Italia-Francia: incontro “fruttuoso” tra i ministri degli Esteri

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 6:30 in Francia Italia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e il suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian, si sono incontrati a margine del Consiglio Affari Esteri dell’UE del 22 febbraio, per discutere di Libia, Iran, Mediterraneo e del coordinamento europeo per affrontare la pandemia. 

La notizia è stata riferita dagli stessi rappresentanti dei due Governi, che hanno utilizzato termini positivi per descrivere gli incontri. Il ministro degli Esteri italiano ha scritto su Twitter di aver incontrato “l’amico e collega francese” prima dell’inizio del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, per “ribadire il comune impegno di Italia e Francia a rafforzare il coordinamento su Libia, Mediterraneo e lotta al COVID-19”. Allo stesso modo, le Drian ha riferito di aver avuto uno “scambio fruttuoso con il mio omologo italiano”. Secondo il rappresentante francese, il dialogo con Di Maio ha consentito di “rafforzare il coordinamento sulla Libia, l’Iran, il Mediterraneo e il coordinamento europeo contro il Covid-19. La dichiarazione è stata pubblicata sul profilo Twitter della Rappresentanza Permanente di Francia presso l’Unione Europea, che ha pubblicato alcune foto dei due ministri al lavoro insieme.

Per quanto riguarda la Libia, la Francia e l’Italia si sono a lungo contrapposte e accusate a vicenda di voler imporre la propria agenda nel Paese Nord-africano. L’Italia ha interessi “storici e strategici” rilevanti a Tripoli, a cui si aggiungono gli investimenti delle compagnie italiane nei giacimenti petroliferi libici. Motivo per cui, gli accordi di Skhirat siglati il 17 dicembre 2015, con cui è nato il Governo di Accordo Nazionale tripolino sono considerati un successo per la politica estera italiana in Libia. La Francia, dall’altra parte, è stata accusata di aver sostenuto il generale libico, Khalifa Haftar, il cui esercito supportava il Governo rivale di Tobruk. Con l’assalto contro Tripoli, ordinato il 4 aprile 2019 da Haftar, la tensione anche tra Roma e Parigi è aumentata notevolmente. 

Tuttavia, la Libia sembra essere entrata in una nuova fase, a partire dal 5 febbraio, giorno in cui sono stati annunciati i risultati delle elezioni svoltesi in seno al Forum di Dialogo Politico, pensato per superare le divisioni che hanno a lungo lacerato il Paese. Un Parlamento unitario si sta quindi preparando all’approvazione di un nuovo esecutivo nazionale, con il compito di superare le divergenze interne che hanno tenuto separate per anni la Camera di Tripoli e quella di Tobruk. Il 9 febbraio, Di Maio ha avuto due colloqui telefonici con il nuovo presidente designato della Libia, Mohamed Yunis Al Menfi, e con il premier designato, Abdel Hamid Dbeiba, per discutere del futuro del Paese Nordafricano. Il ministro italiano ha ribadito “l’impegno dell’Italia a sostenere e accompagnare con determinazione la Libia e il popolo libico lungo questa strada”. 

Per quanto riguarda invece l’Iran, i Paesi europei stanno discutendo del futuro dell’accordo sul nucleare del 2015, da cui gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente l’8 maggio del 2018. Il giorno precedente all’incontro tra Di Maio e Le Drian, il 21 febbraio, l’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite hanno raggiunto un accordo, definito “temporaneo”, con cui Teheran ha acconsentito a ispezioni di verifica e monitoraggio delle attività da essa condotte per altri tre mesi. L’agenzia  potrà verificare e monitorare le attività iraniane in ambito nucleare per tre mesi, ma, come ammesso dal direttore dell’AIEA, l’accesso degli esperti sarà limitato. L’accordo sul nucleare a cui si fa riferimento è noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ed era stato firmato durante l’amministrazione statunitense di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani.

Infine, per quanto riguarda il Mediterraneo, la Francia e l’Italia stanno monitorando la questione relativa alla presenza della Turchia nella regione Orientale, soprattutto in relazione alle dispute energetiche con Cipro e con la Grecia. Nello specifico, Ankara ed Atene hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle piattaforme continentali dei Paesi presenti nell’area e, di conseguenza, sui diritti di sfruttamento degli idrocarburi presenti nelle acque adiacenti alle loro coste. Il 25 gennaio, Grecia e Turchia hanno riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la questione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale. Gli incontri, che sono informali e non vincolanti, potrebbero indurre i due Paesi verso un processo di negoziazione formale che sfocerebbe in un trattato o in un accordo che stabilisca di ricorrere ad un arbitrato presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) dell’Aia per trovare una soluzione alla controversia. Se nessuno dei due scenari si dovesse verificare, le tensioni tra Grecia e Turchia resterebbero, con conseguenze potenzialmente disastrose per quella parte del mondo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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