Iran: raggiunto un accordo “provvisorio” con l’AIEA

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 8:28 in Iran Medio Oriente

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L’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) hanno raggiunto un accordo definito “temporaneo”, con cui Teheran ha acconsentito a ispezioni di verifica e monitoraggio delle attività da essa condotte per altri tre mesi.

A riferirlo, il 21 febbraio, il direttore generale dell’Agenzia nucleare delle Nazioni Unite, l’AIEA, Rafael Grossi, a margine di una visita di due giorni a Teheran, che l’ha visto impegnato in discussioni con i principali negoziatori coinvolti nell’accordo sul nucleare iraniano. Nello specifico, l’Iran e l’Agenzia hanno raggiunto un’intesa temporanea di tipo tecnico, con cui l’AIEA continuerà a verificare e monitorare le attività iraniane in ambito nucleare per altri tre mesi, ma, come ammesso da Grossi, l’accesso degli esperti onusiani sarà limitato rispetto ad ora. Ad ogni modo, per il direttore generale si è trattato di un buon risultato “ragionevole”, volto a porre un rimedio momentaneo, con la speranza di “stabilizzare una situazione molto instabile”, in attesa di consultazioni politiche ad altri livelli.

La mossa è giunta a pochi giorni di distanza dall’entrata in vigore di una legge che prevede la sospensione del cosiddetto “Protocollo aggiuntivo” del Trattato di non proliferazione nucleare, che verrà applicata dal 23 febbraio, a meno che gli Stati Uniti non accettino di revocare le sanzioni imposte contro Teheran negli ultimi anni. In base a tale legge, approvata dal Parlamento iraniano nel mese di dicembre 2020, a partire dal 23 febbraio il governo iraniano sarà obbligato a limitare le ispezioni dell’AIEA ai soli siti che sono stati dichiarati dalle autorità iraniane nucleari. Inoltre, il provvedimento revocherà la possibilità per gli ispettori dell’Agenzia di avere accesso con breve preavviso a qualsiasi struttura, civile o militare, ritenuta essere rilevante per raccogliere informazioni. A seguito del meeting del 21 febbraio, come specificato da Grossi, “la legge esiste e verrà applicata”, ovvero il Protocollo aggiuntivo verrà sospeso, ma è stato concordato con l’Iran un accordo bilaterale che consente all’Agenzia di non perdere la necessaria capacità di verifica. Il direttore generale non ha fornito particolari dettagli sulle attività che l’Agenzia non potrà più svolgere, ma ha sottolineato che il numero degli ispettori che si recheranno in Iran non sarà ridotto e le ispezioni “a sorpresa” proseguiranno. Parallelamente, Teheran si è impegnata a continuare a rispettare l’Accordo di salvaguardia globale.

Il Protocollo aggiuntivo è uno degli elementi chiave dell’accordo sul nucleare iraniano, noto altresì come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

Il presidente statunitense neoeletto, Joe Biden, sembra essere disposto ad allentare la politica di massima pressione esercitata dalla precedente amministrazione, ma, come ribadito dalla portavoce della presidenza USA, Jen Psaki, è necessario dapprima che Teheran rispetti l’accordo del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. L’Iran, dal canto suo, ha chiarito che qualsiasi accordo con l’amministrazione Biden sarà subordinato a un’inversione delle dure sanzioni economiche imposte dall’amministrazione, e si è detto pronto a rispettare il JCPOA solo se le altre potenze firmatarie faranno altrettanto.

In tale quadro, il 21 febbraio, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha confermato che il presidente Biden è determinato a impedire che l’Iran acquisisca un’arma nucleare e che Washington è pronta a raggiungere un accordo vincolante con il Paese mediorientale, se questo tornerà a rispettare i suoi obblighi. Ad ogni modo, a detta del consigliere statunitense, Teheran non ha ancora risposto all’invito di Washington a sedersi al tavolo dei negoziati e ora sta alla parte iraniana agire. Il capo della Casa Bianca, da parte sua, continua a credere che la diplomazia sia la strada migliore da perseguire per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari. 

Risale al 10 febbraio un rapporto riservato dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, con cui è stato rivelato che l’Iran ha prodotto piccole quantità di metallo di uranio, un materiale che potrebbe essere impiegato per la produzione di armi nucleari. Stando a quanto dichiarato nel rapporto, le operazioni hanno avuto inizio l’8 febbraio presso l’impianto di Isfahan, adibito alla produzione di piastre di combustibile, dove sono state recentemente inviate nuove apparecchiature, sebbene tale luogo sia soggetto alle ispezioni dell’Agenzia internazionale. Nello specifico, la quantità di metallo radioattivo prodotta è pari a 3,6 grammi e, stando a quanto riferito dall’Iran, servirebbe a produrre carburante per il Teheran Research Reactor (TRR). 

In base alla proposta di legge del Parlamento iraniano, discussa sin dal 2 novembre 2020, l’Organizzazione iraniana per l’energia atomica è stata chiamata a produrre e immagazzinare ogni anno almeno 120 chilogrammi di uranio arricchito, con un livello di purezza del 20%, presso l’impianto nucleare di Fordow, oltre a soddisfare le richieste industriali pacifiche del Paese con uranio arricchito oltre il 20%. Parallelamente, entro marzo 2021, il numero di centrifughe aumenterà a quota 1.000, mentre entro 5 mesi l’Agenzia potrà inaugurare una fabbrica di uranio metallico a Isfahan e ripristinare un reattore ad acqua pesante da 40 Megawatt ad Arak, che avrebbe dovuto essere riprogettato e ottimizzato con l’accordo sul nucleare. Alla luce di ciò, il 4 gennaio scorso, Teheran ha ufficialmente dato avvio alle operazioni di arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow, raggiungendo un livello pari a quasi sei volte la soglia del 3,67% fissata dall’accordo, e si è detto pronto a rafforzare tali procedure, in caso di mancato allentamento delle restrizioni statunitensi.
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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