USA-Libia: Prince nega le accuse delle Nazioni Unite

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 13:22 in Libia USA e Canada

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Erik Prince, il fondatore della compagnia Blackwater Worldwide, ha risposto alle accuse delle Nazioni Unite, negando di aver violato l’embargo sulle armi vigente in Libia, con una transazione in materiale bellico da 80 milioni di dollari nel 2019. 

L’uomo ha rilasciato un’intervista al New York Times, pubblicata il 21 febbraio, e ha dichairato di non aver avuto “nulla a che fare con l’invio di aerei, droni, armi o persone in Libia”. Tali dichiarazioni arrivano a seguito della presentazione di un rapporto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 18 febbraio, in cui Prince viene accusato di aver preso parte ad un’operazione a sostegno del generale Khalifa Haftar, che il 4 aprile 2019 ha lanciato un assalto contro Tripoli, al fine di rovesciare il Governo di Accordo Nazionale (GNA) sostenuto dalle Nazione Unite. 

Nella sua replica, Prince ha negato le affermazioni del rapporto dell’ONU, si è scagliato contro i suoi detrattori e ha minimizzato i propri legami con l’ex presidente degli USA, Donald Trump. L’uomo ha affermato di aver incontrato Trump solo una volta come presidente, a un evento del Veterans Day, e ha dichiarato di non aver mai discusso con lui della Libia o di qualsiasi altra questione politica. “Non ero il consigliere per la politica estera del presidente”, ha aggiunto, in riferimento ad alcuni articoli usciti suoi media statunitensi che utilizzavano tale descrizione. “Quindi smettetela di caratterizzarmi in questo modo. Non è vero”, ha aggiunto. 

Nel rapporto dell’ONU, visionato dal New York Times, sarebbero presenti una serie di documenti, tra cui contratti, bonifici bancari, messaggi di testo e altre prove a supporto della partecipazione della Blackwater a tale operazione militare. Da parte sua, Prince non ha fornito alcuna prova concreta per contrastare le accuse. Gregg Smith, che ha lavorato con l’azienda tra il 2014 e il 2016 ed è citato nel rapporto stesso, ha affermato che l’operazione descritta dagli investigatori in Libia gli ha ricordato un progetto che Prince ha guidato in Sud Sudan nel 2014. “Sono le stesse persone e lo stesso aereo”, ha affermato Smith.

Secondo il documento delle Nazioni Unite, Prince avrebbe incontrato Haftar in persona, il 14 aprile, per discutere di uno scambio di armi da 80 milioni di dollari. Il rapporto afferma che l’incontro è coinciso con un brusco cambiamento nell’approccio dell’amministrazione Trump alla situazione in Libia. Prince, da parte sua, ha dichiarato: “Non ho mai incontrato il generale Haftar”. “Non era in Egitto nel 2019. Non ha mai nemmeno parlato con quest’uomo”, ha aggiunto. Il giorno dopo l’incontro descritto nel rapporto, il 15 aprile, Trump ha tenuto una conversazione telefonica con il generale Haftar, sottolineando pubblicamente in una dichiarazione resa nota dalla Casa Bianca il “ruolo significativo” del generale libico “nella lotta al terrorismo e nella protezione delle risorse petrolifere della Libia”. Prima di tale momento, gli USA sostenevano, nel quadro delle Nazioni Unite, il Governo di Tripoli che Haftar stava cerca di far cadere. 

A tale proposito, Prince ha affermato di aver cercato di influenzare il presidente solo attraverso articoli di giornale. Per esempio, nel 2017 sul Financial Times ha proposto una forza di frontiera privata per arginare la migrazione illegale dalla Libia e sul Wall Street Journal ha suggerito una forza armata, sempre formate da appaltatori privati, per combattere in Afghanistan . Inoltre, il fondatore della Blackwater ha dichiarato di non aver mai discusso della Libia con Jared Kushner, genero e consigliere dell’ex presidente, e Mike Pompeo, l’ex segretario di Stato. L’operazione collegata a Prince nel rapporto delle Nazioni Unite è solo l’ultimo episodio che sottolinea il ruolo delle forze straniere nella guerra ha travolto la Libia dopo che il suo dittatore, il colonnello Muamma Gheddafi, è stato deposto, nell’ottobre del 2011.

Per quanto riguarda la Blackwater, l’ex presidente Trump aveva causato non poco scandalo per aver graziato, il 22 dicembre 2020, quattro uomini che lavoravano per l’azienda di sicurezza privata ed erano stati accusati di omicidio in Iraq. La compagnia aveva sempre sostenuto che i suoi dipendenti erano stati eccessivamente puniti e che il procedimento giudiziario fosse stato irregolare. Tutti e quattro gli uomini in questione stavano scontando pene detentive di lungo termine.

Gli individui facevano parte di un convoglio blindato di veicoli che scortavano i funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale del Paese mediorientale. Questi hanno aperto il fuoco contro una folla di civili iracheni disarmati, adducendo ragioni relative alla sicurezza del loro passaggio, il 16 settembre 2007. L’accaduto divenne noto come il “massacro di Nisour Square” e segnò uno dei punti più controversi dell’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti. Almeno due dei 14 cittadini iracheni uccisi in quella giornata erano bambini.

Paul Slough, Evan Liberty, Dustin Heard e Nicholas Slatten sono stati condannati nel 2014 dopo un processo durato mesi presso la corte federale di Washington. Ognuno di questi si era dichiarato innocente. Slough, Liberty e Heard sono stati condannati a 30 anni di carcere, anche se l’appello aveva diminuito la pena. Slatten, invece, era stato accusato dai pubblici ministeri di aver aperto il fuoco ed è stato condannato all’ergastolo. L’azienda Blackwater è stata fondata da Erik Prince, una persona vicina al presidente Trump e fratello del segretario all’istruzione, Betsy DeVos. Numerose personalità statunitensi ed internazionali hanno condannato la decisione della Casa Bianca di concedere la grazia a tali individui. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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