Il Sudan svaluta la sua moneta

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 20:45 in Africa Sudan

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 Il 21 febbraio, la Banca Centrale del Sudan ha svalutato la moneta nazionale, nel tentativo di superare la crisi economica e per accedere alla riduzione del debito del Paese.

 ll cambiamento è stato richiesto soprattutto dai donatori stranieri e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), tuttavia è stato ritardato per mesi a causa della carenza di beni essenziali e della rapida inflazione che ha caratterizzato l’economia negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, la Banca Centrale del Sudan ha fissato un tasso di cambio indicativo a 375 sterline per un dollaro, passando da un precedente tasso di cambio pari a 55 sterline per un dollaro. Di recente, sul mercato nero, il dollaro è stato scambiato tra 350 e 400 sterline sudanesi. Alla luce di ciò, la Banca Centrale intende stabilire un tasso giornaliero “fluttuante e flessibile”.

La Banca Centrale ha anche fissato un margine di profitto tra i prezzi di acquisto e di vendita delle valute non superiore allo 0,5%. Le autorità bancarie non controlleranno il tasso, secondo quanto dichiarato dalgovernatore della Banca Centrale, Mohamed al-Fatih Zainelabidine, anche se il ministro delle Finanze, Jibril Ibrahim, ha riferito che dei fondi stranieri, non specificati, sono in viaggio verso il Sudan e che la Banca Centrale potrebbe intervenire se necessario. Riferendosi a questa possibilità, Zainelabidine ha dichiarato: “tale decisione è un esempio di politica di gestione monetaria flessibile”.

Secondo la fonte, i funzionari bancari hanno annunciato che sono stati presi provvedimenti per ottimizzare le importazioni dei beni primari e per limitare le importazioni di quelli non essenziali prima della svalutazione della moneta. La mossa del 21 febbraio era stata prevista alla fine del 2020, quando un programma di monitoraggio del Fondo Monetario Internazionale  ha riferito che tale azione potrebbe portare ad una riduzione del debito del Sudan di circa 60 miliardi di dollari. Inoltre, secondo una dichiarazione della Banca Centrale, il deprezzamento aiuterà a stabilizzare la valuta nazionale, a ridurre il contrabbando e la speculazione, e ad attirare le rimesse dei sudanesi che lavorano all’estero.

La decisione della Banca Centrale arriva a distanza di due settimane da quando il primo ministro, Abdalla Hamdok, ha nominato un nuovo esecutivo per includere i leader dei gruppi ribelli che hanno firmato l’Accordo di Pace Sudanese, il 3 ottobre 2020, al fine di porre fine ai conflitti decennali nel Darfur, nel Sud del Kordofan e nella regione del Nilo Azzurro. Tra i capi delle milizie armate in questione è possibile citare il ministro delle Finanze, Jibril Ibrahim. Hamdok è alla guida di un Governo ad interim, composto da membri civili e militari, a seguito del rovesciamento del regime autocratico di Omar al-Bashir, nell’aprile 2019.

Oltre alla riappacificazione con i ribelli, una delle questioni prioritarie del nuovo esecutivo di Hamdok è la ripresa economica. Le finanze sudanesi sono state messe a dura prova durante il regime di al-Bashir, soprattutto per via di decennali sanzioni statunitensi, della cattiva gestione dei conti pubblici, della guerra civile, e dell’indipendenza del Sud Sudan, ricco di petrolio, nel 2011. Il successo del Governo di Hamdok è considerato come un elemento cruciale al fine di instaurare la stabilità politica, economica e sociale di un Paese che emerge da decenni di isolamento internazionale.

Per quanto riguarda gli sviluppi in merito alla politica estera, il 14 dicembre 2020, gli Stati Uniti hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo, dopo 27 anni che il Paese si trovava in tale lista. Inoltre, il 6 gennaio 2021, il Sudan ha firmato gli accordi di Abramo, sotto l’egida degli Stati Uniti, normalizzando i legami con Israele e diventando il quarto Paese arabo a farlo dopo il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti e il Marocco.

Il Sudan sta attraversando una fragile transizione dalla deposizione del presidente al-Bashir. La nuova amministrazione, a maggioranza civile, si è impegnata nel tentativo di stabilizzare le regioni colpite da decenni di guerre e conflitti interni. Secondo le Nazioni Unite, nel Darfur, il conflitto principale si sarebbe placato nel corso degli anni, ma gli scontri etnici e tribali continuerebbero a divampare periodicamente, soprattutto tra pastori arabi nomadi e agricoltori sedentari dei gruppi etnici non arabi.

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Julie Dickman

di Redazione

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