gennaio, nelle settimane precedenti, vi erano stati diversi segnali e dichiarazioni che avevano fatto pensare a un possibile disgelo delle tensioni.

In particolare, i primi passi verso la de-escalation sono stati avviati a seguito della visita in Qatar del consigliere senior e genero del presidente uscente degli USA, Jared Kushner, svoltasi il 2 dicembre. Poi, il 4 dicembre, il ministro degli Esteri del Kuwait, lo sceicco Ahmad Nasser al-Sabah, aveva dichiarato che le parti coinvolte nella questione, Riad e Doha in primis, si erano impegnate in colloqui fruttuosi, dimostrando la propria disponibilità a porre fine alla crisi. Il giorno successivo, il 5 dicembre, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan al-Saud, aveva affermato che le possibilità di risoluzione della crisi del Golfo erano estremamente positive e che presto sarebbe stato raggiunto un accordo definitivo. Infine, si è giunti all’incontro del mese successivo, il 5 gennaio, che ha dato nuovo slancio alle relazioni, non solo diplomatiche, tra i Paesi coinvolti nella crisi.

Ciò è avvenuto nonostante la cautela mostrata in un primo momento, soprattutto dagli Emirati Arabi Uniti. A tal proposito, era stato il ministro di Stato per gli Affari esteri degli UAE, Anwar Gargash, a precisare che, sebbene l’apertura delle frontiere e la ripresa delle relazioni commerciali potesse avvenire in tempi brevi, ristabilire i rapporti diplomatici tra i Paesi responsabili del blocco e il Qatar avrebbe richiesto più tempo, in quanto sarebbe stato dapprima necessario ristabilire la fiducia tra le parti coinvolte. Inoltre, nonostante la controversia possa essersi considerata risolta, a detta di Gargash, vi sono altre questioni che richiedono tempo, oltre che “trasparenza e maturità”.

Ad ogni modo, l’accordo di solidarietà ha generato un’ondata di ottimismo tra la popolazione dei Paesi del Golfo, la quale spera che la situazione nella regione possa ritornare allo status precedente allo scoppio della crisi. Ciò consentirebbe, tra le altre conseguenze positive, il ricongiungimento di quelle famiglie “miste”, formate da qatarioti e da membri degli altri Stati responsabili del blocco, che sono state separate all’indomani dell’embargo. Secondo le cifre fornite dalle autorità di Doha, sono circa 3.600 i matrimoni registrati tra il Qatar e gli Emirati colpiti dalle conseguenze del boicottaggio. Inoltre, la fine della crisi darebbe modo di viaggiare tra un Paese e l’altro, oltre che di recarsi nel Regno saudita per i pellegrinaggi previsti dalla religione islamica o in Qatar per i mondiali di calcio del 2022. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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