Myanmar: le iniziative indonesiane per risolvere la situazione

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 17:07 in Indonesia Myanmar

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La ministra degli Esteri dell’Indonesia, Retno Marsudi, visiterà il Myanmar il prossimo 25 febbraio e sarà il primo inviato straniero a recarsi nel Paese da quando l’Esercito ha preso il potere lo scorso primo febbraio, secondo quanto rivelato da Reuters sulla base di documenti trapelati dal governo indonesiano. Intanto, il 23 febbraio, Retno ha chiesto che la transizione democratica in Myanmar rispetti il volere della popolazione.

La visita della ministra indonesiana sarebbe stata confermata in una lettera del Ministero dei trasporti di Jakarta indirizzata alla giunta militare birmana attualmente al potere, la cui autenticità è stata confermata da un funzionario del Myanmar. Retno arriverà nel Paese nella mattina del 25 febbraio e ripartirà dopo qualche ora. Il portavoce del Ministero Affari Esteri dell’Indonesia, Tengku Faizasyah, ha annunciato che, al momento, la ministra si troverebbe in Thailandia e che da lì potrebbe dirigersi in altri Paesi, senza però, specificare quali.  Retno è impegnata in un tour in diversi Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), intrapreso con l’obiettivo di formulare una risposta comune di tale organizzazione agli ultimi avvenimenti in Myanmar, iniziato lo scorso 16 febbraio. Retno ha visitato Brunei e Singapore e ha discusso della questione birmana anche con la Cina e gli USA.

Nella giornata del 23 febbraio, alcune fonti interne al governo di Jakarta hanno reso noto che il governo indonesiano vorrebbe inviare una missione di controllo in Myanmar per monitorare che i militari indicano elezioni giuste e inclusive, come promesso dai capi dell’Esercito birmano. La notizia, diffusa da Reuters, ha, però, attirato condanne dai manifestanti che stanno protestando dallo scorso sei febbraio contro la giunta militare al potere. A dimostrazione di ciò, un gruppo di persone si è radunato di fronte all’ambasciata di Jakarta a Yangon, la più grande città birmana, per protestare contro tali intenzioni, chiedendo che vengano considerati validi gli esiti elettorali dello scorso 8 novembre.

A tal proposito, rispondendo ad una richiesta di commento da parte di Reuters, Retno ha affermato che: “La transizione democratica e inclusiva deve essere attuata in base al volere della popolazione del Myanmar. Qualunque azione futura sarà volta a tale fine”. La ministra si è poi detta preoccupata per la situazione birmana a nome del proprio Paese e ha espresso sostegno per la popolazione, chiedendo a tutte le parti di evitare “spargimenti di sangue”.

L’Indonesia, che il più grande Paese del blocco ASEAN in cui è inserito anche il Myanmar, ha avanzato una serie di proposte rispetto agli ultimi avvenimenti in Myanmar, comprese ma non limitate all’invio della missione di controllo elettorale. Altre iniziative prevedrebbero la facilitazione di un dialogo tra la giunta militare al potere e i suoi opponenti da parte di una task force dell’ASEAN in modo da guidare una transizione democratica.

Il primo febbraio scorso, l’Esercito ha preso il potere in Myanmar e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale saranno indette elezioni, dopo aver arrestato la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, e il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni nel Paese lo scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo con a capo la presidente uscente Aung San Suu Kyi, con l’83% dei voti.

Oltre alla leadership nazionale, l’Esercito ha anche arrestato più politici locali della NDL, attivisti e critici delle forze armate in tutto il Paese. Successivamente è stata quindi introdotta la legge marziale in più aree del Paese, imponendo un coprifuoco e un divieto di riunione per oltre cinque persone e la connessione ad Internet è stata ripetutamente interrotta e riattivata. Ciò nonostante, dal 6 febbraio scorso, la popolazione non ha mai smesso di protestare e, durante le manifestazioni, sono morte in totale 3 persone. Oltre a questo, è iniziato un movimento di disobbedienza pubblica dei lavoratori statali in vari settori dall’istruzione all’aviazione.  Il 16 febbraio, la leader Suu Kyi ha ricevuto nuove accuse riguardanti la violazione della Legge sui disastri naturali, oltre a quelle per l’importazione illegale di 6 walkie-talkie.

A livello internazionale, più Paesi, compresi quelli del G7, hanno condannato i fatti e alcuni hanno adottato misure punitive. La Nuova Zelanda ha tagliato i rapporti con la giunta militare, mentre, gli USA, il Canada e il Regno Unito hanno adottato sanzioni. La Cina ha finora incoraggiato la comunità internazionale a non esacerbare la situazione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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