Ecuador: il conservatore Lasso passa al ballottaggio presidenziale contro Arauz

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 18:25 in America Latina Ecuador

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Il Consiglio Elettorale Nazionale dell’Ecuador ha stabilito che il progressista Andres Arauz affronterà, al secondo turno delle elezioni presidenziali, previste per l’11 aprile, l’ex banchiere conservatore, Guillermo Lasso. Il 36enne Arauz, protetto dell’ex presidente socialista Rafael Correa, aveva vinto il primo turno con il 32,72% dei voti, aggiundicandosi di fatto la corsa al ballottaggio. Fino a domenica 21 febbraio, non era chiaro chi lo avrebbe sfidato. Lasso aveva ottenuto al primo turno il 19,74% dei consensi, battendo di poco il leader indigeno di sinistra, Yaku Perez, che aveva guadagnato il 19,39% dei voti. Tuttavia, quest’ultimo aveva chiesto un riconteggio delle schede, citando come motivazione la presenza di presunti brogli. La verifica dei voti sarebbe dovuta avvenire in 17 delle 24 province del Paese e avrebbe riguardato circa sei milioni di schede, ovvero circa il 45% degli elettori registrati in Ecuador. Il 18 febbraio, il Consiglio Elettorale ha però deciso di sospendere il riconteggio dei voti affermando che i cinque membri dell’organo non erano riusciti a raggiungere la maggioranza a favore della richiesta di Perez.

Secondo quanto annunciato dal segretario del Consiglio, Santiago Vallejo, il ballottaggio si svolgerà dunque sulla base dei risultati finali del primo turno elettorale, tenutosi il 7 febbraio. L’esito del voto è stato approvato da quattro dei cinque membri dell’ente durante una riunione che si è conclusa nelle prime ore di domenica mattina. Perez continua a sostenere che sia in atto nel Paese un piano per tenerlo fuori dal ballottaggio, visto che a metà conteggio si è ritrovato declassato al terzo posto, con un leggero svantaggio rispetto al candidato conservatore. Quest’ultimo, dopo l’annuncio del Consiglio Elettorale, si è detto soddisfatto del risultato. “Oggi la democrazia ha trionfato, andiamo con coraggio e ottimismo a questo secondo turno”, ha dichiarato Lasso in un comunicato. Il mandato del presidente in carica, Lenin Moreno, scadrà il 24 maggio. In questa fase, secondo la legge elettorale, i candidati esclusi potranno presentare ricorsi. Tuttavia, l’Organizzazione degli Stati americani ha sollecitato il Consiglio elettorale nazionale dell’Ecuador a “garantire il rispetto del calendario” per fare in modo che il ballottaggio di aprile si svolga come previsto. 

Con l’appoggio di varie organizzazioni indigene, Perez ha già organizzato una marcia di quasi 700 chilometri che, partita da Loja, arriverà a Quito martedì 23 febbraio. Le richieste del candidato di sinistra riguardano un nuovo conteggio del 100% dei voti della popolosa provincia di Guayas e del 50% di quelli di molte altre province. Per il momento, il Consiglio Elettorale Nazionale ha accolto parzialmente soltanto un suo ricorso per un nuovo scrutinio di voti in una trentina di seggi delle province di Guayas e Los Rios, ma le decisioni dell’organo potranno essere impugnate davanti al Tribunale del contenzioso elettorale (Tce) per un nuovo esame dei ricorsi.

Lasso, imprenditore e uomo d’affari di 65 anni, già governatore di Guayas, è al terzo tentativo di conquista della carica presidenziale. Un folto gruppo di 16 candidati ha partecipato alle ultime elezioni presidenziali, svoltesi in mezzo al malcontento diffuso per la gestione nazionale della pandemia COVID-19 e per la recessione economica legata al coronavirus. L’Ecuador ha registrato più di 267.000 casi di coronavirus e più di 15.100 decessi legati all’epidemia, fino ad oggi, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University.

Più di 13 milioni di ecuadoriani sono stati chiamati alle urne per decidere il successore del presidente Moreno. Le elezioni, però, hanno avuto una chiave più legata al passato che al futuro. Il voto supponeva una decisione sostanziale sul capitolo della storia del Paese andino aperto dall’ex presidente Correa. Secondo i sondaggi pre-elettorali, la battaglia per raggiungere il Palazzo Carondelet era in pratica limitata a due tendenze antagoniste: il ritorno del correísmo contro l’opzione di cambiamento verso un modello neoliberista. La forza politica di cui ancora gode l’ex presidente Correa ha spinto Arauz al secondo turno. Ma se l’alleanza Unione per la Speranza, nuova sigla del Correismo, non riceverà il sostegno della maggioranza degli elettori ad aprile, il suo leader dovrà aspettare altri quattro anni per cercare di modificare due questioni chiave che lo riguardano. In primo luogo, non potrà entrare in territorio ecuadoriano senza rischiare di essere imprigionato e, in secondo luogo, non potrà “recuperare la patria”, come dichiarava la candidatura di Arauz, dal “tradimento” del suo ex delfino Lenín Moreno.

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Chiara Gentili

di Redazione

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