Colombia: esercito accusato di 6.400 uccisioni extragiudiziali

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 6:45 in America Latina Colombia

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Il tribunale della Giurisdizione Speciale per la Pace (PEC) della Colombia, che sta indagando su crimini e atrocità commesse durante mezzo secolo di conflitto armato tra le truppe governative e le Forze armate rivoluzionarie (FARC), ha affermato che l’esercito colombiano avrebbe effettuato oltre 6.400 esecuzioni extragiudiziali, presentandole come “morti da combattimento”, tra il 2002 e il 2008. Si tratta di un numero almeno tre volte superiore a quello stimato in precedenza, secondo il tribunale speciale. I membri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia erano ribelli marxisti che hanno deposto le armi a seguito di uno storico accordo di pace, firmato nel 2016. 

Il 18 febbraio, il tribunale, istituito nell’ambito dell’intesa, ha descritto le uccisioni in questione come “morti illegittime mascherate da vittime di combattimento”. Fino all’anno scorso, la procura aveva riconosciuto solo 2.249 esecuzioni civili tra il 1988 e il 2014, la maggior parte delle quali sarebbero state effettuate tra il 2006 e il 2008, durante la presidenza di Alvaro Uribe, mentore politico dell’attuale presidente Ivan Duque. Mentre l’alto comando militare ha negato che ci fosse una politica sistematica nel gonfiare il numero dei ribelli di sinistra uccisi dall’esercito regolare, soldati e funzionari hanno riferito al tribunale di essere stati messi sotto pressione dai loro superiori per far sembrare maggiore il bilancio delle vittime e incrementare l’apparente successo della campagna militare del governo.

Il generale Mario Montoya, che all’epoca era comandante dell’esercito, è stata la figura militare di più alto rango ad aver testimoniato davanti alla corte. I testimoni lo hanno accusato delle uccisioni, ma Montoya ha dichiarato di non aver preso parte agli ordini sulle esecuzione dei civili. L’avvocato di Montoya, Andres Garzon, ha negato all’agenzia di stampa Agence France Presse, nel 2020, che ci fosse una politica militare più ampia per aumentare i numeri delle vittime attraverso esecuzioni extragiudiziali e ha sottolineato che solo 2.140 militari sono attualmente oggetto di indagine, meno dell’1% del totale delle truppe operante all’epoca. “Questo dimostra che non c’è mai stata una direttiva dell’esercito nel commettere atti così atroci”, ha detto Garzon.

Il PEC sta esaminando i peggiori abusi sui diritti commessi sia dai ribelli delle FARC sia dagli attori statali durante il conflitto. Chi confessa di essere responsabile e di voler risarcisce le vittime può evitare il carcere, ma chi non lo fa rischia fino a 20 anni di prigione. Il tribunale, istituito nel 2018, non ha ancora condannato nessuno. Il PEC ha affermato che la IV Brigata dell’esercito, che operava nella regione, “potrebbe essere responsabile del 73% dei decessi individuati nel dipartimento tra il 2000 e il 2013”. L’inchiesta ha scoperto che la maggior parte delle uccisioni è avvenuta nel dipartimento nord-occidentale di Antioquia, dove soldati e paramilitari di destra hanno combattuto contro i ribelli di sinistra. Alcuni resti di vittime sono stati ritrovati in un cimitero di Antioquia grazie a dichiarazioni rilasciate da membri delle forze di sicurezza, ma il tribunale ha sottolineato che su quelle uccisioni “non si è ancora indagato”.

Secondo Tania Parra, un avvocato che rappresenta i soldati che hanno confessato, il rapporto di giovedì mostra che c’era “complicità” da parte delle autorità “per nascondere” gli omicidi. Tuttavia, ha rivelato ad AFP, molte indagini continuano ad essere aperte, “o non ci sono risultati o vengono cancellate”. Almeno 20 dei 219 membri delle forze di sicurezza che hanno testimoniato davanti al tribunale stanno ricevendo protezione dopo aver affrontato minacce.

Sempre giovedì, gli ex comandanti delle FARC hanno accettato un’accusa separata del PEC, il quale li ha ritenuti colpevoli di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità durante il conflitto. A gennaio, c’era stata la prima sentenza con la quale il PEC aveva attribuito la responsabilità penale per la presa di ostaggi ad ex leader. Gli ex comandanti sono stati anche accusati di altri crimini di guerra connessi al trattamento delle vittime di rapimenti, tra cui omicidio e tortura, tra gli altri. Accettando le accuse, gli ex comandanti potrebbero subire restrizioni alle loro libertà da cinque a otto anni. Se le avessero respinte, avrebbero invece rischiato fino a 20 anni di carcere, secondo i termini dell’accordo di pace.

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Chiara Gentili

di Redazione

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