Cina-India: gli ultimi progressi nelle tensioni di confine

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 9:42 in Cina India

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La Cina e l’India, il 21 febbraio, hanno annunciato di aver organizzato il decimo round di colloqui a livello militare per ridurre le tensioni di confine che hanno caratterizzato buona parte del 2020 e di aver completato il ritiro dei rispettivi soldati dal lago Pangong Tso, un bacino situato lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, che era stato teatro di scontri.

Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa cinese, l’ultimo round di colloqui sino-indiani ha coinvolto i comandanti delle truppe a livello locale ed è stato organizzato dal lato cinese della LAC, nell’area di Chushul-Moldo. A termine dell’incontro, i due Paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno affermato di aver valutato positivamente il completo ritiro dei rispettivi soldati dall’area del lago Pangong Tso, avvenuto il 20 febbraio e concordato durante il nono round di colloqui a livello militare. Per entrambi, tale smobilitazione è stata un importante passo in avanti che ha fornito una buona base per la risoluzione delle questioni ancora aperte. India e Cina hanno quindi affermato di aver concordato di seguire l’importante consenso vigente tra i rispettivi capi di Stato, di continuare a portare avanti la comunicazione e il dialogo, di stabilizzare la situazione sul campo e di sforzarsi per raggiungere una soluzione reciprocamente accettabile rispetto alle questioni ancora aperte, per promuovere congiuntamente pace e tranquillità nell’aerea di confine.

Secondo quanto riferito da Hinduistan Times, citato da Global Times, al momento, Cina e India starebbero discutendo la smobilitazione dei rispettivi eserciti anche in tre punti di scontro nel territorio di Ladakh. Tuttavia, non è stato annunciato un undicesimo round di colloqui a livello militare e ciò potrebbe far supporre che le questioni restanti saranno discusse attraverso altri canali.

Il lago Pangong Tso è un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC. Pechino e Nuova Delhi ne rivendicano entrambe la riva settentrionale, mentre quella meridionale, secondo fonti indiane, sarebbe controllata dall’India. Essendo tagliato a metà dalla LAC, la parte orientale sarebbe sotto controllo cinese e quella occidentale sotto quello indiano. Il lago sarebbe stato uno tra i maggiori punti di stallo nei negoziati sino-indiani, in quanto, sempre secondo fonti indiane, la Cina si sarebbe più volte rifiutata di ritirare le proprie truppe dalla cosiddetta Finger Area, ossia da otto alture che si affacciano sulla sponda settentrionale del lago, in alcune delle quali sono stati posizionati soldati cinesi durante gli ultimi mesi di tensioni. 

Nel 2020, le tensioni di confine tra gli eserciti indiano e cinese si sono riaccese in più settori della LAC. In particolare, tra il 5 e il 6 maggio 2020, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, ha annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime.

In seguito, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio l’una dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, proprio nella zona del lago Pangong Tso, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.

La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. Il primo, rappresenta un nodo cruciale delle dispute e fa riferimento all’area nota come Arunachal Pradesh. La Cina la considera parte del proprio territorio al punto che l’ha definita “Tibet meridionale”, mentre, per l’India, che amministra di fatto l’area, si tratta di un proprio Stato, riconosciuto come tale dal 1986. Il settore centrale del confine, invece, si colloca sull’altopiano del Doklam, situato alla giuntura tra India, Bhutan e Cina e, storicamente, è stato il settore più pacifico della LAC, nonostante sia stato teatro dell’ultimo momento stallo tra gli eserciti prima di quello attuale, nel 2017. Per quanto riguarda, infine, il settore occidentale del confine questo è situato tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nella regione asiatica del Kashmir, caratterizzata da una grande presenza militare e dove sono in corso dispute territoriali anche tra India e Pakistan, vicino alla Cina, che ne amministrano aree distinte. Le ultime tensioni sino-indiane avvenute in loco sembrerebbero essere state accese dal potenziamento delle infrastrutture indiane a ridosso della LAC, tutt’ora in corso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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