Egitto- Autorità Palestinese: firmato un memorandum in materia di gas naturale

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 13:16 in Egitto Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Poco dopo aver concordato con Israele la costruzione di un gasdotto che collegherà il giacimento del Leviatano ai territori egiziani, Il Cairo ha siglato un memorandum di intesa con l’Autorità palestinese per sviluppare un giacimento di gas naturale al largo delle coste della Striscia di Gaza.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, la firma del memorandum ha avuto luogo il 21 febbraio, sotto l’egida del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas. Le parti coinvolte sono state, in particolare, il Fondo di investimento e la Consolidated Contractors Company (CCC), per la parte palestinese, e la Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS), per l’Egitto, le quali si sono impegnate a cooperare per sviluppare il giacimento di gas di Gaza e le infrastrutture necessarie, al fine di soddisfare il fabbisogno della popolazione palestinese, di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi e di, eventualmente, esportare parte del gas nella Repubblica d’Egitto. Come riferito da al-Araby al-Jadeed, nel corso del meeting per la firma del memorandum, il ministro egiziano del Petrolio e le Risorse minerarie, Tariq Al-Mulla, ha ribadito la posizione del Cairo a sostegno dei diritti dei palestinesi, tra cui il diritto a sfruttare le risorse naturali su cui ha sovranità, come il giacimento di gas oggetto del memorandum.

Tale giacimento, soprannominato Marine Gaza, è situato in acque poste sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, ai sensi degli Accordi di Oslo, ma è rimasto inesplorato e inutilizzato per ragioni politiche e storiche. Il giacimento è stato scoperto nel 2000 da BG Group, una società britannica multinazionale, e si prevede contenga quantità di energia sufficiente per rifornire i territori palestinesi ed esportare gas all’estero, il che renderebbe i palestinesi più indipendenti. In particolare, la società BG ha parlato di 1.3 trilioni di piedi cubi, che consentirebbero alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza di soddisfare i propri bisogni energetici per almeno 15 anni. Tuttavia, fino al 21 febbraio, non era stato mai trovato un accordo per un effettivo utilizzo. Le parti coinvolte nei precedenti negoziati erano state Israel Electric Corporation (IEC) e l’Egitto, il cui scopo è convertire il gas naturale in gas naturale liquefatto da esportare. In tale quadro, nel 2018, la compagnia Royal Dutch Shell ha rinunciato alla propria partecipazione al Marine Gaza, lasciando come unico stakeholder il Palestine Investment Fund, non in grado di dettare alcuna condizione.

Nel corso dell’incontro del 21 febbraio, i cofirmatari hanno affermato che lo sviluppo del giacimento di gas di Gaza avrà un impatto significativo sul settore energetico in Palestina, in quanto si prevede porterà a una soluzione per la crisi energetica che caratterizza la Striscia di Gaza e rifornirà di gas la centrale di Jenin, con l’obiettivo di contribuire all’indipendenza dei territori palestinesi in ambito energetico. Nella medesima occasione, è stato posto l’accento anche sulla Carta dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF), un documento, siglato il 22 settembre 2020, con cui è stata istituita ufficialmente un’organizzazione internazionale regionale, con il suo quartier generale al Cairo. Tra i Paesi membri vi sono sia Israele sia la Palestina. A tal proposito, i rappresentanti egiziani e palestinesi hanno sottolineato la necessità di creare legami di cooperazione sia bilaterali sia con gli altri membri del Forum, così da poter facilitare e accelerare lo sviluppo di Marine Gaza.

La firma del memorandum è giunta dopo che, il 21 febbraio stesso, il Ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha riferito di aver raggiunto un accordo con l’omologo egiziano, volto a sviluppare le risorse di gas naturale del Mediterraneo orientale. In particolare, è stato concordato di costruire un gasdotto offshore tra il giacimento israeliano del Leviatano e le strutture di liquefazione egiziane situate nel Nord del Paese africano. In questo modo, a detta del ministro israeliano, potranno essere aumentate anche le esportazioni di gas verso l’Europa. In realtà, il giacimento di Israele, oltre a soddisfare la domanda interna, già esporta quantità di gas naturale liquefatto verso l’Egitto. Tuttavia, le due parti mirano a sviluppare ulteriormente i loro progetti, attraverso la costruzione di un impianto galleggiante e un gasdotto sottomarino tra il giacimento israeliano e i terminal egiziani che sono rimasti inattivi nell’ultimo periodo o che lavorano al di sotto delle loro capacità.

 

 
Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.