Taiwan: due giorni di intrusioni aeree cinesi

Pubblicato il 20 febbraio 2021 alle 19:30 in Cina Taiwan

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Taiwan ha denunciato intrusioni nella propria zona di identificazione di difesa aerea da parte di aerei dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina, il 19 e il 20 febbraio, in risposta ai quali avrebbe attivato le proprie forze aeree e i sistemi di difesa dell’isola.

Nel primo caso, il 19 febbraio, almeno nove aerei cinesi sarebbero ripetutamente entrati nell’area Sud-occidentale della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese, nei pressi delle isole Pratas. Nello specifico, nel giro di un’ora, tra le 10:55 e le 11:38, ora locale, si sarebbero verificati almeno sei episodi di tale genere. Allo stesso tempo, il 19 febbraio, anche un drone statunitense di tipo MQ-4C e due aerei militari di Washington avrebbero pattugliato l’area tra la zona Sud-occidentale delle acque taiwanesi e il canle di Bashi.

Il 20 febbraio, invece, nel giro di undici minuti, dalle 08:56 alle 09:07, ora locale, aerei militari cinesi sarebbero entrati nello spazio aereo di Taiwan quatto volte, spingendo le forze aeree taiwanesi ad entrare in azione per monitorare le operazioni e invitate i velivoli ad allontanarsi. Allo stesso tempo, anche in tal caso, aerei statunitensi avrebbero pattugliato il canale di Bashi. In totale, nel mese di febbraio 2021, per diciassette volte aerei dell’EPL sarebbero entrati nello spazio aereo taiwanese.

Le ultime attività nei cieli di Taiwan si inseriscono in un clima di accresciute tensioni tra Pechino, Taipei e Washington. Taiwan lo scorso 19 febbraio ha nominato un nuovo ministro della Difesa formato negli USA, Chiu Kuo-cheng, che dovrà portare avanti riforme in campo militare.

Dopo che gli scorsi 23 e 24 gennaio, rispettivamente tredici e quindici aerei da guerra cinesi erano entrati nella zona di identificazione aerea taiwanese, a Sud-Ovest dell’isola, Washington aveva da subito ribadito il proprio sostegno alle istituzioni di Taipei, definendolo “solido come una roccia” e aveva chiesto a Pechino di interrompere le pressioni economiche, diplomatiche e militari contro Taiwan. Il 24 gennaio, poi, il comando per l’Indo-Pacifico degli USA aveva annunciato l’arrivo nel Mar Cinese Meridionale di un gruppo d’attacco guidato dalla portaerei USS Theodore Roosevelt, con a capo il retro ammiraglio Doug Verissimo, dal 23 gennaio, per condurre operazioni ordinarie per “garantire la libertà dei mari e costruire partenariati che aumentino la sicurezza marittima”.

La Cina aveva risposto agli ultimi sviluppi  il 28 gennaio, avvertendo sia Taiwan, sia gli USA che per Pechino, l’indipendenza di Taiwan significa guerra, e sottolineando che l’EPL adotterà tutte le misure necessarie e sconfiggerà risolutamente qualsiasi forma di cospirazione separatista per l’indipendenza di Taiwan, proteggendo la sovranità nazionale cinese.

Per la Cina, Taiwan è una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, ma a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.  Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan come dimostrato dalle dichiarazioni del 23 gennaio del Dipartimento di Stato e dall’invito formale, per la prima volta, rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim, alla cerimonia di giuramento di Biden del 20 gennaio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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