Uganda: opposizione accusa la magistratura di essere di parte

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 17:42 in Africa Uganda

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Bobi Wine, il leader dell’opposizione che ha contestato i risultati delle ultime elezioni, ha deciso di non proseguire con il suo caso per vie legali, affermando che, a suo avviso, i tribunali del Paese non sono indipendenti.

Secondo Al Jazeera English, il 22 febbraio, Bobi Wine ha annunciato l’intenzione di voler ritirare le accuse relative ai presunti brogli elettorali commessi dal presidente, Yoweri Museveni, sostenendo che i tribunali nazionali non sono indipendenti, in quanto “è chiaro che i giudici stiano lavorando per Museveni”. Il leader dell’opposizione, il cui vero nome è Robert Kyagulanyi, ha rifiutato i risultati delle elezioni presidenziali del 14 gennaio, i quali hanno proclamato Museveni vincitore con circa il 59% dei voti, affermando di credere che la vittoria gli sia stata “rubata”.

Secondo la fonte, Solomon Muyita, un portavoce della magistratura, ha informato che le autorità giudiziarie risponderanno alle accuse di Bobi Wine e alla sua decisione di ritirare il caso solo quando lo farà formalmente attraverso i suoi avvocati. Muyita ha aggiunto: “In questo momento ha fatto soltanto una dichiarazione politica, per quanto riguarda i registri della Corte Suprema, il caso è ancora lì”.

Yoweri Museveni è un ribelle diventato politico ed è al potere dal 1986. Giorni prima dello scrutinio del voto di gennaio, Museveni ha ordinato il blocco totale di internet nel Paese e ha fatto riempire le strade di Kampala con carri armati, al fine di mostrare il potere del suo regime. Vale la pena ricordare che, durante le elezioni del 2016, Museveni ha ordinato la chiusura dei social media. Quest’anno, Museveni ha sfidato un avversario politico molto giovane e dinamico, noto al popolo ugandese come Bobi Wine. Quest’ultimo gode del sostegno di milioni di giovani, desiderosi di cambiamento nel contesto politico. La candidatura di Bobi Wine aveva come obiettivo quello di cercare di ostacolare il sesto mandato del presidente Museveni, il quale è stato accusato in passato di detenere il potere tramite elezioni truccate e repressione politica.

Il giorno delle elezioni, le forze di sicurezza hanno arrestato più di 30 osservatori elettorali e, di conseguenza, la nazione non ha avuto la possibilità di ricevere informazioni imparziali e affidabili sul conteggio dei voti. Insieme a un’eccessiva presenza militare nelle strade e nei seggi elettorali, la maggior parte degli ugandesi ha perso ogni residua speranza di avere delle elezioni libere e democratiche. Quando le autorità di Kampala hanno iniziato ad annunciare i primi risultati, senza offrire alcuna spiegazione su come li avessero raccolti, Bobi Wine ha dichiarato che il processo elettorale era stato “truccato” e ha annunciato di voler contestare legalmente i risultati.

A seguito di queste dichiarazioni, alcune forze fedeli a Museveni hanno fatto irruzione nell’abitazione di Bobi Wine, arrestando lui, la moglie e il figlio. Inoltre, secondo Al Jazeera English, anche centinaia di sostenitori del leader dell’opposizione sono stati detenuti illegalmente in tutto il Paese. Nonostante le crescenti preoccupazioni sulla legittimità delle elezioni da parte del popolo ugandese, la Commissione Elettorale dell’Uganda ha annunciato in una conferenza stampa televisiva la vittoria di Museveni, il 14 gennaio.

Il Governo di Yoweri Museveni, al potere dal 1986, ha portato relativa stabilità e crescita economica in Uganda. Nel tempo, il presidente è stato regolarmente accusato di brogli elettorali. Già durante le elezioni del 1996, i suoi avversari, Paul Ssemogerere e Mohamed Mayanja, i quali sono stati sconfitti, hanno respinto i risultati accusando Museveni di aver commesso frode elettorale. Il presidente è stato riconfermato durante le elezioni del 2001, nonostante le critiche diffuse nei suoi confronti riguardo a presunte violazioni di diritti umani e scandali politici. Dopo che il suo principale avversario, Kizza Besigye, ha presentato ricorso alla Corte Suprema, i giudici hanno stabilito che il ballottaggio non è stato libero ed equo, tuttavia non hanno annullato i risultati.

Grazie ad una modifica costituzionale, a Museveni  è stato legittimato il terzo mandato, ottenuto con la vittoria delle elezioni del 2006, per poi essere rieletto come presidente per la quarta volta nel 2011. Nel dicembre 2017, il parlamento ha approvato la rimozione dei limiti di età per i presidenti, rendendo possibile la quinta candidatura per Museveni. L’elezione del 14 gennaio ha confermato il suo sesto incarico presidenziale.

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Julie Dickman 

di Redazione

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