Hong Kong: “i patrioti” devono governare l’isola

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 18:20 in Cina Hong Kong

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha affermato, il 23 febbraio, che la città debba essere governata da patrioti così da interrompere l’odio verso la Cina e sostenere il modello “un Paese, due sistemi”, facendo eco a quanto affermato dal direttore dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato di Pechino, Xia Baolong, il giorno prima. Intanto, la città ha introdotto una proposta di legge per il giuramento di fedeltà da parte dei consiglieri distrettuali di Hong Kong.

Quest’ultimo, il 22 febbraio, ha annunciato che, come già affermato dal presidente cinese, Xi Jinping, per preservare il principio “un Paese, due sistemi”, sul quale si basano i legami dell’isola con il governo di Pechino, è necessario sostenere risolutamente il concetto “i patrioti governano Hong Kong”.   Xia ha ammonito rispetto al rischio del disordine anti-cinese nella città, degli elementi indipendentisti e di altre forze separatiste che potrebbero, attraverso le elezioni, entrare nella struttura governativa locale. Secondo esperti citati dal Global Times, l’attuale sistema elettorale di Hong Kong non sarebbe in grado di garantire la piena implementazione del principio “i patrioti governano Hong Kong”.

Il 23 febbraio, Lam ha ribadito la posizione di Xia, affermando che le proteste che hanno avuto luogo a Hong Kong nel 2019 hanno messo in allerta sia il governo di Pechino, sia lei in quanto governatrice dell’isola e che ci saranno cambiamenti in arrivo per evitare che la situazione peggiori al punto da rendere impossibile portare avanti il principio “un Paese, due sistemi”. Secondo alcuni, i cambiamenti in questione dovrebbero porre limiti alla candidatura per le elezioni legislative e portare alla destituzione di gran parte dei consiglieri a livello locale, la cui maggioranza è formata da sostenitori del movimento pro-democrazia.

Lo stesso 23 febbraio, l’Ufficio costituzionale e per gli affari della Cina continentale del governo di Hong Kong, responsabile dell’implementazione della Basic Law, ha chiarito il progetto di legge per le cariche pubbliche 2021. In base a quest’ultimo, anche tutti i consiglieri distrettuali della regione amministrativa speciale di Hong Kong dovranno giurare fedeltà all’Articolo 104 della Basic Law, come richiesto a chi ricopre cariche pubbliche. Nel caso in cui questi dovessero violare tale giuramento, saranno sospesi dal proprio incarico e non potranno candidarsi per i successivi cinque anni. Il direttore dell’Ufficio costituzionale e per gli affari della Cina continentale, Zeng Guowei, ha quindi annunciato che la proposta di legge per ribadire il principio “i patrioti governano Hong Kong” sarà inserita nella gazzetta ufficiale il 26 febbraio e sottoposta al Consiglio legislativo di Hong Kong il prossimo 17 marzo.

Nel 2019, a Hong Kong si erano verificate proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong-Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong aveva respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figuravano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

In seguito a tali eventi, il 30 giungo 2020, Pechino ha quindi adottato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, fatta rientrare nell’Allegato III della Basic Law, la mini-costituzione di Hong Kong. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di salvaguardia della sicurezza nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la sua casistica di applicazione. Per la Cina è stata invece necessaria per aumentare il livello di sicurezza dell’isola e prevenire atti di violenza.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe già erosi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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