Cina: gli obiettivi di crescita a livello provinciale

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 7:00 in Asia Cina

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Le 31 amministrazioni a livello provinciale della Cina hanno annunciato i propri obiettivi di crescita del PIL per il 2021, con previsioni del 6% o oltre, in vista delle cosiddette “Due sessioni” del prossimo 4 marzo, ovvero l’incontro annuale dell’Assemblea nazionale del popolo (ANP) e della Conferenza politica consultiva del popolo (CPCP).

Per citarne alcuni, la provincia di Hubei ha posto i propri obiettivi di crescita a più del 10% rispetto all’anno precedente, quando il target era di circa il 7,5%. Quelli dello Shanxi sono passati dal 6,1% del 2020 all’8% del 2021, nel Guangxi si è passati dal 6,5% al 7,5%, nel Xinjiang dal 5,5% al 6,5% e ad Hainan dal 6,5% a oltre il 10%. Discorso diverso vale, invece, per Shandong, Shaanxi, Guizhou, Jiangxi, Hebei e Mongolia interna che, nel 2021, hanno posto gli stessi obiettivi di crescita del 2020. Shanghai, Pechino, Guangdong e Zhejiang hanno posto obiettivi tra il 6 e il 6,5%, mentre il Tibet al 9%. I dati più bassi sono, invece, previsti nei casi di Heilongjiang, Jilin eTianjin, con quote del 5%.

L’economia della provincia di Hubei, nel cui capoluogo Wuhan sono stati individuati i primi casi di coronavirus nel dicembre 2019, nel 2020, ha subito gravi danni e, per questo, nel 2021, intende tornare alla normalità. La provincia non solo intende riparare le perdite subite, ma anche sforzarsi per tornare a crescere.

Insieme alla provincia di Hubei, quella di Hainan ha posto l’obiettivo di crescita oltre il 10% su base annua, i maggiori di tutto il Paese. In questo caso, però, la provincia prevede di approfittare di una serie di politiche, note come “Piano per Hainan”, in base alle quali i 35.000 km quadrati dell’isola potrebbero diventare la zona di libero scambio più attrattiva del Paese. Tra le varie misure proposte, ci sono una riduzione del 15% sul tasso di imposta sui redditi di specifiche aziende e individui, l’agevolazione del rilascio di visti per chi viaggia per affari o turismo, la possibilità per i cittadini cinesi di spendere fino a 14.000 dollari l’anno nei negozi duty free dell’isola e la rimozione dei dazi sull’importazione di certi prodotti, tra cui attrezzature industriali, veicoli, materie prime e beni di consumo che potranno entrare nella Cina continentale in modo più vantaggioso. Entro il 2035, inoltre, saranno ampliate le libertà dell’isola in termini di commercio, investimenti, flussi di capitali e movimenti di persone e dati. L’ampiezza delle misure proposte per Hainan è di maggiore portata rispetto a quella delle altre zone di libero scambio cinesi come Shanghai o Shenzhen, che negli anni hanno registrato ottimi risultati.

Secondo più osservatori, gli obiettivi di crescita resi noti dalle province cinesi hanno dimostrato la fiducia nella ripresa dell’economia e delle esportazioni a livello globale. Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha stimato che la Cina assisterà ad una crescita del 7,9% nel 2021.

Nonostante la diffusione della pandemia di coronavirus a livello globale e la conseguente crisi economica a livello mondiale, nel 2020, il PIL della Cina ha totalizzato oltre 100 trilioni di yuan, per un valore di circa 14,7 trilioni di dollari, registrando una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente, secondo i dati pubblicati dall’Ufficio nazionale di statistica della Cina, il 18 gennaio scorso. In tale anno, quella cinese è stata l’unica tra le grandi economie mondiali a mostrare una crescita positiva, nonostante il tasso del 2,3% sia stato il minore mai registrato nel Paese dal 1976, quando, a termine della Rivoluzione culturale, tale dato si attestò all’1,6%.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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