Scambio di prigionieri in Yemen: gli ultimi colloqui falliscono

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 10:05 in Medio Oriente Yemen

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Mentre Ma’rib continua ad assistere a una violenta escalation, l’ultimo round di colloqui tra il governo legittimo e i ribelli Houthi, relativo allo scambio di prigionieri, non ha portato ad alcun risultato.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya il 21 febbraio, l’ultimo ciclo di negoziati, tenutosi sotto l’egida delle Nazioni Unite, ha avuto inizio il 24 gennaio in Giordania. Lo scopo era giungere a un accordo per la liberazione di 300 prigionieri in totale per entrambe le parti belligeranti, le milizie ribelli e il governo legato al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi. Tra questi, vi sarebbero dovuti essere anche alcuni funzionari del governo yemenita e il fratello di Hadi, Nasser Mansour. Tuttavia, come affermato dall’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, al termine dei colloqui, le due parti non sono riuscite a raggiungere nuove intese, sebbene si siano dette impegnate a continuare nelle discussioni per concordare i parametri di una futura operazione di scambio più ampia.

Lo scambio dei prigionieri è uno dei punti stipulati nell’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti avevano accettato, tra le diverse clausole, di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Un altro punto riguarda lo scambio di prigionieri tra governo e milizie Houthi, pari a circa 15.000 detenuti. Da un lato, il governo ha consegnato un elenco composto da 8.567 nomi all’inviato delle Nazioni Unite, mentre, dall’altro lato, gli Houthi hanno chiesto il rilascio di 7.000 prigionieri. In tale quadro si inserisce l’operazione del 15 ottobre 2020, quando 1.056 prigionieri, affiliati al governo legittimo o ai ribelli sciiti Houthi, sono stati rilasciati, dando luogo al maggiore scambio di detenuti mai verificatosi nel corso del conflitto yemenita.

Alla luce di ciò, al termine dei recenti colloqui, Griffiths si è detto deluso per il mancato raggiungimento di un accordo, dopo il risultato storico raggiunto nel mese di ottobre, frutto di negoziati intrapresi a settembre dello stesso anno, al fine ultimo di rafforzare la fiducia tra le parti belligeranti e far sì che queste si rimpegnino nei negoziati di pace. L’inviato, dal canto suo, ha nuovamente esortato il governo e le milizie ribelli a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i detenuti, compresi malati, feriti, anziani, bambini e civili, tra cui si annoverano donne e giornalisti.

Una fonte del governo yemenita, in condizioni di anonimato, tra i partecipanti all’ultimo round di colloqui, ha accusato gli Houthi del fallimento registrato. In particolare, stando a quanto riferito, le milizie sono state accusate di non aver rispettato i precedenti accordi relativi alle operazioni di scambio e di aver richiesto la liberazione di individui non detenuti dal governo yemenita. Inoltre, gli Houthi si sono rifiutati di includere nella lista dei prigionieri da scambiare alcuni giornalisti condannati a morte, la cui liberazione sarebbe dovuta avvenire proprio a seguito dei negoziati avviati il 24 gennaio. Da parte sua, il capo della commissione Houthi, Abdul Qader al-Murtada, ha affermato che i negoziati non hanno portato ad alcun risultato a causa dell’intransigenza mostrata dal governo e dai suoi alleati.

Un fallimento simile è giunto in concomitanza con il perpetuarsi di una violenta offensiva nel governatorato di Ma’rib, l’ultima regione dello Yemen settentrionale controllata prevalentemente dalle forze filogovernative, e che gli Houthi cercano di conquistare sin da gennaio 2020. Alla luce di una crescente escalation, la coalizione a guida saudita ha ridispiegato le proprie truppe a Ma’rib e ha intensificato gli attacchi aerei contro le milizie ribelli, al fine di impedire la loro avanzata nella regione. Parallelamente, sono giunti ulteriori rinforzi anche da altre regioni yemenite, a sostegno dell’esercito affiliato ad Hadi. Tuttavia, il gruppo sciita sembra essere determinato a continuare con le proprie operazioni militari.

Secondo alcuni, gli Houthi starebbero cercando di riconquistare Ma’rib prima di sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, incoraggiati altresì dalle ultime mosse di Washington, la quale sembra voler svolgere un ruolo maggiore verso la risoluzione della crisi yemenita. La regione, non molto distante dal confine meridionale con il Regno saudita e sede di giacimenti petroliferi e di gas, potrebbe rappresentare un punto su cui far leva in eventuali processi di pace. Inoltre, Ma’rib rappresenterebbe un punto di forza per i ribelli non solo per le ricchezze sotterranee, ma anche per la sua posizione strategica, in quanto contribuirebbe a proteggere la capitale Sana’a, tuttora sotto il controllo degli Houthi.
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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