Libia, tentato omicidio di Basghaga: tra condanne e richieste di indagini

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 11:24 in Africa Libia

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Dopo che il ministro dell’Interno del governo di Tripoli, Fathi Bashagha, è scampato ad un tentativo di assassinio, il 21 febbraio, diversi attori libici hanno condannato quanto accaduto, richiedendo indagini immediate. Nel frattempo, si temono ripercussioni.

Il 21 febbraio, il convoglio nel quale viaggiava il ministro dell’Interno del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), è stato attaccato con numerosi colpi d’arma da fuoco, sferrati da un’auto blindata nell’autostrada nei pressi di Tripoli. La scorta delle guardie che accompagnava Bashagha ha risposto al fuoco e ha poi inseguito i responsabili, in totale quattro. Di questi, uno è stato ucciso, due sono stati arrestati, mentre il quarto è stato portato in ospedale.

A seguito dell’accaduto, l’inviato delle Nazioni Unite, capo della Missione di Sostegno (UNSMIL), Jan Kubis, ha condannato l’incidente, evidenziando come azioni simili, definite pericolose, rappresentino una minaccia per la stabilità e la sicurezza della Libia. Inoltre, per Kubis si tratta di operazioni che rischiano di minare il processo politico in corso e gli sforzi profusi sino ad ora a sostegno del Paese e dell’intera popolazione. Alla luce di ciò, sono state richieste indagini complete, tempestive e trasparenti su un incidente che, secondo la Missione onusiana, mette in luce come sia necessario limitare il possesso di armi nelle sole mani delle autorità legittime.

Anche l’Alto Consiglio di Stato, legato al governo tripolino, ha condannato l’episodio del 21 febbraio, richiedendo moderazione, oltre che indagini imparziali da effettuarsi con “mezzi legittimi”. Dichiarazioni simili sono poi giunte dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale ancora in carica, Fayez al-Sarraj, il quale ha chiesto alla Procura di condurre indagini volte a portare i responsabili davanti alla giustizia. Anche le nuove autorità esecutive, Mohammad Younes Menfi e Abdul Hamid Dbeiba, hanno rilasciato un comunicato relativo all’incidente. In particolare, i due hanno affermato di essere consapevoli del fatto che il processo intrapreso verso il raggiungimento della stabilità è pieno di sfide, ma, non appena inizieranno a lavorare, il governo e il Consiglio presidenziale sono pronti a impegnarsi per garantire sicurezza in tutto il Paese.

Stando a quanto emerso finora, uno degli attentatori, l’uomo ucciso, proveniva dalla città di Zawiya, situata a 45 km a Ovest di Tripoli, e in un primo momento si pensava fosse membro delle cosiddette “Autorità di sostegno alla stabilità”, un organo di sicurezza di recente formazione. Tale informazione è stata, però, successivamente smentita. Ad ogni modo, nella medesima sera del 21 febbraio, in risposta all’uccisione di uno dei responsabili del tentato omicidio, gruppi armati provenienti da Zawiya, a bordo di decine di veicoli militari, hanno fatto irruzione nel centro della capitale Tripoli, a piazza dei Martiri, dove hanno sparato proiettili in aria e attaccato la sede del Ministero dell’Interno. Ciò, oltre a creare uno stato di caos, ha diffuso paura tra la popolazione locale, la quale teme che la sicurezza della capitale possa sempre più vacillare.

Secondo analisti politici, che si sia trattato di un tentato omicidio, di un modo per destabilizzare il processo politico o del frutto di dissidi all’interno dell’apparato di sicurezza libico, l’episodio del 21 febbraio mette in luce la necessità di unificare i servizi di sicurezza e militare operanti in Libia, attraverso lo smantellamento e la reintegrazione di brigate e gruppi armati che spesso agiscono sulla base di proprie ideologie. Secondo alcuni, non sono da escludersi ulteriori episodi simili e scontri interni, viste le perduranti tensioni interne che vedono contrapposte in particolare le “milizie” della capitale Tripoli e quelle dell’Ovest libico. A tal proposito, Bashagha è da considerarsi tra i principali rappresentanti della città di Misurata, sin dalle sue origini, dove è riuscito a guidare i gruppi armati più forti dell’Ovest libico. Si stima che gli uomini di tali milizie, “ben armati”, ammontino a circa 17.000, e questi avrebbero tutti partecipato nelle battaglie contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA), a fianco dell’esercito di Tripoli.

L’episodio del 21 febbraio è giunto in un momento in cui la Libia si trova a vivere una nuova fase, che si spera possa portare alla transizione democratica auspicata e alla fine della crisi libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Il 5 febbraio, nel Paese Nord-africano è stato raggiunto un risultato “storico”. In tale data, al-Menfi e Abdul Hamid Dbeiba sono stati nominati a capo di due organismi esecutivi ad interim, rispettivamente il Consiglio presidenziale e il governo unitario, a seguito delle elezioni che hanno visto protagonisti i 75 membri del Forum di Dialogo politico. Al momento, l’obiettivo è presentare la nuova squadra entro il 26 febbraio, per poi votarne la fiducia in Parlamento entro il 19 marzo. Nel caso in cui il futuro esecutivo non ottenga la fiducia dei deputati libici, sarà nuovamente interpellato il Forum di dialogo politico. Ad ogni modo, sia il governo sia il Consiglio presidenziale hanno carattere provvisorio, in quanto verranno sostituiti da altri eletti democraticamente, presumibilmente il 24 dicembre 2021.  

 
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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