La Cina: il primo partner commerciale dell’India

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 10:54 in Cina India

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La Cina si è riconfermata come il maggior partner commerciale dell’India nel 2020, nonostante il deterioramento nelle relazioni bilaterali che ha caratterizzato tale anno, secondo dati elaborati da Bloomberg e riportati da Global Times, il 23 febbraio.

Nonostante l’India abbia cercato di limitare il commercio con la Cina in seguito agli scontri di confine, iniziati il 5 maggio 2020, non è riuscita ad invertire la continua dipendenza indiana da Pechino per quanto riguarda, in particolare, le importazioni di macchine movimento terra, apparecchiature per le telecomunicazioni ed elettrodomestici. Nel corso del 2020, il governo di Nuova Delhi aveva adottato politiche volte a bloccare applicazioni per smart phone cinesi e a limitare gli investimenti della Cina in India, cercando di aumentare la propria auto-sufficienza.

Tuttavia, ciò non sarebbe stato sufficiente. Secondo dati provvisori del Ministro del Commercio indiano, l’interscambio commerciale tra Cina e India nel 2020 avrebbe raggiunto il valore di 77,7 miliardi di dollari e, pur registrando un calo rispetto al 2019, quando tale cifra era stata di 85,5 miliardi di dollari, ciò sarebbe stato sufficiente a Pechino per sorpassare Washington come primo partner commerciale indiano. Dopo la diffusione del coronavirus e il calo della domanda di beni, l’interscambio commerciale tra India e stati Uniti si è attestato a 75,9 miliardi di dollari.

Nel quadro degli scambi commerciali sino-indiani, poi, la bilancia commerciale è spostata a favore della Cina e il deficit registrato nel 2020 ammonta a 40 miliardi di dollari. Le importazioni cinesi in Inia, in particolare, hanno avuto un valore di 58,7 miliardi di dollari che, da solo, ha superato il totale del valore delle importazioni indiane dagli USA e dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), che sono rispettivamente il secondo e terzo partner commerciale dell’India.

Negli ultimi giorni, l’India e la Cina hanno compiuto passi in avanti nella risoluzione delle dispute di confine che hanno visto, ad esempio, il 20 febbraio scorso, la smobilitazione dei rispettivi eserciti dal lago Pangong Tso, che era stato teatro di scontri. Parallelamente, il 22 febbraio, fonti interne al governo indiano hanno nuovamente rivelato a Reuters che l’India approverà 45 proposte d’investimento di limitata grandezza cinesi che erano state precedentemente bloccate. Successivamente, Times of India, citato da Global Times, ha aggiunto che Nuova Delhi istituirà un comitato apposito per valutare proposte di investimento cinesi di larga scala.

Nel corso del 2020, parallelamente a tensioni di carattere militare, tra India e Cina erano cresciute anche le dispute in ambito economico-commerciale. Nuova Delhi, in particolare, aveva adottato cambiamenti alle proprie politiche sugli investimenti esteri in modo da porre limiti alla partecipazione cinese in progetti statali e da richiedere alle aziende cinesi intenzionate ad investire in India di essere sottoposte a revisioni governative. In particolare, secondo le modifiche in questione, gli investimenti provenienti da ogni Paese che condivide un confine terrestre con l’India avrebbero dovuto ottenere l’approvazione da parte del governo indiano. Tale iniziativa aveva bloccato circa 150 proposte d’investimento cinesi, per un valore di oltre 2 miliardi di dollari, e, tra esse, è rientrata anche, ad esempio, l’acquisizione degli impianti di General Motors in India da parte dell’azienda cinese Great Wall Motors.

Oltre alle limitazioni agli investimenti cinesi, in seguito alle tensioni di confine, l’India ha anche bloccato varie applicazioni per smart phone di proprietà cinese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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