Riad- Dubai: la battaglia delle basi delle aziende straniere

Pubblicato il 21 febbraio 2021 alle 7:00 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti

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Le moderne infrastrutture e le politiche flessibili, volte a facilitare l’insediamento di aziende straniere, hanno reso Dubai la destinazione prediletta per le società attive in Medio Oriente. Tuttavia, le recenti mosse di Riad rischiano di accendere la concorrenza tra i due partner del Golfo.

Il riferimento va, in particolare, alla nuova misura saudita, in base alla quale, a partire dal primo gennaio 2024, le società straniere operanti nella regione mediorientale che non avranno stabilito, fino ad allora, un loro quartier generale nel Regno saudita, saranno costrette a porre fine ai propri affari con il governo. La mossa, secondo alcuni, mira a preservare la posizione di Riad, capitale di una delle maggiori economie del mondo arabo, che desidera divenire una “potenza di investimento” a livello globale. Tuttavia, per fare ciò, il Regno saudita non può non tener conto del fatto che l’ambiente imprenditoriale di Dubai è in crescente espansione.

Come spiega il quotidiano al-Arab, ciò è stato favorito da un atteggiamento favorevole alle compagnie internazionali, che hanno spesso preferito i territori emiratini per stabilire le proprie sedi, vedendo, invece, nel Regno saudita un ambiente più ostile, a causa di politiche più intransigenti, soprattutto in materia di sostanze alcoliche, minacce alla sicurezza e mancanza di località attrattive o di incentivi volti a facilitare i propri affari. In particolare, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno favorito l’insediamento di più di 140 sedi di grandi aziende, nell’arco di circa trenta anni. Tale cifra supera qualsiasi altra città della regione mediorientale.

Per competere con il suo alleato, il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, sin dal 2017 ha provato a trasformare la città “delle dune di sabbia” in un polo attrattivo, favorendone la continua espansione e l’apertura di sempre più attività, da ristoranti a start up operanti nel campo della tecnologia. Tuttavia, ciò sembra non essere stato sufficiente. Di fronte a tale scenario, la recente mossa a sorpresa è stata vista come una sfida diretta al vicino emiratino, che potrebbe portare i due alleati, Arabia Saudita e UAE, a competere per contendersi le basi delle multinazionali che intrattengono affari in Medio Oriente.

Con il principe Mohammad, l’Arabia Saudita ha adottato una serie di cambiamenti sociali precedentemente inimmaginabili e ha modificato alcune delle sue leggi più draconiane. Riad, una città che ospita 7,5 milioni di persone, da sempre vista come un baluardo della politica conservatrice, ha aperto le sue porte all’intrattenimento e agli investimenti, mentre sono state avviate campagne anticorruzione. Il nuovo volto della capitale ha, così, attratto un maggior numero di investitori, desiderosi di trarre vantaggio da progetti da miliardi di dollari, come l’enorme Neom, la città del futuro da stabilire sulla costa del Mar Rosso. Inoltre, l’Arabia Saudita ha precedentemente offerto sgravi fiscali e incentivi a società multinazionali, con l’obiettivo di incoraggiarle a trasferire la propria base nel Paese. Nonostante ciò, la quota di sedi regionali è esigua, ovvero inferiore al 5%. Motivo per cui, il governo si sta mobilitando per fornire opportunità di lavoro ai giovani sauditi e attrarre investimenti diretti esteri, al fine ultimo di contribuire alla diversificazione dell’economia. Parallelamente, Riad mira a migliorare la qualità dell’ambiente lavorativo e della vita in generale, in modo che le aziende e gli individui stranieri si sentano a proprio agio nel trasferirsi nel Regno.

Da parte loro, anche gli UAE sembrano essere disposti a cogliere la “sfida”. Il Paese, il quale ospita un milione di cittadini e nove milioni di espatriati, ha già revocato il divieto per le persone non sposate di vivere insieme, ha allentato le restrizioni sull’alcol, offerto visti a lungo termine e ha concesso la cittadinanza a individui specifici. A detta di Ryan Bohl, un analista dell’agenzia di consulenza Stratfor, Riad è molto lontana da Dubai e persino da Abu Dhabi in termini di liberalismo sociale, alloggi, istruzione e luoghi di intrattenimento. Al contempo, ha evidenziato Bohl, le città saudite mancano ancora di infrastrutture adeguate in settori chiave come i trasporti e le banche.

Parallelamente, secondo quanto affermato dall’analista, l’Arabia Saudita, la quale ospita 19 milioni di cittadini in gran parte conservatori, avranno meno probabilità di interagire con i costumi sociali occidentali negli anni a venire rispetto agli Emirati. Lo stile di vita a Riad, poi, è un altro ostacolo. Inoltre, non vi sono complessi residenziali per stranieri a prezzi relativamente equi, poiché gli espatriati hanno accesso a piscine e impianti sportivi. Non da ultimo, il Regno è tuttora costantemente minacciato dalle milizie di ribelli sciiti Houthi, i quali hanno spesso preso di mira le infrastrutture “vitali” del Paese, sin dallo scoppio del conflitto yemenita. Al contrario, Dubai è considerata tra le città più sicure della regione.

Come evidenziato da un docente emiratino di Scienze politiche, le società e le banche intercontinentali che hanno sede a Dubai da oramai 30 anni difficilmente lasceranno una città scelta per la qualità della vita, i vantaggi competitivi, l’ambiente legislativo e sociale e infrastrutture uniche. Ad ogni modo, ha affermato il docente, “un milione di persone sono state invitate a competere”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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