I dettagli sulla morte dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 11:45 in Italia Rep. Dem. del Congo

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Le autorità locali e i rappresentanti delle Nazioni Unite hanno fornito alcune informazioni sulla morte dell’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), Luca Attanasio, e del carabiniere dell’ambasciata, Vittorio Iacovacci, deceduti il 22 febbraio nei pressi di Goma. 

Anche un’autista delle Nazioni Unite, Mustapha Milambo, è morto a causa dello stesso attacco e altri passeggeri che viaggiavano con loro sono rimasti feriti. Il gruppo era partito da Goma, la capitale della provincia del Nord Kivu, per visitare le scuole in cui era in corso un programma di educazione alimentare gestito dal World Food Programme (WFP) a Rutshuru. Il convoglio ha preso una strada che avrebbe portato i veicoli attraverso il Parco nazionale di Virunga, un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO noto per essere luogo di tutela dei gorilla di montagna, ma anche per essere teatro di violenti attacchi. Alle 10.15 del mattino, dopo aver percorso circa 15 km, le auto vengono fermate da un gruppo armato formato da 6 persone che sparano prima in aria e poi uccidono l’autista. A tale proposito, il capo ad interim della Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione nella RDC (MONUSCO), David McLachlan-Karr, ha dichiarato che “le prime due vittime” sarebbero state uccise durante l’attacco, riferendosi probabilmente all’autista e al carabiniere Vittorio Iacovacci. 

Invece, secondo Carly Nzanzu Kasivita, governatore della provincia del Nord Kivu, gli aggressori hanno ucciso l’autista, ma hanno condotto il resto del convoglio nella foresta, tentando di rapirli per chiedere un riscatto. Il governatore ha aggiunto che i militanti stavano parlando Kinyarwanda, una lingua parlata in Ruanda. A seguito dell’imboscata, i ranger del parco e un’unità dell’esercito congolese di stanza vicinanze sono stati allertati e sono arrivati sul posto. L’arrivo delle forze armate ha causato uno scambio di colpi di arma da fuoco. Le Nazioni Unite hanno quindi specificato che le immagini pubblicate dai giornalisti locali sui social media mostravano l’ambasciatore visibilmente ferito mentre veniva caricato nella parte posteriore di un camion militare, mentre un uomo lo soccorreva e gli stringeva la mano. Sempre secondo quanto riferito dall’ONU, l’ambasciatore Attanasio ha ricevuto cure d’urgenza presso un ospedale a Goma, ma non è sopravvissuto.

Non vi è stata alcuna rivendicazione immediata di responsabilità, sebbene numerosi gruppi armati siano attivi nella regione. Le forze di pace della MONUSCO “sono state mobilitate completamente” per dare la caccia agli aggressori, secondo il portavoce dell’ONU, Stephane Dujarric. In tale contesto, il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR), un gruppo armato attivo nella regione, formato da ribelli di etnia Hutu. Tale organizzazione è nota per il genocidio in Ruanda del 1994, in cui hanno perso la vita oltre 800.000 persone in un sanguinoso conflitto etnico. 

Nonostante le dichiarazioni del governo della RDC, l’Italia ha chiesto un rapporto chiaro da parte delle Nazioni Unite. La ragione è dovuta al fatto che la regione è abitata da numerosi gruppi armati e le FDLR sono solo uno di questi. Secondo il Kivu Security Tracker, le Forze Democratiche Alleate (ADF), le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) e il Nduma Defense of Congo-Rénové (NDC-R) sono responsabili per oltre un terzo degli incidenti nel Paese e della metà dei civili che vengono uccisi. Tra questi gruppi, le ADF si distinguono per la loro mortalità, in quanto gli sono attribuibili il 37% delle uccisioni civili.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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