L’UE sempre più vicina a sanzioni contro la Russia per il caso Navalny

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 20:24 in Europa Russia

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I capi della diplomazia dei 27 Paesi dell’Unione Europea, durante una riunione del Consiglio Affari Esteri, hanno concordato, lunedì 22 febbraio, di procedere con le sanzioni contro quattro alti funzionari russi, in risposta all’arresto dell’oppositore del Cremlino, Alexei Navalny. Lo hanno riferito, all’agenzia di stampa Reuters, due diplomatici dell’UE. La decisione consentirà di iniziare i preparativi per la stesura degli elenchi. Nessun nome è ancora stato reso noto, ma le fonti hanno affermato che saranno presi di mira dalle misure il capo del comitato investigativo russo, che gestisce le indagini sui crimini gravi, il direttore delle carceri, il direttore della Guardia nazionale russa e il procuratore generale. 

Oltre a stabilire sanzioni contro la Russia per il caso Navalny, i ministri degli Esteri dei Paesi del blocco dovranno altresì considerare la possibilità di introdurre misure punitive contro i funzionari del Myanmar, per il recente colpo di stato, e dovranno discutere degli sforzi per salvare l’accordo sul nucleare con l’Iran. I massimi diplomatici delle nazioni dell’UE si sono incontrati a Bruxelles e saranno in videochiamata con il nuovo Segretario di Stato americano, Antony Blinken.

Prima dell’incontro, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha esortato i suoi omologhi dell’UE ad approvare la preparazione di ulteriori sanzioni nei confronti della Russia. I diplomatici hanno affermato che il blocco è pronto a imporre divieti di viaggio e congelamento dei beni agli alleati del presidente russo, Vladimir Putin, ma sembra improbabile che verranno colpiti dalle restrizioni oligarchi molto vicini al Cremlino, come aveva richiesto Navalny. “Sono favorevole ad ordinare la preparazione di sanzioni aggiuntive, di elenchi di persone specifiche”, ha dichiarato pubblicamente Maas al suo arrivo a Bruxelles. Il ministro, tuttavia, ha altresì sottolineato la necessità di parlare con i suoi omologhi “di come mantenere un dialogo costruttivo con la Russia, anche se le relazioni sono certamente al ribasso”. Mosca, dal canto suo, si è detta pronta a reagire qualora l’UE dovesse intraprendere ulteriori azioni punitive. È probabile che una decisione finale sulle sanzioni venga presa dai leader dell’UE durante un nuovo vertice previsto a metà marzo.

 

L’incontro di lunedì arriva due settimane dopo che il capo della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha effettuato una rara visita in Russia per colloqui con il ministro degli Affari esteri, Sergey Lavrov. La mossa, avvenuta in concomitanza con l’espulsione da Mosca di tre diplomatici europei, provenienti da Germania, Polonia e Svezia, ha suscitato la condanna di alcuni membri dell’UE. I tre funzionari erano stati accusati di aver partecipato a manifestazioni non autorizzate in supporto di Navalny e pertanto dichiarate dalla Russia “persone non grate”.  

L’UE ha già colpito Mosca con sanzioni. In particolare, per l’annessione della Crimea, nel 2014, per la guerra in Ucraina e più di recente, a ottobre 2020, per il presunto avvelenamento dell’oppositore del Cremlino. In quest’ultima occasione, sei funzionari russi sono stati inseriti nella lista nera del blocco.

All’ordine del giorno, durante la riunione di Bruxelles, ci sono anche l’accordo sul nucleare iraniano e la situazione in Myanmar. Firmato a Vienna il 14 luglio 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action, o JCPOA, ha visto l’Iran ridurre il suo programma nucleare in cambio di un graduale allentamento delle sanzioni internazionali. Tuttavia, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo, l’8 maggio 2018, la situazione tra Teheran e Washington è diventata nuovamente critica. “La posizione dell’UE è a favore di un qualsiasi tipo di riavvicinamento, di un qualsiasi tipo di distensione”, ha detto Dominic Kane, corrispondente di Al Jazeera. “L’UE sostiene tutto ciò che può mantenere in vita l’accordo e quindi rafforzarlo”, ha aggiunto. L’amministrazione del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, ha affermato di essere pronta a discutere di un probabile rientro nell’accordo, ma Teheran continua a chiedere che gli Stati Uniti ritirino le sanzioni reintrodotte dopo il 2018. Dall’altro lato, Washington sostiene che Teheran debba prima tornare a conformarsi agli obblighi internazionali di riduzione del suo programma nucleare. 

I ministri degli Esteri dell’UE dovranno anche decidere se sanzionare alcune figure del Myanmar per rispondere alla presa del potere da parte dei militari. Il ministro tedesco Maas ha dichiarato che il blocco “non è pronto a stare a guardare” lo svolgersi della situazione, mentre le autorità birmane impiegano tattiche sempre più pesanti nel tentativo di reprimere le proteste contro il colpo di stato. “Useremo tutti i canali diplomatici per favorire una de-escalation in Myanmar ma allo stesso tempo, come ultima risorsa, prepareremo sanzioni contro il regime militare”, ha affermato il capo della diplomazia di Berlino. I commenti di Maas sono arrivati dopo che Borrell ha condannato, sabato 2o febbraio, le violenze commesse contro le proteste pacifiche, durante le quali sono stati uccisi tre manifestanti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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