Algeria: quarto rimpasto di governo in un anno

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 12:26 in Africa Algeria

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Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha firmato un decreto presidenziale con cui è stata ufficialmente sciolta l’Assemblea nazionale. Parallelamente, sette ministri sono stati licenziati, mentre alcuni Ministeri sono stati aboliti.

Le nuove mosse sono giunte nella sera del 21 febbraio dopo che, già il 18 febbraio, il capo di Stato algerino aveva annunciato lo scioglimento della Camera bassa del Parlamento e l’organizzazione di elezioni legislative anticipate, volte a dare più spazio alla componente giovanile del Paese. Con il recente decreto di domenica, Tebboune ha effettuato un rimpasto di governo definito “limitato”, riguardante i Ministeri “tecnici” e non quelli politici o sovrani, i cui rappresentanti saranno preservati fino alle prossime elezioni anticipate, le quali si terranno, presumibilmente, entro massimo sei mesi. In tale quadro, poi, è stato creato un nuovo Ministero della digitalizzazione e della statistica.

Anche il primo ministro, Abdelaziz Djerad, continuerà ad esercitare le sue funzioni a capo del Consiglio dei Ministri. Tra le personalità politiche licenziate vi sono, invece, il ministro dell’Industria, Ferhat Ait Ali, e quello dell’Energia, Abdelmadjid Attar, quest’ultimo sostituito da Mohamed Arkab, precedentemente a capo del Ministero delle Miniere. Arkab, in realtà, ha già ricoperto l’incarico di ministro dell’Energia da aprile 2019 a giugno 2020, prima di un precedente rimpasto promosso da Tebboune. I ministri delle Risorse idriche, del Turismo, dell’Ambiente e dei Lavori pubblici sono stati anch’essi licenziati, mentre i Ministeri dei Trasporti e dei Lavori pubblici sono stati uniti. In tale quadro, poi, sono riapparse personalità legate all’entourage dell’ex presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, come l’ex consigliere Mohamed Ali Bougazzi, altresì leader del partito Ennahda, il quale è stato posto alla guida del Ministero del Turismo, dell’Artigianato e della Famiglia.

Quello attuato il 21 febbraio è stato il quarto rimpasto di governo verificatosi in Algeria dal 2 gennaio 2020, giorno in cui Djerad era stato scelto come capo dell’esecutivo. Tuttavia, già prima di recarsi a Berlino, per ricevere cure mediche, Tebboune aveva espresso insoddisfazione per la squadra governativa, promettendo di attuare modifiche soprattutto in quei settori ritenuti essere meno efficienti dalla popolazione algerina. Secondo alcuni, i successivi rimpasti sono conseguenza delle difficoltà riscontrate dal capo di Stato nel creare un governo in grado di mettere in atto i piani necessari a risanare l’economia e a gestire gli affari del Paese. A tal proposito, secondo un analista economico, in realtà, in Algeria manca una visione generale chiara e autorità politiche legate a Bouteflika continuano a interferire con gli affari del Paese, sebbene la popolazione continui a chiedere l’allontanamento di tutte le personalità legate al sistema politico precedente.

A tal proposito, il 22 febbraio si ricorda il secondo anniversario dall’inizio delle proteste che causarono la caduta dell’ex presidente e che, dopo circa nove mesi, portarono all’elezione di Tebboune, ex primo ministro, il 12 dicembre 2019. Sin dalla sua nomina, il presidente si è più volte detto disposto a rispondere alle richieste degli algerini, le quali includevano soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex capo di Stato e il rinnovo dell’élite politica al potere. Nell’ultimo anno, però, il Paese Nord-africano ha continuato a far fronte a un quadro economico sempre più fragile, ulteriormente esacerbato dalla pandemia di Coronavirus e dal calo dei prezzi di petrolio, le cui esportazioni sono essenziali per l’Algeria. Motivo per cui, il popolo algerino non si definisce ancora soddisfatto e si è più volte detto disposto a ritornare in piazza.
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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