Cina: la rivitalizzazione rurale

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 19:47 in Asia Cina

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Il Comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC) e il Consiglio di Stato della Cina hanno reso note, il 21 febbraio, le proprie considerazioni sul programma di rivitalizzazione delle aree rurali e di accelerazione della modernizzazione agricola e delle campagne.  Il giorno dopo, il ministro dell’Agricoltura cinese, Tang Renjian, ne ha commentato il testo in un’intervista con Xinhua.

La 19esima sessione del Comitato centrale del PCC ha approvato il cosiddetto “Documento numero 1”, intitolato “Raccomandazioni del Comitato centrale del PCC sulla formulazione degli obiettivi per lo sviluppo socio-economico nazionale del 14esimo piano quinquennale e della visione 2035”. Le finalità di tale documento sono quelle di dare priorità all’agricoltura e alle zone rurali nella nuova fase di sviluppo del Paese e di promuovere la rivitalizzazione delle campagne, seguendo con attenzione le cosiddette “tre questioni agricole”, ovvero l’agricoltura, le campagne e gli agricoltori.

Alla luce dei passi in avanti compiuti con il 13esimo piano quinquennale, nel periodo 2021-2025, coperto dal 14esimo piano quinquennale, se la Cina vuole il ringiovanimento nazionale, per il Comitato centrale del PCC, deve prima sottoporre a tale processo le campagne. Per risolvere il problema dello sviluppo sbilanciato e insufficiente, è quindi necessario guardare alle “tre questioni agricole”, risolvere le carenze del settore agricolo e delle zone rurali e promuovere lo sviluppo di queste ultime in coordinazione con le aree urbane, costruendo così un nuovo modello di sviluppo. Per il Comitato centrale del PCC, le “tre questioni agricole” saranno fondamentali nella nuova fase di sviluppo della Cina.

In tale ottica, due elementi fondamentali saranno la sicurezza alimentare e l’autosufficienza per far sì che Pechino sia in grado di sfamare la propria popolazione, che conta oltre 1,4 miliardi di persone. Il documento presentato il 21 febbraio ha richiesto a tutte le amministrazioni di livello provinciale cinesi di mantenere stabile la superficie coltivata a cereali e di aumentarne la resa per potenziare la fornitura di frumento, mais, riso, cotone, oli commestibili, zucchero e carne durante il periodo 2021-25.

Ogni anno, il Consiglio di Stato della Cina pubblica il cosiddetto “Documento numero 1” che, dal 2003, è stato rivolto all’agricoltura. Quello relativo al 2021 ha delineato gli obiettivi annuali e ha preso in considerazione quelli a lungo termine, relativamente al 14esimo piano quinquennale. Il documento ha posto obiettivi specifici da raggiungere per la produzione alimentare quali, ad esempio, produrre oltre 650 milioni di tonnellate di cereali e creare 6,67 ettari di terreno arabile di alta qualità, in grado di garantire raccolti nonostante calamità naturali. In tale quadro, così come le amministrazioni a livello locale, anche i membri ad ogni livello del PCC dovranno sostenere la responsabilità politica di garantire una produzione alimentare adeguata.

Il 22 febbraio, durante l’intervista concessa a Xinhua dal ministro dell’agricoltura cinese, quest’ultimo ha ì citato le parole del presidente cinese, Xi Jinping, riguardo all’eliminazione della povertà in Cina. Per Xi, le richieste intrinseche del socialismo sono eliminare la povertà, migliorare la vita dei cittadini e realizzare la prosperità collettiva. Per costruire una società del moderato benessere, il compito più arduo riguarderebbe le campagne e in particolar modo le aree povere, proprio perché in assenza di relativo benessere in tali zone non si può parlare affatto di costruzione di una società dal moderato benessere a 360 gradi. In tale contesto, il ministro Tang ha affermato che, avendo la Cina sconfitto la povertà assoluta, ora debba concentrarsi sulla rivitalizzazione rurale e sul garantire la sicurezza alimentare del Paese, aumentandone i fattori di sicurezza il più possibile. Data la limitazione di terreni e risorse idriche, Per Tang, è fondamentale l’impiego in agricoltura di tecnologie e strumentazioni moderni, ricorrendo anche alla scienza.

Alla luce della crisi del commercio globale determinata dalla pandemia di coronavirus, della crescente instabilità geopolitica e delle siccità e alluvioni che hanno colpito il Paese, al momento, la leadership cinese si è posta l’obiettivo di aumentare la dipendenza della Nazione dalla produzione locale per poter sfamare la popolazione e isolare il Paese dalle incertezze del contesto internazionale, alla luce della strategia di doppia circolazione dell’economia.

Quest’ultimo concetto prevede che un grande focus dell’economia cinese sia rivolto verso il mercato domestico, ovvero verso la circolazione interna, per far sì che il Paese si adatti ad un ambiente esterno sempre più instabile. In base a questo, la Cina farà minor affidamento su una strategia di sviluppo orientata alle esportazioni, ovvero alla circolazione esterna, senza però abbandonarle. La doppia circolazione è prevista nel 14esimo piano quinquennale della Cina per il periodo 2021-25. Lo stesso presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato che il Paese avrebbe sviluppato gradualmente un nuovo modello di sviluppo nel quale la circolazione domestica ha un ruolo predominante.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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