Thailandia: accordata la fiducia al premier, continuano le proteste

Pubblicato il 20 febbraio 2021 alle 8:58 in Asia Thailandia

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Il premier della Thailandia, Prayut Chan-ocha, e altri nove ministri del suo esecutivo hanno superato un voto di fiducia del Parlamento thailandese, il 20 febbraio, dopo un dibattito durato quattro giorni sulla censura e la ripresa di proteste contro la figura del capo del governo.

Durante la votazione, trasmessa televisivamente, 272 legislatori hanno rifiutato la mozione di sfiducia nei confronti di Prayut votando no, mentre altri 206 membri del Parlamento si sono espressi in favore dell’iniziativa. Dopo l’annuncio della fiducia, l’opposizione ha criticato l’esecutivo thailandese per i ritardi nel piano per la somministrazione del vaccino contro il coronavirus e per le politiche economiche adottate, promettendo di continuare a portare avanti indagini.

Un professore thailandese della Mahidol University, Punchada Sirivunnabood, ha dichiarato che, nonostante il premier e i nove ministri abbiano resistito al voto di fiducia, tra i capi dei dicasteri alcuni hanno ottenuto meno approvazione di altri e questo potrebbe determinare un rimpasto delle cariche nei prossimi mesi. Tuttavia, la vittoria dell’esecutivo suggerirebbe la possibile tenuta della coalizione al governo fino alla fine della legislatura.

Prima della decisione del Parlamento, il 19 febbraio, centinaia di persone si erano radunate di fronte al palazzo in segno di protesta e altre manifestazioni sono previste anche per il 20 febbraio. I manifestanti hanno accusato Prayut e il suo esecutivo di abuso di potere, cattiva gestione dello Stato e di aver adottato politiche fallimentari in più ambiti. La polizia di Bangkok, il 19 febbraio, aveva schierato 900 uomini intorno al Parlamento ma altri 11.850 uomini sono stati messi in allerta per il fine settimana del 20 e 21 febbraio.

Il voto di fiducia per Prayuth è arrivato a poca distanza dalla ripresa delle proteste della popolazione thailandese lo scorso 12 febbraio per la detenzione dei leader del movimento popolare per aver insultato la monarchia, risultate anche in scontri con la polizia. I detenuti rischiano fino a 15 anni di carcere per aver commesso il crimine di lesa maestà, criticando la corona durante le proteste. Le manifestazioni erano così riiniziate, dopo alcuni mesi di stallo del movimento a causa di una ripresa nella diffusione del coronavirus in Thailandia negli ultimi mesi.

Le proteste thailandesi sono iniziate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dallo scorso 18 luglio in poi. Le richieste dei manifestanti sono principalmente tre, ovvero le dimissioni del primo ministro Prayut, riforme monarchiche che limitino i poteri del re e una revisione della Costituzione affinché sia maggiormente democratica.

Per quanto riguarda, in particolare, l’attuale primo ministro thailandese, Prayut è un ex membro dell’Esercito nazionale che aveva preso il potere per la prima volta nel 2014, con un colpo di Stato che aveva ribaltato l’esecutivo della ex-premier, Yingluck Shinawatra. Nel 2017, Prayut aveva poi adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. 

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale dal 1932, quando tale forma di governo aveva sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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