Il Venezuela accusa la Colombia di essere un narco-Stato

Pubblicato il 21 febbraio 2021 alle 7:13 in Colombia Venezuela

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Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha accusato l’omologo colombiano, Ivan Duque, di proteggere e incentivare il traffico di droga nel Paese, trasformandolo così “in un vero narco-Stato“. Maduro ha rilasciato le sue dichiarazioni il 18 febbraio affermando che il governo di Duque ha rafforzato la posizione della Colombia come il più importante produttore di cocaina al mondo, attualmente responsabile di circa il 70% di tutta la sostanza globalmente prodotta. 

A sostegno della sua accusa, Maduro ha citato i rapporti delle Nazioni Unite e del Dipartimento di Stato USA, secondo i quali la produzione di cocaina in Colombia sarebbe aumentata da 46.000 ettari di terreno a oltre 200.000 ettari. Il presidente venezuelano ha poi affermato che l’84% del traffico di droga del Paese viene esportato dalle sue coste attraverso l’Oceano Pacifico. Ma non solo. Anche gli Stati vicini sono destinatari dei prodotti colombiani, in particolare il Venezuela è vittima di circa l’8% del traffico di droga della Colombia.

I commenti di Maduro sono arrivati dopo che Duque ha accusato il governo venezuelano di proteggere nel suo territorio presunti gruppi ribelli e spacciatori di droga. La tensione tra i due governi si sta intensificando rapidamente. Giovedì 18 febbraio, un alto funzionario del governo, Jorge Rodriguez, ha dichiarato che la Colombia avrebbe sistematicamente tentato di mettere a repentaglio la stabilità del Venezuela. Il ministro della Difesa venezuelano, Padrino Lopez, ha appoggiato questa tesi e ha accusato la Colombia di essere diventata un “centro di cospirazione” incentrato sulla destabilizzazione del Venezuela. Lopez ha altresi affermato che il governo colombiano avrebbe cercato di corrompere i funzionari venezuelani, minacciando tutti quelli che si rifiutavano di pagare le tangenti. Il ministro ha concluso la sua dichiarazione assicurando che le forze armate del Venezuela non cadranno “sotto le provocazioni e le menzogne” di Duque e del governo colombiano e ha sottolineato che il Venezuela risponderà senza dubbio a qualsiasi violazione della sua integrità e della sua sovranità.

A inizio gennaio, la Colombia ha duramente condannato l’insediamento del nuovo Parlamento in Venezuela, ormai controllato dal Partito socialista unito, attualmente al governo, e ha auspicato che questa mossa rafforzi l’azione internazionale contro l’amministrazione del presidente Nicolás Maduro. Secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri colombiano, Claudia Blum, l’8 gennaio, “la pressione diplomatica internazionale è ormai irreversibile e la pretesa di Maduro di controllare il potere legislativo ha ulteriormente rafforzato la voce e l’azione della comunità internazionale contro la dittatura”. Secondo la Colombia, i membri del nuovo Parlamento venezuelano sarebbero stati eletti in modo fraudolento. Blum ha pertanto ribadito il sostegno del suo Paese all’Assemblea nazionale eletta nel dicembre 2015 e presieduta da Juan Guaidó.

Il 5 gennaio, 256 esponenti del Partito socialista unito del Venezuela (PSUV) e delle formazioni alleate hanno giurato come deputati durante l’insediamento dell’Assemblea nazionale unicamerale, che dal 2015 era nelle mani dell’opposizione. In totale il Parlamento venezuelano conta su 277 deputati. Il partito al governo ha ripreso il controllo del Parlamento alle elezioni del 6 dicembre scorso, giudicate fraudolente dall’opposizione guidata da Guaidó, che nel gennaio 2019 si è proclamato presidente ad interim del Venezuela con il riconoscimento di 50 paesi, tra cui Colombia e Stati Uniti, che considerano Maduro un “dittatore” e non riconoscono la sua rielezione alle elezioni del 20 maggio 2018.

Il ministro Blum ha assicurato che i Paesi democratici concordano nel denunciare la mancanza di legittimità e legalità di un’Assemblea insediata sulla base di “risultati fraudolenti”, e ha ricordato che “con tredici paesi del gruppo di Lima”, la Colombia ha accordato “un riconoscimento alla Commissione Delegata presieduta da Juan Guaidó istituita dalla Legittima Assemblea eletta nel 2015 , per il ritorno della democrazia in Venezuela”.

Secondo il governo di Iván Duque, l’assedio diplomatico è ciò che ha permesso al mondo di denunciare quelli che la Colombia ritiene “abusi della dittatura” e che ha portato le organizzazioni internazionali a concentrare il loro sguardo sulle presunte violazioni dei diritti umani e sui presunti crimini contro l’umanità attuati da alti esponenti dell’amministrazione Maduro e dallo stesso capo di Stato venezuelano. La Colombia ha assicurato che continuerà a “rafforzare la pressione internazionale” per ottenere un cambio di governo in Venezuela. Bogotà è direttamente coinvolta nella crisi politica, economica e sociale in corso nel Paese vicino. Dall’inizio della crisi, nel 2014, la Colombia dà asilo a 1,7 milioni di immigrati venezuelani. Maduro accusa il governo colombiano di aver cercato di rovesciarlo e assassinarlo in diverse occasioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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